Ambrogio Lorenzetti, Maestà di Massa Marittima - dettaglio della Fede

La mostra di Ambrogio Lorenzetti a Massa Marittima

Maestà di Massa Marittima
Ambrogio Lorenzetti a Massa Marittima: La Maestà

Sono tornata a Massa Marittima, autentico gioiello dell’entroterra grossetano, in occasione della splendida mostra organizzata nel Complesso museale di San Pietro all’Orto dedicata ad Ambrogio Lorenzetti: il museo custodisce infatti La Maestà, uno dei massimi capolavori del maestro senese, e fino al 4 novembre si può visitare l’esposizione “Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena” (questo il depliant dedicato).

Nel corso della sua vita Ambrogio Lorenzetti conobbe fama e successo, divenendo uno dei pittori più importanti nell’Europa del tardo medioevo: Lorenzo Ghiberti nei suoi Commentarii così scrisse “Ambruogio Lorengetti, fu famosissimo et singularissimo maestro (…) A me parue molto migliore et altrimenti dotto che nessuno degli altri”. Riuscì, ancora giovane, a ottenere tutte le più importanti commissioni a Siena, consacrandosi definitivamente tra il 1335  e il 1348. In questo periodo eseguì la quasi totalità dei dipinti del Palazzo Pubblico, tra cui il celebre ciclo del Buono e del Cattivo Governo e dei loro effetti in città e campagna. Al 9 giugno 1348 risale la sua ultima testimonianza, il testamento redatto mentre in città infuriava la peste, e poco dopo morì.

Ciclo di affreschi della sala capitolare di San Francesco, dettaglio di Re Salomone
Ciclo di affreschi della sala capitolare di San Francesco, dettaglio di Re Salomone

La mostra di Massa raccoglie undici opere realizzate lungo tutto il corso della carriera di Ambrogio. Fra queste la più antica, risalente al 1320-1325 circa, è la Croce dipinta per la pieve di Montenero d’Orcia, cui segue la figura di Re Salomone proveniente dalla sala capitolare del convento senese di San Francesco: qui Ambrogio aveva affrescato – insieme al fratello Pietro – un ciclo dedicato alle storie di Cristo, San Francesco e frati francescani (che ho recentemente ammirato).

Sempre per questo convento aveva realizzato in epoca più tarda – nel 1336 –  un ciclo dedicato a Pietro da Siena, non negli ambienti del capitolo ma nel chiostro: ne rimane soltanto un lacerto, raffigurante una Tempesta che si abbatte sulla città di Tana, reso celebre dalle descrizioni degli scrittori d’arte rinascimentali che esaltarono la prima resa di un fortunale dopo l’antichità classica.

Sinopia dell'Annunciazione di Montesiepi a San Galgano
Sinopia dell’Annunciazione di Montesiepi a San Galgano

Vi è poi la vetrata raffigurante il San Michele Arcangelo vittorioso sul demonio, risalente sempre al 1320-1325, recuperata nel 1811 nell’ex convento di Santa Petronilla a Siena e forse parte di una composizione più ampia. Al 1334-1336 viene fatta risalire l’Annunciazione della cappella di San Galgano a Montesiepi, edificio circolare poco distante dalla più celebre abbazia cistercense, costruito per ricordare il luogo della conversione del santo, dove si trova infissa nella pietra una spada con l’elsa a forma di croce.

In mostra si osserva la sinopia, riscoperta sotto l’affresco al momento dello strappo, con l’iniziale raffigurazione concepita da Lorenzetti: la Madonna è talmente intimorita dall’apparizione dell’angelo da ritrarsi e abbracciare la colonna che si trova dietro di lei. Questa composizione, che sottolineava l’umanità della Vergine esaltandone l’emozione, venne più tardi modificata, riportandola a una versione più ortodossa.

Quattro santi del Museo dell'Opera del Duomo di Siena, dettaglio di santa Maria Maddalena
Quattro santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, dettaglio di santa Maria Maddalena

Vi sono poi i Quattro Santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena, in origine pannelli laterali di un polittico, di cui manca la parte centrale con la Madonna e il Bambino, destinato a una chiesa probabilmente intitolata a Santa Caterina da Siena.

Al 1335 risale la Maestà che fa parte della collezione permanente del Museo, dipinta per la chiesa di San Pietro all’Orto su commissione degli eremiti agostiniani. Al centro la Madonna con il Bambino, affiancata da angeli musicanti e, sui gradini del trono, dalle  tre virtù teologali.

Ai lati del trono si dispongono su un doppio registro le figure dei santi, mentre all’interno degli archetti sommitali sono raffigurati patriarchi e profeti. L’opera rivela una complessa iconografia a partire dalla rappresentazione delle tre virtù sui gradini del trono, con la Fede più in basso, al centro la Speranza e in altro la Carità: accanto a ciascuna figura vi è il nome che la identifica, e ogni gradino è distinto da uno specifico colore (dal basso bianco, verde e rosso).

Allegoria della Redenzione
Allegoria della Redenzione

Accanto alla Maestà si trova l’Allegoria della redenzione, tavola all’interno della quale sono rappresentati episodi diversi: la creazione e il peccato originale, la Cacciata dei progenitori, una raffigurazione della morte e l’uccisione di Abele. Al centro si trova il Cristo crocifisso, posto sopra un ammasso di cadaveri, mentre in primo piano sono disposti quattro personaggi di cui due, affrontati, sono identificati con due antitetici modelli di vita: la rinuncia ai beni terreni e la cupidigia. Il tema della tavola è dunque la redenzione tramite Cristo.

Polittico di Roccalbegna
Polittico di Roccalbegna

In occasione della mostra è stato restaurato il Polittico di San Pietro in Castelvecchio, purtroppo mutilato a causa di un intervento distruttivo risalente al Settecento. Le analogie con gli affreschi del Palazzo Pubblico di Siena permettono di datarlo agli anni Quaranta del Trecento.

L’ultima opera in mostra è il Polittico di Roccalbegna, capolavoro della tarda maturità del pittore, con la straordinaria ricchezza decorativa delle vesti e l’illusionismo spaziale creato dal profondo trono su cui siede la Vergine.

La mostra ha infine un’estensione nella cattedrale di San Cerbone, dove sono presenti affreschi recentemente attribuiti ad Ambrogio (raffiguranti un’Annunciazione), e nel vicino Museo degli Organi Meccanici antichi, sulla cui parete si trova un affresco rappresentante San Cristoforo: il Museo infatti è allestito al piano superiore dell’originaria chiesa di San Pietro all’Orto, presso la quale il pittore lavorò su commissione degli eremiti agostiniani realizzando appunto la Maestà.

Informazioni sulla mostra:
Ambrogio Lorenzetti in Maremma. I capolavori dei territori di Grosseto e Siena
Complesso Museale di San Pietro all’Orto, Massa Marittima
2 giugno – 4 novembre 2018

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