Domus di Augusto, la stanza delle prospettive

Foro romano e Palatino: finalmente aperte le case di Augusto e Livia, Santa Maria Antiqua, il criptoportico…

I Fori imperiali e il Colosseo
I Fori imperiali e il Colosseo dalla terrazza del Palatino

I visitatori del Colosseo, Foro romano e Palatino possono contare da alcuni giorni su una nuova possibilità: grazie al biglietto S.U.P.E.R. (acronimo di Seven Unique Places to Experience Rome) è infatti possibile visitare luoghi finora inaccessibili, o aperti in modo saltuario e non continuativo. Si trovano tutti nell’area del Foro Romano e del Palatino, ma il biglietto dà la possibilità di visitare anche il Colosseo.

L'Affresco di Apollo citaredo esposto nel Museo del Palatino a Roma
Museo del Palatino, affresco di Apollo citaredo, età augustea

La visita è arricchita da allestimenti multimediali che aiutano a comprendere la storia dei luoghi e cercano di restituirne l’immagine originale, superando la rovina e il logorio operate dal tempo e da interventi successivi: sulle pareti decorate ad affresco le videoproiezioni colmano le parti mancanti e sbiadite, restituendo brillantezza a motivi decorativi, figure, architetture prospettiche, mentre una voce narrante spiega la funzione degli ambienti e la scelta delle scene rappresentate. Si ha un’impressione di magnificenza per gli apparati decorativi delle Domus di Livia e di Augusto e per la chiesa di Santa Maria Antiqua, mentre il ricorso a simulazioni in 3D nel Museo del Palatino consente di comprenderne bene la storia e le evoluzioni nel corso dei secoli, attraverso l’avvicendamento delle architetture che vi furono edificate.

Casa di Augusto, la stanza delle Maschere
Casa di Augusto, la Stanza delle Maschere

Queste sono le mete del nuovo percorso di visita:

La Casa di Augusto. La dimora dell’imperatore fu edificata sul Palatino accanto a quella della consorte Livia, costruita prima della vittoria di Anzio del 31 a.C. che portò Augusto a raggiungere una condizione di potere assoluto, e a rivestire la carica di imperatore e pontefice massimo: a partire dalla sua modesta abitazione, la casa dell’oratore Ortensio acquisita per confisca nel 42 a.C., nel 36 a.C. Augusto cominciò a comprare, tramite intermediari, numerose abitazioni circostanti, con lo scopo di ampliare la propria.

Palatino, il Complesso Augusteo
Il complesso augusteo sul Palatino, con la Domus e il Tempio di Apollo

Questo disegno trasformò per sempre la fisionomia del Palatino, che da quartiere residenziale divenne sede ufficiale dell’autorità imperiale, dove gli spazi privati dell’imperatore comunicavano con gli ambienti pubblici, dedicati al culto del pater patriae. Una contemporanea trasformazione fu compiuta da Augusto all’interno delle istituzioni politiche, economiche e religiose della Roma repubblicana, accentrando nelle sue mani tutti i poteri e tutte le cariche.

Domus di Augusto, la stanza delle prospettive
Casa di Augusto, la Stanza delle prospettive

Entrati nella Domus, è possibile visitarne l’abitazione privata e gli ambienti di rappresentanza: le stanze dell’abitazione privata erano più intime e modeste, con pavimenti a mosaico bianco e nero, e ne fanno parte la “stanza dei festoni di pino“, con finti porticati che sorreggono festoni, e la “stanza delle maschere“, che richiama una scena teatrale ellenistica. Negli ambienti di rappresentanza gli spazi erano decorati con maggiore ricercatezza: marmi presiozi ornavano i pavimenti, sui soffitti si trovavano stucchi.

Domus di Augusto, lo Studiolo
Casa di Augusto, lo Studiolo

La stanza con la decorazione pittorica meglio conservata è quella “delle prospettive“, con la riproposizione dei temi del II stile pompeiano caratterizzato da ornamenti fantastici e irreali, mostri, effetti illusionistici e di prospettiva, colori accesi e abbaglianti. Altri ambienti visitabili collegavano l’abitazione al tempio di Apollo, e tra di essi spicca un cubicolo eccezionalmente conservato e identificato come lo Studiolo di Augusto, con affreschi di gusto egizio-alessandrino.

La Casa di Livia. Fu costruita nel I secolo a.C. e ristrutturata nel 30 a.C. con la realizzazione degli affreschi che oggi si ammirano. E’ così chiamata perché sulle tubature in piombo è stato ritrovato inciso il nome della proprietaria, Iulia Augusta, che potrebbe essere sia la consorte di Augusto imperatore, sia la figlia di Tiberio Nerone. La domus, con una pavimentazione a mosaico di tessere nere su fondo bianco, è articolata in tre ambienti diversi, ciascuno caratterizzato da specifici affreschi: il tablinum e il triclinum ospitano quelli meglio conservati e di maggiore interesse, scanditi da una serie di colonne che simulano un porticato con finte aperture illusionistiche, per ampliare lo spazio e dare l’impressione della tridimensionalità.

Il Palatino alla fine dell’età repubblicana (II-I secolo a.C.)
Il Palatino alla fine dell’età repubblicana (II-I secolo a.C.)

Si osservano vedute immaginarie ed episodi del mito, come “Io sorvegliata da Argo e Mercurio che giunge a liberarla” e il mito di Polifemo e Galatea, mentre le finte architetture sono ornate da motivi come sfingi, candelabri e figurine alate. Nella stanza adiacente, la terza, una decorazione a festoni di frutta e foglie collega un’analoga architettura colonnata. L’accesso agli ambienti è quello originario, un corridoio inclinato con un pavimento a mosaico.

Il Museo Palatino. Il primo antiquarium risale alla metà del Novecento e venne creato per accogliere il materiale archeologico scoperto sul colle a partire dagli scavi archeologici voluti da Napoleone III, che nel 1861 acquistò l’area degli Horti Farnesiani per cercare reperti. Oggi custodisce statue, affreschi, frammenti architettonici e materiali che raccontano la storia del Palatino dall’epoca dei primi insediamenti fino alla Tarda Antichità.

La Casa di Livia, Stanza dei festoni
La Casa di Livia, Stanza dei festoni

La sua visita è imprescindibile per comprendere lo sviluppo di questo luogo, ed è arricchita da plastici e proiezioni che ne raccontano la storia e le trasformazioni, dando corpo alle vestigia che si ammirano all’esterno e che prendono la forma di palazzi, templi, piazze e giardini meravigliosi. La sede espositiva è articolata in spazi che seguono lo sviluppo cronologico del luogo, a partire dalla nascita di Roma (i primi insediamenti risalgono al XIII-XII secolo a.C.), attraverso il tema delle domus private e dei tempi di epoca repubblicana, passando per Augusto, la Domus transitoria di Nerone e il Palazzo Flavio, di cui si espongono le decorazioni architettoniche, i ritratti e le sculture. Sul Palatino sono state recuperate testimonianze di insediamenti protostorici, con un abitato di capanne; nel periodo di passaggio dalla monarchia alla repubblica vennero edificati numerosi templi, e nel corso dell’età repubblicana divenne soprattutto luogo residenziale, con abitazioni risalenti già alla fine del VI secolo a.C..

Palatino, il Palazzo Imperiale, II secolo d.C.
Palatino, il Palazzo Imperiale, II secolo d.C.

Il colle fu completamente trasformato da Augusto, diventando sede ufficiale dell’imperatore e della sua dimora regale; ospitò quindi la Domus transitoria voluta da Nerone e distrutta dall’incendio del 64 d.C. e la successiva Domus Aurea, che dal Palatino si estendeva fino all’Esquilino. Dopo la morte di Nerone Domiziano fece interrare le precedenti costruzioni ed edificare un grandioso complesso, che dal luogo prese il nome di Palatium, termine che tutt’oggi indica la costruzione di rappresentanza del potere. Il Palazzo venne utilizzato fino al trasferimento della corte a Costantinopoli, sotto Costantino (306-337 d.C.).

Altre immagini della Casa di Livia e del Museo:

L’Aula Isiaca sul Palatino
L’Aula Isiaca

Aula Isiaca e Loggia Mattei. Aperta per la prima volta al pubblico, l’Aula Isiaca mostra gli affreschi di una domus di epoca repubblicana decorata nella prima età augustea. Il suo nome deriva dai motivi che oggi si ammirano, con una trama di elementi vegetali e simbolici riferiti al culto della dea Iside, risalenti al 30 a.C. L’illuminazione delle pareti dell’Aula si alterna con quella della loggia Mattei, dipinta negli anni Venti del Cinquecento dalla bottega di Baldassarre Peruzzi: è l’ultima testimonianza della villa edificata dalla famiglia Stati, passata nel 1561 ai Mattei.

Gli affreschi delle pareti vennero staccati nel 1846 e trasferiti al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, dove si trovano tutt’oggi. Le raffigurazioni mitologiche e i tondi con i segni zodiacali furono staccati e acquistati da Giampietro Campana, entrando a far parte della sua leggendaria collezione (in questo articolo ne racconto la storia). Vennero quindi acquistati dal Met di New York quando la raccolta fu smembrata e venduta. Grazie a un accordo di prestito di lunga durata sono stati ricollocati in situ ed è possibile ammirarli.

La Loggia Mattei sul Palatino
La Loggia Mattei

Criptoportico Neroniano. E’ uno dei luoghi più caratteristici del Palatino. E’ un corridoio lungo 130 metri, seminterrato e illuminato da finestre a bocca di lupo, che mette in comunicazione la Domus Tiberiana con la zona della Casa di Livia. Originariamente permetteva di collegare i vari ambienti del Palazzo imperiale in età giulio-claudia, risalente alla prima metà del I secolo d.C.. Come testimoniano alcuni ritrovamenti ben visibili, la volta era coperta da stucchi bianchi con amorini ed elementi decorativi.

Sulle pareti vengono proiettati immagini e video che illustrano gli affreschi delle domus romane del Palatino, di cui si sono conservate le splendide testimonianze delle case di Augusto e di Livia.

Tempio del Divo Romolo. E’ un ambiente a pianta circolare con due celle absidate ai lati, affacciato sulla Via Sacra e chiuso da una porta in bronzo originale, risalente al II-III secolo d.C.. La sua identificazione è di difficile attribuzione, probabilmente costituiva il vestibolo d’ingresso monumentale al Foro della Pace realizzato nel corso della risistemazione dell’area compiuta da Massenzio e completata da Costantino.

Nel VI secolo d.C. la retrostante aula fu trasformata in chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano, e nel 1632 papa Urbano VIII innalzò il pavimento della chiesa e del tempio di otto metri. Nel 2000 questo pavimento è stato demolito, ripristinando il livello di calpestìo originario. Sulle pareti si conservano affreschi medievali e al centro si trova il parapetto della fonte Giuturna, rinvenuto nei pressi dell’Oratorio dei Quaranta Martini, insieme al gruppo scultoreo dei Dioscuri, trovato in pezzi della vasca della fonte.

Altre immagini del Tempio e del Criptoportico:

Santa Maria Antiqua, la "parete palinsesto", dettaglio
Santa Maria Antiqua, la “parete palinsesto” – dettaglio

Santa Maria Antiqua, Oratorio dei Quaranta Martiri e Rampa di Domiziano. Questi ambienti fanno parte del complesso architettonico realizzato nel settore sud-orientale del Foro per volontà dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.), concluso sotto il regno di Adriano (117-138 d.C.). Le strutture erano chiuse ad oriente da una rampa che dal livello dei fori conduceva al sovrastante palazzo imperiale, situato sul Palatino. Accanto alla rampa si trovavano un atrio preceduto da un peristilio, trasformato nella seconda metà del VI secolo nella chiesa di Santa Maria Antiqua, l’aula occidentale, un portico, l’aula nord-orientale, divenuta in età tardo-antica l’Oratorio dei Quaranta Martiri.  I martiri cui l’aula nord-occidentale è dedicata sono quaranta ufficiali, appartenenti alla Legio XII Fulminata, arrestati per la loro fede cristiana e condannati ad essere esposti nudi su uno stagno ghiacciato nel 320 d.C..

All’interno dell’aula le pareti affrescate raccontano il loro martirio (parete est) e la gloria (parete nord), insieme a scene di vita monastica (pareti sud e ovest). Il luogo venne utilizzato per il culto cristiano insieme alla vicina chiesa di Santa Maria Antiqua, e venne portato in luce dagli scavi archeologici condotti nel 1900 che demolirono completamente la soprastante chiesa di Santa Maria Liberatrice. La chiesa di Santa Maria Antiqua fu impiantata intorno al V-VI secolo d.C. nell’atrio e nel peristilio del complesso domizianeo e conserva affreschi risalenti ad epoche successive, dal VI al IX secolo, quando venne parzialmente dismessa a causa del terremoto dell’847 d.C..

Santa Maria Antiqua, abside della navata sinistra
Abside della navata sinistra

La parete più interessante è quella dell’abside, che presenta una sovrapposizione di strati pittorici di epoche diverse ed è chiamata “parete palinsesto“: sono ben visibili Maria in trono con il Bambino e un angelo (prima metà del VI secolo), l’Annunciazione (fine VI secolo), Basilio e Giovanni Crisostomo (dopo il 649), Gregorio Nazianzeno e Basilio (705-707).

Con questi affreschi sono stati messi in relazione quelli, risalenti all’VIII secolo, che avevo ammirato nel Tempietto del Clitunno in Umbria. Nel corso dello scavo archeologico infine, nel 1901, è stata ritrovata una piattaforma di ambone su cui è inciso il nome di papa Giovanni VII: secondo l’ipotesi ricostruttiva, la sua forma presenta affinità con quelli delle basiliche di San Clemente e Santa Maria in Cosmedin a Roma.

Altre immagini dell’Oratorio, della Rampa e di Santa Maria Antiqua:

Gli Horti Farnesiani
Gli Horti Farnesiani

L’ampliamento del percorso di visita consentito dal biglietto S.U.P.E.R. accompagna un’ulteriore nuova apertura, del marzo scorso, di una parte degli Horti Farnesiani: si tratta del giardino, allestito a metà del Cinquecento dal cardinale Alessandro Farnese, che si estendeva dalle falde del Foro fino alla sommità della collina. Con la fine dell’età antica infatti il Palatino era stato abbandonato e i suoi palazzi erano stati sepolti dalla vegetazione. Il nipote di papa Paolo III, affascinato dal paesaggio di rovine, acquistò il terreno e avviò la sua sistemazione, ultimata tra il 1627 e il 1635 e articolata per terrazzamenti, con ninfei, passeggiate pensili, casini che evocavano giardini antichi. Il complesso – simbolicamente costruito sulle rovine dei palazzi della Roma di Augusto, a simboleggiare la potenza e la ricchezza raggiunte da questa famiglia – per due secoli fu il luogo dove i Farnese organizzarono cacce e colazioni sull’erba, circondati da statue, aiuole, fontane.

Horti Farnesiani, le Uccelliere e il Ninfeo della Pioggia
Le Uccelliere e il Ninfeo della Pioggia

Nel periodo della loro decadenza gli Horti divennero una delle tappe del Grand Tour, e furono infine oggetto della campagna di scavo archeologico voluta da Napoleone III, proseguita poi nel corso del Novecento. I luoghi oggi visitabili dopo una chiusura di oltre trenta anni sono le Uccelliere e il Ninfeo della pioggia: in occasione dell’inaugurazione è stata allestita una mostra – “Il Palatino e il suo giardino segreto. Nel fascino degli Horti Farnesiani” – che tramite pannelli ne spiega l’origine e la lunga storia.

Tutte le informazioni utili alla visita sono consultabili sul sito internet. E’ necessario prestare attenzione agli orari di apertura dei luoghi S.U.P.E.R., perché il Criptoportico e il Museo Palatino sono aperti tutti i giorni (estate, fino al 27 ottobre 9-18,30; inverno, dal 28 ottobre 9-15,30). La Casa di Augusto, la Casa di Livia e l’Aula Isiaca con la Loggia Mattei sono aperti il lunedì, mercoledì, venerdì e la domenica fino alle 14: l’accesso inoltre è consentito a orari cadenzati, per ragioni di conservazione dei beni e di sicurezza, e per consentire la visione delle videoproiezioni all’interno, in italiano e in inglese. Lo stesso motivo determina l’apertura del complesso di Santa Maria Antiqua (con rampa e Oratorio dei Quaranta Martiri) e del Tempio di Romolo solo il martedì, giovedì, sabato e la domenica dalle 14. Per visitare tutti i luoghi è quindi necessario accedere al Foro due volte, come consentito dal biglietto, oppure dedicarvi l’intera giornata di domenica, dalla mattina al pomeriggio.

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