La Galleria Nord del Camposanto Monumentale di Pisa. Oltre le quadrifore e il tetto s'intravede la cupola del Battistero

Il Camposanto di Pisa, pantheon delle memorie cittadine

La Galleria Nord del Camposanto Monumentale di Pisa. Oltre le quadrifore e il tetto s'intravede la cupola del Battistero
La Galleria Nord. Oltre le quadrifore e il tetto s’intravede la cupola del Battistero

Il Camposanto Monumentale di Pisa fu fondato nel 1277 per raccogliere le sepolture funebri fino ad allora disseminate intorno alla Cattedrale, costituendosi quale una delle più antiche architetture medievali destinate al culto dei morti.

L’edificazione avvenne su progetto, forse, dell’architetto capomastro dell’Opera Giovanni di Simone, sul terreno dove, secondo la tradizione, nel 1203 l’arcivescovo di Pisa Ubaldo Lanfranchi, di ritorno dalla Palestina, aveva sparso terra appositamente raccolta a Gerusalemme. Il cantiere si protrasse per tutto il Trecento e vide assecondarsi alla direzione dei lavori Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio e Lupo di Francesco.

Buffalmacco, Il Trionfo della morte - il giardino
Buffalmacco, Il Trionfo della morte – il giardino

Il Camposanto – collocato accanto alla Cattedrale e al Battistero, e con essi appartenente al sito Unesco “Piazza del Duomo di Pisa” – presenta una pianta rettangolare, con quattro gallerie coperte da capriate. Le pareti erano completamente affrescate da un ciclo decorativo dedicato ai temi della Morte e della Vita, risalente in gran parte al Tre e Quattrocento e fra i più vasti al mondo: oggi si ammirano alcuni brani, sopravvissuti alle intemperie e ai bombardamenti degli Alleati del 1944. Gli affreschi più antichi sono quelli del Braccio Est, dove si trova il celebre Trionfo della Morte di Buffalmacco, oltre al Giudizio Universale, all’Inferno e alla Tebaide. Altri affreschi furono dipinti in seguito da Spinello Aretino (che nella campagna di Bagno a Ripoli a Firenze dipinse l’Oratorio di Santa Caterina delle Ruote), Domenico Veneziano, Taddeo Gaddi. Lungo la Galleria Nord si estendono le Storie del Vecchio Testamento, capolavoro eseguito da Benozzo Gozzoli fra il 1469 e il 1484, purtroppo in gran parte poco leggibile: fu tale il suo fascino da essere anche citato da Proust ne “À la recherche du Temps perdu”.

Buffalmacco, dettaglio del Trionfo della Morte
Buffalmacco, dettaglio del Trionfo della Morte

Il Trionfo della Morte di Buffalmacco, dipinto tra il 1336 e il 1341, merita un approfondimento. L’opera – insieme al Giudizio Universale, all’Inferno e alla Tebaide – costituisce un ciclo unitario, finalizzato alla meditazione sui Novissima – cioè la Morte – nel rifiuto delle gioie terrene – vanitas vanitatum – e nell’ascolto della parola di Dio.

Realizzato in un’epoca flagellata dalle pestilenze, durante la quale il “memento mori” è presente nella pittura e nella letteratura (basti pensare alla “Commedia” di Dante, ai “Trionfi” del Petrarca, al “Decameron” del Boccaccio), il Trionfo della Morte di Buffalmacco mostra al centro il volo della Morte, giunta su invocazione di un gruppo di malati e mendicanti: “O Morte medicina d’ogni pena / Dè vienci a darne ormai l’ultima cena”. La sua falce ha già mietuto un papa, un francescano, un domenicano, un cardinale, un vescovo, un re, una regina, un professore, un mercante, una dama, un medico: le loro anime vengono afferrate da angeli e demoni – nelle sembianze di orridi pipistrelli – mentre escono dalla bocca, contese in una zuffa convulsa e infine precipitate in una montagna infuocata.

Camposanto Monumentale di Pisa. L'area interna è destinata a spazio erboso: qui secondo la tradizione fu sparsa la terra miracolosa proveniente da Gerusalemme. In fondo si eleva la cupola della Cappella Dal Pozzo.
L’area interna è destinata a spazio erboso: qui secondo la tradizione fu sparsa la terra miracolosa proveniente da Gerusalemme. In fondo si eleva la cupola della Cappella Dal Pozzo.

In basso a destra si ammira la rappresentazione del giardino, luogo ameno della cultura cortese e cavalleresca: entro uno spazio fiorito sono radunati giovani e fanciulle abbigliati riccamente, dediti ai piaceri terreni della caccia, della musica, della conversazione. La Morte si dirige verso di loro senza ch’essi se ne accorgano.

In basso a sinistra si svolge infine la scena della cavalcata reale e dell’incontro fra tre vivi e tre morti: il corteo del re e della regina diretti alla caccia s’imbatte in tre bare scoperte, dove giacciono in diverse fasi di decomposizione un prelato, un re e uno scheletro. A tali vista ed odore la reazione dei regnanti è viscerale: il re si tura il naso, la regina è inorridita, anche i cavalli sbarrano gli occhi dall’orrore mentre un cagnolino abbaia terrorizzato. Al di sopra del corteo si apre un sentiero ripido e scosceso, che conduce ad alcuni monaci eremiti intenti alla preghiera, alla conversazione e al lavoro: questa – sembra ricordare Buffalmacco – è la sola via alla pace terrena, lontana dalla “vanagloria” e dalla “superbia”.

La Galleria Nord del Camposanto di Pisa. Oltre le quadrifore e il tetto s'intravede la cupola del Battistero
La Galleria Nord. Oltre le quadrifore e il tetto s’intravede la cupola del Battistero

Proseguendo la visita del Camposanto di Pisa, lungo il Braccio Est si apre la Cappella Dal Pozzo, edificata sul luogo dove sorgeva la Chiesa di Santa Trinita: rialzata di alcuni gradini, la Cappella si presenta come un presbiterio, come se tutto il Camposanto fosse una chiesa a tre navate.

Passeggiando lungo i bracci si ammirano i monumenti funebri e i cenotafi di personalità legate alla storia di Pisa, tombe terragne e sarcofagi romani. A partire dal Cinquecento il Camposanto assunse l’identità di Pantheon delle memorie locali, luogo identitario della città e del suo antico passato.

Le pareti interne dell’edificio sono aperte da quadrifore, che illuminano l’interno e affacciano su un ampio spazio erboso, cresciuto sul luogo dove fu sparsa la terra miracolosa proveniente da Gerusalemme.

Le catene dell'antico porto di Pisa sulla parete della Galleria Ovest
Le catene dell’antico porto di Pisa sulla parete della Galleria Ovest

Una curiosità: lungo la parete della Galleria Ovest sono esposte le catene dell’antico porto di Pisa, rubate nel 1362 dai Genovesi, quindi donate ai Fiorentini e infine restituite nell’Ottocento alla città in segno di riconciliazione in occasione dell’Unità d’Italia.

Informazioni utili: per visitare il Camposanto di Pisa suggerisco di consultare il sito internet dell’Opera della Primaziale pisana – www.opapisa.it – istituita per sovrintendere ai lavori di costruzione dei monumenti della Piazza del Duomo, ancor oggi incaricata della loro valorizzazione, tutela e promozione.

In occasione della visita consiglio di ammirare il Museo dell’Opera del Duomo, ospitato nell’antica abitazione dei canonici, che nelle sue venticinque sale racconta la storia dei monumenti della Piazza e custodisce straordinari capolavori d’arte.

Altre immagini del Camposanto di Pisa:

Mappa del Camposanto di Pisa:

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