Hiroshige e Monet: la suggestione del ponte giapponese e le immagini del “mondo fluttuante”

Hiroshige e Monet. Le suggestioni del “mondo fluttuante”. Utagawa Hiroshige, Kameido. L’area antistante il santuario Tenjin

In occasione della mostra organizzata alle Scuderie del Quirinale a Roma “Hiroshige. Visioni dal Giappone” ho ammirato la splendida immagine di un ponte giapponese rappresentata nella xilografia “Kameido. L’area antistante il santuario Tenjin”. Questa stampa appartiene al celebre ciclo delle “Cento vedute di luoghi celebri di Edo”, realizzato da Hiroshige nell’ultima parte della sua vita: l’opera venne concepita in cento stampe uscite nel 1856, ma visto il suo straordinario successo ne furono prodotte ben centodiciotto, interrotte dalla morte di Hiroshige nel 1858. Nelle “Cento vedute”, che appartengono al genere dell’ukiyoe, ovvero “immagini del Mondo Fluttuante”, il formato verticale esalta la novità introdotta dal Maestro, consistente in un elemento in primissimo piano, ingigantito da un’inquadratura ravvicinata, rispetto allo sfondo di dimensioni molto più contenute. Questa assoluta novità compositiva influenzò non solo i primi fotografi giapponesi ma anche moltissimi artisti occidentali, impressionisti e post-impressionisti, fra cui Monet.

Tamamura Kihei – Glicini in fiore nel parco di Kameido a Tokyo – 1890 ca. @ www.artribune.it

Nella stampa di Hiroshige, l’elemento in primo piano è un tralcio di glicine, dietro il quale si staglia un ponte a collegare le due estremità di un fiume. Il santuario menzionato nel titolo non compare, e l’attenzione della stampa è tutta concentrata sul ponte, la cui curvatura lo contraddistingue quale taikobashi, “ponte-tamburo”, il cui riflesso sulle acque (effetto qui non riprodotto), dà la forma di un tamburo. L’effetto è ben visibile in alcune immagini fotografiche dell’epoca, che rappresentano il ponte e la ricca fioritura di glicini circostante.

Giardino d’acqua a Giverny. In fondo, il ponte giapponese @ www.fondation-monet.com

Monet venne profondamente colpito dalle immagini delle stampe giapponesi, di cui aveva una ricca collezione comprendente quarantasei opere di Utamaro, ventitré di Hokusai, quarantotto di Hiroshige, e alcune di esse erano appese sulle pareti della sua casa di Giverny, in Normandia, così da poterle ammirare continuamente (la casa e il giardino sono visitabili e sono sede della Fondazione Monet). La sua passione per il Giappone lo spinse a introdurre diversi elementi orientali nel giardino che creò, in modo del tutto originale, attorno alla tenuta di Giverny: sempre affascinato dall’acqua e dai suoi riflessi, come dimostrano le sue innumerevoli tele dedicate a questo soggetto, nel 1893 acquistò un ulteriore terreno e qui fece deviare il corso di uno torrente creandovi uno stagno.

Ponte giapponese a Giverny @ www.fondation-monet.com

L’influenza dei paesaggi ammirati nelle stampe è visibile nella trasformazione di questo stagno in “giardino d’acqua“, con ninfee, bamboo, ginko biloba, gigli d’acqua, salici piangenti e altri elementi di vegetazione che inquadrano lo specchio d’acqua, mentre la passerella che lo sovrasta è ispirata proprio ai ponti giapponesi. Monet era così orgoglioso del suo giardino da affermare: “Il mio giardino è l’opera più bella che io abbia mai creato”, e in effetti il luogo richiama, nei giochi di luce e ombra e nelle sue sfumature e colori, le suggestioni di quel “mondo fluttuante” celebrato da Hiroshige e dai Maestri giapponesi.

A partire dal 1897 il giardino e il ponte divennero il soggetto di suoi moltissimi quadri, e alla mostra allestita al Vittoriano di Roma fino al 3 giugno (realizzata con sessanta opere provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi) è possibile ammirarne alcune versioni. L’immagine più icastica del ponte – che rivela a colpo d’occhio l’influenza della stampa di Hiroshige – è conservata alla National Gallery of Art di Washington, mentre queste sono le opere che si ammirano oggi al Vittoriano:

Monet dedicò l’ultima parte della sua vita alla rappresentazione del giardino e in particolare delle ninfee, realizzando uno dei suoi più grandi capolavori nel ciclo delle Nymphéas, dove gli effetti di luce e di colore spingono la sua pittura ai limiti dell’arte astratta. Le sue opere si ammirano in molti musei del mondo, e al Musée de l’Orangerie a Parigi sono custodite le tele monumentali da lui realizzate e donate alla Francia all’indomani dell’armistizio del 1918 come simbolo di pace. Questa è una storia meravigliosa, cui ho dedicato un approfondimento in occasione della mia visita a Parigi.

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