L’Abbazia delle tre fontane a Roma

L’ingresso all’Abbazia: a sinistra la Chiesa abbaziale dedicata ai santi Vincenzo e Anastasio, a destra la chiesa di Santa Maria Scala Coeli

Dopo aver meditato sulla storia della Basilica di San Paolo fuori le mura, dove da tradizione fu sepolto l’apostolo Paolo, mi sono recata all’Abbazia delle tre fontane, che sorge sul luogo dove Paolo fu decapitato il 29 giugno 67 d.C..

Egli giunse a Roma nel 61 d.C., per essere giudicato dal tribunale romano che lo condannò a morte perché cristiano; la sentenza, avvenuta con la decapitazione, ebbe luogo in questa località, che era chiamata “palude Salvia”. Il corpo venne sepolto nell’area che la cristiana Lucina possedeva sulla via Ostiense, dove si trovava un sepolcreto, e la tomba divenne subito oggetto di venerazione, luogo di pellegrinaggio e preghiera per i fedeli durante i secoli di persecuzione, fin quando al tempo dell’imperatore Costantino venne costruita la prima basilica di San Paolo fuori le mura.

Il viale alberato che conduce alla chiesa del Martirio di San Paolo

L’intera zona dell’Abbazia era appunto conosciuta come Acque salvie, in una valle situata lungo il corso dell’antica via Laurentina. Il nome dovrebbe derivare dalla famiglia romana Salvia, o dalla presenza delle salutari sorgenti, tuttora attive. In questo luogo sin dai primi secoli fiorì la vita monastica – il primo monastero venne costruito dal generale bizantino Narsete nella seconda metà del VI secolo e venne abitato da monaci greci – e oggi vi vivono i monaci Cistercensi Trappisti, che si dedicano alla preghiera, al lavoro manuale, allo studio e alla meditazione. Poiché i monaci osservano la clausura, gli ambienti del chiostro, della sala capitolare, del refettorio e dell’antico dormitorio non sono visitabili.

E’ possibile invece ammirare la chiesa abbaziale, dedicata ai santi Vincenzo e Anastasio, che colpisce immediatamente lo sguardo per l’essenzialità del suo interno: sobrietà ed austerità ne caratterizzano lo spazio, secondo lo stile romanico-borgognone. La chiesa è preceduta da un portico con colonne in marmo dai capitelli ionici, sormontato da un tetto che corre lungo tutta la facciata; è a croce latina, a tre navate, con abside quadrata.

La chiesa dei santi Vincenzo e Anastasio – la navata centrale

La navata centrale ha una copertura con capriate a vista, quelle laterali con volte a crociera e queste si affacciano sulla centrale con archi a tutto sesto. In alto corre una teoria di finestre monofore attraverso le quali la luce entra all’interno, mentre in facciata vi sono il rosone e cinque finestre – sempre monofore. Per la costruzione non venne impiegato materiale di recupero prelevato da edifici in rovina, secondo la consuetudine dell’epoca, ma il mattone di tipo lombardo; sembra inoltre che vennero chiamati artisti lombardi (forse gli stessi che avevano lavorato all’Abbazia di Chiaravalle). La chiesa venne consacrata nel 1221 da papa Onorio III. La chiesa primitiva, su cui questa venne eretta, era risalente al VII secolo e i suoi resti sono individuabili nella navata sinistra all’inizio del transetto.

La chiesa di Santa Maria Scala Coeli

Sulla destra di san Vincenzo e Anastasio si trova la piccola chiesa di Santa Maria Scala Coeli, la più piccola del complesso, che deriva il proprio nome da un avvenimento risalente al 1138: qui San Bernardo stava celebrando la messa per i defunti quando ebbe la visione di una scala su cui gli Angeli conducevano in Cielo le anime provenienti dal Purgatorio. Prima della chiesa sorgeva un oratorio a sua volta costruito sui resti di un tempio pagano, a memoria del martirio di San Zenone e dei suoi 10.203 legionari (furono massacrati al tempo di Diocleziano perché cristiani, dopo averli fatti lavorare come schiavi al complesso delle terme imperiali, il 9 luglio 298 d.C.). L’aspetto attuale risale al XVI secolo e va ricondotto a Giacomo della Porta, su incarico di Alessandro Farnese: ha pianta ottagonale sormontata da una cupola e da una lanterna, mentre all’interno si aprono tre absidi. La parte più interessante è la cripta, che ospita un angolo in cui, secondo la tradizione, fu imprigionato San Paolo prima della sua decapitazione. Le catene che legavano l’apostolo al soldato romano responsabile della sua sorveglianza domiciliare sono esposte nella Basilica di San Paolo fuori le mura.

La chiesa del Martirio di San Paolo

Fra la chiesa dei santi Vincenzo e Anastasio e quella di Santa Maria Scala Coeli parte un vialetto che conduce al luogo più sacro di tutto il complesso, uno dei più importanti della cristianità, ovvero la chiesa del Martirio di San Paolo. Anch’essa – nel suo aspetto attuale – risale all’invenzione di Giacomo della Porta, che ne avviò la costruzione nel 1599 abbattendo l’antichissima costruzione preesistente per disposizione del cardinale Pietro Aldobrandini. Sull’architrave della facciata esterna venne collocata una targa marmorea con l’iscrizione “Luogo del martirio di San Paolo dove tre fonti sgorgarono miracolosamente“. All’interno, dopo il vestibolo d’ingresso, si trova una navata con due cappelle ai lati, di cui quella di sinistra dedicata a San Paolo. Accanto a questa cappella, dietro una grata, vi è la colonna tronca dove secondo la tradizione fu incatenato il santo durante il suo martirio. Allineate sulla parete della navata di fronte all’ingresso vi sono tre fontane, che si narra zampillarono laddove la testa di Paolo, recisa dal corpo, toccò terra rimbalzando tre volte.

La chiesa del Martirio di San Paolo – l’interno con i tre tabernacoli

Questo miracolo è narrato in più documenti, fra cui gli “Acta Petri et Pauli” del V secolo e una lettera di papa Gregorio Magno del 604 in cui il pontefice si diceva convinto che in questo luogo fosse avvenuto il martirio dell’apostolo. Le tre fontane (la cui acqua è stata chiusa nel 1950) sono custodite da tre tabernacoli concepiti dal della Porta, disposti lungo la navata ad uguale distanza l’uno dall’altro, ma a diverso livello del pavimento: il primo è al livello della navata, il secondo e il terzo digradanti rispetto ad essa. In ogni edicola è collocato un rilievo con la testa dell’apostolo e dietro l’edicola centrale si trova l’abside, sulla cui parete è rappresentato il martirio e sul catino la gloria del santo.

All’intero complesso dell’Abbazia si accede dall’Arco di Carlo Magno, presumibilmente risalente al tempo di papa Onorio III con funzione difensiva, che mostra tutt’oggi il suo aspetto imponente.

I monaci trappisti vendono infine i loro prodotti presso il negozio del monastero, dov’è possibile acquistare olio, miele, cioccolato, birra, liquori vari, grappa… Tutte le informazioni utili alla visita e all’accesso al negozio sono reperibili sul sito internet www.abbaziatrefontane.it/.

Altre immagini dell’Abbazia delle tre fontane:

Mappa del’Abbazia delle tre fontane:

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