La Basilica di San Paolo fuori le mura e l’incendio del 1823

L’interno con l’arco trionfale

Sono tornata a visitare la Basilica di San Paolo fuori le mura, costruita sul luogo dove secondo la tradizione fu sepolto l’apostolo Paolo, per ammirarne la maestosità e ricordarne la storia. E’ una delle quattro basiliche papali di Roma (le altre sono San Pietro in Vaticano, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore) ed è la seconda più grande dopo quella di San Pietro.

Il mosaico dell’abslde

La prima Basilica fu voluta dall’imperatore Costantino e consacrata da Papa Silvestro I nel 324, e tra il 384 e il 395 venne ristrutturata e ingrandita assumendo l’impianto attuale (a cinque navate, con un quadriportico). In seguito fu abbellita da numerosi Papi: Leone I fece ricoprire di mosaici l’arco di trionfo e diede inizio alla lunga serie dei ritratti di Papi lungo la navata, Giovanni VIII fece innalzare una cinta fortificata attorno al complesso, Innocenzo III fece ricomporre il grande mosaico dell’abside, vennero aggiunti il ciborio di Arnolfo di Cambio e il chiostro.

Interno della Basilica di San Paolo dopo l’incendio, dal volume “Le Antichità Romane, ossia Raccolta delle più interessanti vedute di Roma Antica”, Roma 1823. Luigi Rossini. Rossini raffigurò la Basilica di San Paolo in Rovina da quattro diverse angolazioni

L’evento che segnò la storia della Basilica si verificò la notte del 15 luglio 1823 quando – forse a causa della negligenza di uno stagnaio, che nel restaurare le grondaie del tetto della navata centrale dimenticò il fuoco acceso – si sviluppò un incendio che durò per cinque ore e distrusse gran parte delle strutture. L’allarme fu lanciato da un buttero che la mattina del 16 luglio, mentre pascolava il bestiame, vide le fiamme e chiamò i soccorsi; al termine del rogo rimasero in piedi il transetto, il sottostante ciborio di Arnolfo, l’abside e l’arco trionfale con i loro mosaici, il chiostro e il candelabro. La notizia dell’incendio si diffuse rapidamente, e a Roma arrivarono moltissimi artisti ad ammirare e ritrarre lo spettacolo – terribile e suggestivo – della Basilica in macerie.

Interno della Basilica di San Paolo durante l’incendio, dal volume di Francesco Bertolini “Storia del Risorgimento italiano”, Milano 1887-1888. Edoardo Matania, 1886

Tra di loro vi fu Stendhal, che lasciò questa memoria: “Io visitai San Paolo il giorno dopo l’incendio. Vi trovai una bellezza severa e un’impronta di sventura, quale, nelle belle arti, solo la musica di Mozart può darne l’idea. Tutto ridiceva l’orrore e il disordine di quell’avvenimento funesto; la chiesa era ingombra di travi nere, fumanti e mezzo bruciate; grandi frammenti di colonne spaccate dall’alto in basso minacciavano di cadere alla minima scossa. I romani che si accalcavano nella chiesa erano costernati. Fu questo uno degli spettacoli più belli ch’io abbia mai veduto: esso solo valeva un viaggio a Roma nel 1823…”.

“Ad plurimas easque gravissimas”. Lettera enciclica di Leone XII a tutti i patriarchi, primati, arcivescovi e vescovi per la raccolta dei fondi per la ricostruzione della Basilica di San Paolo. Leone XII, 25 gennaio 1825

Ho potuto ammirare i disegni e le incisioni realizzate da coloro che accorsero sul luogo dell’incendio in occasione di una piccola e ben curata esposizione, dedicata al rogo di San Paolo e alla sua riedificazione, realizzata a Genga, paese natale di Leone XII: Annibale della Genga venne eletto due mesi dopo la tremenda rovina, e ascendendo al soglio pontificio assunse il nome del Papa, Leone I, che aveva restaurato la chiesa e ne aveva ornato l’arco trionfale. Egli avviò il rifacimento della Basilica, impresa che divenne la più importante del suo pontificato e che assunse un grande significato: la ricostruzione dell’edificio, monumento altamente simbolico, si propose quale ripristino dell’autorità della Chiesa dopo le vicende napoleoniche. Nel 1825, dopo un anno di dibattiti, Leone XII indicò i criteri della riedificazione, ovvero una ricostruzione in stile: “Vogliamo in primo luogo che sia soddisfatto compiutamente il voto degli eruditi, e di quanti zelano lodevolmente la conservazione degli antichi monumenti nello stato in cui sursero per opera de’ loro fondatori. Niuna innovazione dovrà dunque introdursi nella forma e proporzioni architettoniche, niuna negli ornamenti del risorgente edificio…”, che mantenne dunque il suo impianto, derivante dal modello della basilica civile romana.

L’altare realizzato con il blocco di malachite donato dallo Zar Nicola I

I finanziamenti per la realizzazione dei lavori vennero reperiti grazie a una grande raccolta fondi, lanciata dal Papa con l’enciclica “Ad plurimas easque gravissimas”, che vide la partecipazione di fedeli e potenti di tutto il mondo: giunsero doni come i blocchi di malachite e di lapislazzuli donati dallo Zar Nicola I (servirono per i due altari laterali del transetto) e le colonne e le finestre di alabastro offerte dal re Fouad I d’Egitto. Il successo della raccolta testimoniò quanto fu vasta e potente l’impressione suscitata dalla vicenda nell’immaginario collettivo.

Breve di Leone XII riguardo all’indulgenza per l’Anno Santo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, Roma 15 giugno 1825

Nel frattempo Leone XII aveva indetto il Giubileo nel 1825, il primo del XIX secolo dopo l’interruzione determinata dalle vicende napoleoniche: le fatiscenti condizioni della Basilica l’avevano resa inaccessibile alle visite dei pellegrini, che vennero deviati a Santa Maria in Trastevere.

I lavori invocati da Leone XII ebbero inizio, affinché come il Papa aveva scritto “…nuova vedrassi risorgere dalle sue ruine, e maestosa ed ampia, quale conviensi che sia, quella basilica, che il nome porta, e le ceneri possiede del dottore delle Genti”. Il cantiere fu la maggiore opera pubblica di tutto il XIX secolo a Roma, e consentì l’inaugurazione del transetto nel 1840 e della chiesa nel 1854. Il 10 dicembre 1854 Papa Pio IX consacrò la nuova Basilica alla presenza di Cardinali e Vescovi  giunti a Roma da tutto il mondo per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.

La facciata

Ho pubblicato una galleria di immagini della Basilica e dei documenti relativi alla storia del suo incendio, esposti in occasione della mostra “1823, l’incendio della basilica di San Paolo e l’avvio della ricostruzione” a Genga.

 

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Comments

  1. cara Viaggiatrice curiosa,
    la ringrazio per la sua recensione alla piccola mostra che avevamo allestito qualche anno fa a Genga. Le segnalo che la stessa mostra sarà inaugurata a Roma, nel Complesso di San Salvatore in Lauro, il prossimo mercoledì 18 aprile, alle 17.30, al termine della presentazione del volume “Antico, conservazione e restauro a Roma nell’età di Leone XII”. La mostra rimarrà aperta fino al 6 maggio, visitabile su prenotazione scrivendo ad info@sullapietradigenga.com.
    Potrebbe essere l’occasione per conoscerci?
    Lo spero e le auguro una buona fine di giornata.

    Ilaria Fiumi

  2. Gentile Ilaria, la ringrazio per la segnalazione.
    Cercherò di passare molto volentieri, la mostra era davvero ben allestita e merita di essere conosciuta e apprezzata.
    Buona giornata

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