La storia della fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona a Roma

La Fontana dei Quattro Fiumi, Claude Poussin, il Gange. Dietro, la Chiesa di Sant’Agnese in Agone

In occasione dell’esposizione “Bernini” allestita alla Galleria Borghese (qui la mia visita), sono tornata in piazza Navona ad ammirare la Fontana dei Quattro Fiumi, di cui in mostra sono esposti alcuni bozzetti preparatori.

L’opera fu eseguita dal Bernini in un momento particolarmente delicato della sua vita: i suoi mecenati, i Barberini, che fino ad allora avevano governato il soglio di Pietro, avevano dilapidato le risorse pontificie ed erano fuggiti a Parigi accusati di concussione. Il nuovo pontefice, Innocenzo X Pamphilj, si era proposto di risanare le finanze con l’imposizione di un regime di austerità. L’artista, con il venire meno dei protettori per i quali fino a quel momento aveva lavorato, aveva perso ogni appoggio ed era stato allontanato. Quando però arrivò il momento, per papa Innocenzo X, di ampliare il palazzo familiare in piazza Navona, corrispondente all’area dell’antico stadio di Domiziano, il suo proposito di risanamento economico venne meno, e si fece avanti l’idea di creare una vera e propria insula funzionale alla celebrazione della casata Pamphilj.

La Fontana dei Quattro Fiumi, il Nilo e il Rìo de la Plata

Oltre alla sistemazione del palazzo, il pontefice volle far erigere la chiesa di Sant’Agnese, e infine innalzare una fontana al centro della piazza. Per realizzare quest’ultimo obiettivo, nel 1645 aveva dato incarico a Francesco Borromini di portare fin qui – tramite una nuova conduttura – l’aqua virgo, l’acquedotto voluto dall’imperatore Augusto risalente al 19 a.C. e che continuava ad alimentare la fontana di Trevi (a questo capolavoro d’ingegneria e alle recenti scoperte ho dedicato un articolo). Borromini aveva presentato un proprio progetto, che prevedeva di trasportare nella piazza l’obelisco giacente sulla via Appia accanto al Mausoleo di Cecilia Metella, innalzandolo al centro di una fontana composta da quattro mascheroni.

La Fontana dei Quattro Fiumi, Claude Poussin, il Gange

L’obelisco venne effettivamente trasportato nel 1648, ma nel frattempo il pontefice, cui erano stati sottoposti vari bozzetti della fontana, non ne aveva scelto nessuno. Dopo essere rimasto per alcuni anni in attesa, Bernini colse l’occasione per farsi avanti, e per il tramite della cognata di Innocenzo X, donna Olimpia Maidalchini, presentò un modello (sembra in argento) che colpì tanto il papa sì da ottenere l’incarico. In effetti la fontana ideata aveva dell’incredibile, proponendo di sostenere il peso dell’obelisco con una scogliera traforata su quattro lati, un’invenzione questa che suscitò grande impressione nei suoi contemporanei.

Appoggiate alla scogliera vi sono le quattro divinità fluviali rappresentanti i quattro continenti – Danubio, Gange , Nilo (bendato perché all’epoca non se conoscevano le sorgenti), Rìo de la Plata (con il braccio alzato quasi a difendersi dello splendore della fede da poco rivelata nel continente americano) – e alludenti ai quattro fiumi del Paradiso. Dalle quattro sculture sgorga l’acqua – qui portata dall’acquedotto vergine – che confluisce nel bacino sottostante. Oltre alle quattro figure umane, la roccia è animata da piante e animali esotici: l’armadillo, il serpente, la palma con le fronde mosse dal vento, il fico d’india, il cavallo e il leone dentro la roccia. Al di sopra della scogliera s’innalza l’obelisco egizio e su di esso la colomba in bronzo, emblema papale e memoria di quella di Noè. Il complesso fu interamente dipinto, ma non rimane traccia di questa policromia, e le iscrizioni realizzate alla base dell’obelisco vennero dorate.

Ecco una galleria di immagini comprendente i bozzetti preparatori esposti in occasione della mostra alla Galleria Borghese:

Mappa della fontana dei quattro fiumi a Roma:

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