La mostra di Hiroshige alle Scuderie del Quirinale a Roma

La mostra dedicata a Utagawa Hiroshige allestita dal primo marzo al 29 luglio alle Scuderie del Quirinale di Roma è un’occasione per immergersi nel candore di paesaggi innevati, sorridere davanti a personaggi scompigliati da un’improvviso acquazzone, osservare la vita e la natura del Giappone dell’Ottocento resa immortale dalle xilografie di questo impareggiabile maestro. Hiroshige è infatti considerato uno dei più celebri artisti del genere noto come ukiyoe, ovvero “immagini del Mondo Fluttuante“, produzione che influenzò notevolmente anche l’arte europea dell’Ottocento e Novecento, come testimoniato dalle immagini e dalle parole – fra gli altri – di Vincent Van Gogh.

Vissuto fra il 1797 e il 1858, è conosciuto come “Maestro della pioggia e della neve” per la capacità di rappresentare il paesaggio nelle sue sfumature di nebbie, nevi e piogge, nelle diverse condizioni di luce e tenebra, nei suoi mutamenti stagionali: le sue xilografie più suggestive sono proprio quelle dedicate alla natura, rappresentata nella sua armonia, anche se si dedicò a molteplici generi, come le serie di “fiori e uccelli”, quella dei “Grandi Pesci” – in mostra ve ne sono di splendide! – le scene a tema comico, basate sulla parodia di eventi storici o racconti della tradizione.

Sono oltre duecento le opere esposte, fra le quali la serie delle Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaydō, dedicate al percorso che collegava Edo (l’antica Tokyo) a Kyoto: Hiroshige compì questo viaggio nel 1832 accompagnando per una parte del tragitto la delegazione dello shōgun che inviava cavalli sacri in dono all’imperatore. Traendo ispirazione dagli schizzi realizzati nel corso del viaggio, il maestro rappresentò i paesaggi ammirati, le scene di vita osservate lungo l’itinerario e attorno alle stazioni di posta, le fiere e i festival stagionali, i diversi momenti del giorno. Uscita attorno al 1833, l’opera segnò la sua fortuna e divenne uno dei temi classici di paesaggio fra le immagini del Mondo Fluttuante, tanto che fra il 1833 e il 1855 Hiroshige produsse altre serie di stampe dedicate al Tōkaydō, variandole nel formato e nei soggetti. Di fronte a queste opere, oltre alla magistrale realizzazione, colpisce l’acutezza dello sguardo che caratterizza le scene rappresentate, l’immediatezza con cui la vita emerge dai gesti, dalle posizioni, dalle espressioni dei personaggi, la reverenza e l’amore che traspare nei confronti del paesaggio e delle manifestazioni della natura, la diversa modulazione delle cromie al trascorrere del giorno e della luce, l’armonia delle sfumature nelle scene di nebbia e di neve, la composizione quasi geometrica negli episodi di pioggia, con le linee degli acquazzoni che scandiscono la disposizione dei volumi e dei colori. In molti casi la presenza umana, seppur così vivace, appare ridotta rispetto al respiro ampio della composizione, dove predomina una natura incontaminata, su cui in lontananza veglia, sempre presente, il venerato monte Fuji.

In mostra sono presenti anche le Cento Vedute dei luoghi celebri di Edo, capolavoro assoluto del Maestro, che lo impegnarono dal 1856 fino alla morte: la serie si sviluppa nel formato verticale, a sottolineare la novità introdotta da Hiroshige, consistente in un elemento in primissimo piano che crea un effetto disorientante rispetto al paesaggio disposto sul fondo, con una composizione asimmetrica. Questa originalità compositiva non solo influenzò i primi fotografi giapponesi, ma ispirò anche i pittori impressionisti e post-impressionisti, come testimoniano le copie di stampe realizzate da Van Gogh, Monet e Toulouse-Lautrec. La mostra si conclude infine con alcuni dipinti su rotolo, che Hiroshige realizzò dopo il 1848 per importanti committenze: la pittura lo indusse a misurarsi con la verticalità del supporto e con una composizione sviluppata in altezza, esperienza che poi trovò piena espressione nelle Cento Vedute.

Osservare le opere di Hiroshige significa dunque ammirare le immagini di un Giappone scomparso, dove la contemplazione dell’armonia delle forme naturali si accompagna alla rappresentazione ironica degli atteggiamenti umani. E’ un’occasione preziosa per conoscere l’opera di un Maestro, e comprendere l’influenza che egli esercitò sui più importanti artisti dell’Otto e Novecento europeo. Poco prima di morire, Hiroshige scrisse queste parole, vere ancor oggi alla luce della sua mirabile opera:

Parto per un viaggio
lasciando il mio pennello ad Azuma [Edo]
per visitare i luoghi celebri della Terra d’Occidente
[il Paradiso della Terra Pura]“.

Queste le informazioni relative all’esposizione:

Hiroshige. Visioni dal Giappone
Progetto curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson
1 marzo – 29 luglio 2018
Scuderie del Quirinale, Roma

Pubblico qui altre immagini della mostra, che ho scelto con difficoltà tra le tante che avrei voluto inserire:

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