
L’Appia antica fu progettata nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per collegare Roma a Capua e permettere lo scorrimento di carri e pedoni lungo un percorso accidentato e paesaggisticamente tortuoso: il suo tracciato, che partiva da Porta Capena di fronte al Circo Massimo, venne prolungato fino al porto di Brindisi e consentì la conquista romana dell’Italia meridionale e poi del Mediterraneo. La sua costruzione fu opera di enorme impegno economico e di rivoluzionario sforzo ingegneristico: inizialmente lastricata in “saxo quadrato” (forse peperino), era larga 4 metri, in modo da consentire il passaggio di due carri nei due sensi di marcia, e presentava marciapiedi ai lati destinati ai pedoni.

La copertura tufacea venne progressivamente sostituita tra il III e il II secolo a.C. con la selce: il ricorso ai basoli – pietre basaltiche di grosse dimensioni e ben levigate – fu qui impiegato per la prima volta e divenne in seguito caratteristico di tutte le strade romane, dalle grandi arterie alle piccole vie (ad esempio nella città di Roselle in Maremma si ammirano splendidi basoli segnati dai solchi tracciati dai carri). Per tutti questi motivi l’Appia ha rappresentato la via più importante del mondo romano, conquistando l’appellativo di “regina viarum” da parte del poeta Stazio: su di essa il poeta Orazio si incamminò, accompagnato da Mecenate e Virgilio, diretto a Brindisi nel 37 a.C., come racconta nella sua Satira (I, 5).

Il monumento che senz’altro caratterizza anche visivamente l’Appia antica è il Mausoleo di Cecilia Metella, costruito tra il 30 e il 10 a.C. da una delle più importanti famiglie dell’aristocrazia romana. L’edificio, dalle dimensioni monumentali, era originariamente coronato da un tumulo di terra come il mausoleo di Augusto. In epoca medievale venne inglobato dalle costruzioni fatte erigere a partire dal 1303 da papa Bonifacio VIII Caetani, divenendo una sorta di torrione sormontato da merli.

Tra i sepolcri da visitare vi sono quelli in prossimità del V miglio, ovvero la tomba cosiddetta di Hilarus Fuscus (con i busti-ritratto di cinque personaggi), il sepolcro dorico (con un fregio ad altare di tipo greco), il monumento funerario di Tiberio Claudio Secondo Filippiano, il sepolcro ad ara dei Rabiri (con i ritratti dei tre personaggi sepolti), il sepolcro dei festoni (ad altare di tipo greco). Altri sepolcri ancora si trovano fra il sesto e il settimo miglio: quello di Casal Rotondo (il più grande dell’Appia) e quello detto di Berretta del Prete (grande tomba circolare nel Medioevo trasformata in chiesa).

Accanto alla costruzione di tombe e sepolcri, a partire dall’età repubblicana sino al tardo impero lungo l’Appia furono edificate ville spesso raggiungibili tramite strade private: tra di esse le più sontuose furono la villa di Erode Attico (nella valle della Caffarella), la villa dei Quintili (uccisi dall’imperatore Commodo, che s’impadronì della loro proprietà), il complesso di Massenzio. Il complesso di Massenzio si trova fra le catacombe di San Sebastiano e il mausoleo di Cecilia Metella, nella valle della Caffarella, e testimonia la grandiosa residenza che l’imperatore si fece costruire tra il 306 e il 312 d.C., prima di essere sconfitto da Costantino: comprendeva il palazzo, un circo, il mausoleo di famiglia. Nella stessa area si trova anche il Triopio di Erode Attico, ovvero un complesso di monumenti edificati dall’illustre personaggio di origine ateniese (precettore di Marco Aurelio e Lucio Vero) di cui oggi sono sopravvissuti la chiesa di Sant’Urbano (sorta sul tempio di Cerere e Faustina), il sepolcro di Annia Regilla, il ninfeo, la Torre e il colombario.

La villa di Quintili si trova invece al quinto miglio, dopo una bella passeggiata archeologica sugli antichi basoli, lungo un tracciato fiancheggiato dai sepolcri, fino ai tumuli degli Orazi e dei Curiazi. Vi si accede in prossimità del Casale di Santa Maria Nova (appartenuto nei Seicento ai monaci Olivetani, sorto su un monumento del II secolo d.C.), e rappresenta una delle ville suburbane più importanti e note della campagna romana. I Quintili, fratelli celebri per la loro ricchezza e nobiltà, consoli nel 151 d.C., furono fatti uccidere dall’imperatore Commodo che si impadronì dei loro beni, tra cui appunto la villa sull’Appia, utilizzata come residenza imperiale fino al III secolo d.C.. La proprietà era articolata in più nuclei separati, di cui il principale era destinato a residenza, in parte privata e in parte di rappresentanza. Gli ambienti più suggestivi rimasti sono quelli termali, comprendenti due grandi aule – il calidarium e il frigidarium – ornati con sculture oggi appartenenti alla collezione Torlonia, e il grande ninfeo lungo la via.

Altri luoghi da visitare sono: nei pressi del mausoleo di Cecilia Metella, la torre e il complesso di Capo di Bove, che custodisce un’impianto termale del II secolo d.C. e un casale recentemente adibito a punto di documentazione ed esposizione, in particolare sull’Archivio di Antonio Cederna; il Casale di Santa Maria Nova annesso all’area della villa dei Quintili, che testimonia il processo di installazione di colonie agricole nelle ville romane ormai disabitate, avvenuto tra l’VIII e il IX secolo, e il diffondersi delle proprietà ecclesiastiche; il palazzo annesso alla tomba di Cecilia Metella, sopravvivenza del villaggio Caetani comprendente anche una chiesa e alcune case, testimonianza della fase di incastellamento delle terre da parte delle potenti famiglie romane.
Fra i momenti più significativi della storia della via sono da ricordare alcuni passaggi storici, come quello di Carlo V nel 1536, di Francesco I imperatore d’Austria nel 1819, degli Alleati nel 1944.
Informazioni utili: tutte le indicazioni necessarie per visitare la via Appia antica sono reperibili sul sito del Parco Archeologico, www.parcoarcheologicoappiaantica.it, che riporta gli orari di apertura dei singoli monumenti, informazioni sulle visite guidate, le iniziative e gli eventi, la mappa navigabile e altro ancora.
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