Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia. Francesco del Cossa, mese di Marzo. In alto il Trionfo di Minerva, in basso il segno dell'Ariete

Il Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara, la storia e l’iconografia

Francesco del Cossa, mese di Aprile (sinistra) e Marzo (destra)
Francesco del Cossa, mese di Aprile (sinistra) e Marzo (destra)

Il Salone dei Mesi è il cuore di Palazzo Schifanoia a Ferrara, decorato per celebrare il dominio del marchese Borso d’Este ed esserne il luogo di sfarzosa rappresentanza. A partire dal 1466 Borso fece ampliare il Palazzo trecentesco voluto dalla famiglia per “schivar la noia”, destinato al riposo e al divertimento, trasformandolo in uno dei palazzi più importanti della città. Il ciclo pittorico da lui commissionato sulle pareti del Salone raggiungeva i 525 metri quadrati, una superficie talmente ampia da farne uno dei più grandi cicli decorativi del Rinascimento.

Le pareti del vasto ambiente furono divise in dodici sezioni verticali, corrispondenti ai mesi dell’anno, intervallate da raffigurazioni di vita urbana. Ogni sezione fu a sua volta ripartita orizzontalmente in tre registri: in alto il Trionfo della divinità protettrice accompagnata dalle attività umane che si svolgono nel mese, al centro il segno zodiacale e le raffigurazioni delle tre decadi (figure mitologiche legate alla tradizione divinatoria araba), in basso la celebrazione del committente, Borso d’Este, rappresentato nell’esercizio del governo e fra i piaceri della vita di corte. Il marchese appare tre volte in ogni scena: una vera ossessione ritrattistica, che si dispiega nei vari riquadri con il ricorso a cartoni preparatori.

Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia
Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia

Il ciclo fu realizzato da una équipe di pittori fra i quali spicca Francesco del Cossa – autore dei mesi di Marzo Aprile e Maggio, dispiegati sulla parete est – oltre al “Maestro dagli occhi spalancati” e bottega (Giugno e Luglio), a Ercole de’ Roberti (Settembre) e al suo maestro Gherardo da Vicenza (Agosto). Il programma iconografico fu forse messo a punto dallo stesso Borso, con l’aiuto per gli aspetti astrologici di Pellegrino Prisciani, astrologo e bibliotecario di corte: il risultato è una sintesi unica fra propaganda politica, mitologia e astrologia di derivazione araba.

A proposito della realizzazione dei dipinti del Salone dei Mesi merita rammentare l’episodio che vide Francesco del Cossa rivendicare un trattamento salariale adeguato al suo lavoro, considerati lo studio compiuto e l’impiego di colori e materiali pregiati e costosi. L’artista scrisse a Borso il 25 marzo 1470: “[…] Massime considerando che io, che pur ho incomenciato ad avere uno pocho di nome fusse tratato et iudicato et apparagonato al più triste garzone de Ferara, et che lo mio avere studiato, et continuamente studio, non dovesse avere a questa volta qualche più premio et masime dala Illustrissima Vostra Signoria […]. E che poi lo mio lavorare a fede como ò fato, et adornare de oro et de boni coluri, forseno de quelo precio ch’è talle parte de i altri che se sono passato senza talle fatiche et spexe, mene pareria pure strano. Et questo dicho, Signor, perché io ho lavorato quaxi el tuto a fresco, che è lavoro avanzatato e bono e questo è noto a tuti li maistri de l’arte”. Il rifiuto di Borso spinse Francesco del Cossa a lasciare Ferrara per Bologna, dove l’artista trovò la fama e il riconoscimento meritati.

Francesco del Cossa, mese di Maggio. In alto il Trionfo di Apollo, in basso il segno dei Gemelli
Francesco del Cossa, mese di Maggio. In alto il Trionfo di Apollo, in basso il segno dei Gemelli

Il Salone dei Mesi conobbe alterne vicissitudini nel corso dei secoli: alla metà del Settecento le pareti furono coperte da intonaco bianco, affronto che tuttavia non cancellò la memoria del ciclo pittorico. Nel 1820 furono riportati alla luce alcuni particolari, una riscoperta che suscitò immediato interesse e che dette il via alla campagna di restauro. I magnifici dipinti tornarono alla luce, restituendo la memoria di Borso d’Este e dei maestri che li avevano realizzati.

Lo stato attuale del ciclo non è certo uniforme, derivando dalla tecnica d’esecuzione dei dipinti: le sezioni che si sono meglio conservate furono eseguite ad affresco (le pareti est e nord), mentre le altre con tempera “a secco”, una tecnica usuale all’epoca, sono quasi completamente scomparse. Rammentando le parole scritte da Francesco del Cossa si può affermare che il suo duro lavoro e la “fatica” siano stati ripagati con la sopravvivenza della sua opera, imperitura testimonianza dell’autore.

Francesco del Cossa, mese di Marzo. In alto il Trionfo di Minerva, in basso il segno dell'Ariete
Francesco del Cossa, mese di Marzo. In alto il Trionfo di Minerva, in basso il segno dell’Ariete

Informazioni utili: il Salone dei Mesi è visitabile acquistando il biglietto d’ingresso a Palazzo Schifanoia, comprendente un itinerario di visita che narra la storia del Palazzo dalla fabbrica trecentesca fino ai nostri giorni. Il Palazzo inoltre ospita – in quanto Museo Civico – le collezioni di ceramica e di medaglie, accanto a opere di miniatura, scultura, pittura. Oltre al Salone dei Mesi sono visitabili altre sale, tra le quali in particolare la Sala delle Virtù – caratterizzata dal sontuoso soffitto a cassettoni in stucco dorato e dipinto, destinata alle udienze di Borso – e la Sala delle Imprese. Informazioni sul sito www.artecultura.fe.it.

Per approfondire la storia e l’iconografia del Salone dei Mesi suggerisco di leggere la Guida di Palazzo Schifanoia e il volume “Schifanoia e Francesco del Cossa. L’oro degli Estensi” a cura di Pietro di Natale e Giovanni Sassu, a cui ho fatto in parte riferimento per la redazione di questo articolo.

Altre immagini del Salone dei Mesi:

Mappa di Palazzo Schifanoia:

About the author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.