Villa d'Este a Tivoli, Fontana di Nettuno vista dalle peschiere

Villa d’Este a Tivoli: il giardino delle meraviglie dove si incrociano i destini

Salomon Corrodi, Il cardinale von Hohenlohe con Franz Liszt affacciati alle peschiere di Villa d'Este, 1870 @ Pubblicato su https://www.tibursuperbum.it per cortesia dell'antiquario Paolo Antonacci di via del Babuino 141/a in Roma
Salomon Corrodi, Il cardinale von Hohenlohe con Franz Liszt affacciati alle peschiere di Villa d’Este, 1870 @ Pubblicato su https://www.tibursuperbum.it per cortesia dell’antiquario Paolo Antonacci di via del Babuino 141/a in Roma

Villa d’Este a Tivoli è una meraviglia da scoprire ascoltando “Les jeux d’eau a la Villa d’Este” (qui nell’esecuzione di Claudio Arrau León del 1969), uno dei pezzi più celebri del grande pianista e compositore ungherese Franz Liszt, ispirato allo zampillio e ai giochi d’acqua delle fontane del parco. Liszt trascorse a Tivoli molti anni, a partire dal 1867, ospite del cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe: dimorava in un appartamento della villa, con accesso indipendente, negli spazi che oggi ospitano gli uffici della Direzione, e qui tenne uno dei suoi ultimi concerti nel 1879.

La luminosità dei Les jeux d’eau e il vibrare delle note di questa virtuosistica composizione rappresentano meglio di qualsiasi descrizione lo scintillio delle fontane, delle cascate, dei riflessi di luce e ombra di questo luogo incantato, uno dei massimi esempi di “Giardino delle meraviglie” del XVI secolo.

Tivoli dalla terrazza della villa

Il cardinale von Hohenlohe aveva ottenuto Villa d’Este in enfiteusi dai duchi di Modena ed aveva avviato numerosi lavori di restauro salvando il giardino e la villa dal degrado e dall’abbandono. Il complesso infatti versava in una situazione di decadenza da oltre un secolo e mezzo, a causa della mancata manutenzione, e della dispersione del suo patrimonio artistico.

Inserita nella lista Unesco del patrimonio mondiale perché rappresenta “uno dei migliori esempi della cultura del Rinascimento al suo apogeo”, la villa e il parco simboleggiano il desiderio del cardinale Ippolito II d’Estesecondogenito di Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia – di trasformare il modesto convento che nel 1550 gli era stato assegnato in una residenza regale: appassionato di archeologia, il suo progetto fece rivivere i fasti della vicina Villa Adriana, richiamando alla memoria i giardini pensili di Babilonia.

Fontana di Nettuno vista dalle peschiere

Per realizzare il suo sogno chiamò a sé il pittore, archeologo e architetto Pirro Ligorio, incaricandolo di trasformare il dirupo sottostante il suo palazzo – nominato “valle gaudente” – in un giardino con fontane, ninfei, giochi d’acqua, viali, peschiere.

Ligorio dovette ripensare l’intera orografia del luogo, scavando sotto la cittadina di Tivoli un tunnel di seicento metri per portare qui l’acqua del fiume Aniene, e alimentare con la sua portata – in virtù del principio dei vasi comunicanti e della sola forza di gravità – l’intero impianto idraulico. Ancora oggi le fontane del parco di Villa d’Este sono alimentate dal fiume, senza far ricorso ad alcuna spinta meccanica, a dimostrazione dell’ingegno e della capacità di Ligorio di calcolare esattamente la portata d’acqua necessaria al funzionamento del sistema, dai numeri eccezionali: “duecentocinquanta zampilli, sessanta polle d’acqua, duecentocinquantacinque cascate, cento vasche, cinquanta fontane“.

La villa vista dal parco

Al miracolo dell’adduzione delle acque – che rievoca la sapienza ingegneristica dei romani – si aggiunge la disposizione degli spazi, che sfruttando il pendio della valle si susseguono in una sovrapposizione di terrazze, scalinate e viali, armoniosamente incastonati gli uni sugli altri per regalare vedute e scorci di grande suggestione. “Dovunque tu volga lo sguardo ne zampillano polle in sì varie maniere e con tale splendore di disegno, da non esservi luogo su tutta la terra che in tal genere non sia di gran lunga inferiore“, scriveva in una lettera lo storico Uberto Foglietta al cardinale Flavio Orsini nel 1569.

Per realizzare l’ampio giardino Ligorio – coadiuvato dall’architetto Alberto Galvani e dai virtuosi idraulici Giacomo della PortaClaude Venardutilizzò le vecchie mura medievali come contrafforti e creò un alto terrapieno: sullo spazio così ottenuto dispose l’ampio Vialone, parallelo al corpo della villa, intersecato da cinque assi trasversali.

Le peschiere viste dalla fontana di Nettuno

Questa pianta ortogonale costituì dunque lo schema del “verde” che venne ornato con “trentamila piante a rotazione stagionale, centocinquanta piante secolari ad alto fusto, quindicimila piante ed alberi ornamentali perenni“, in un tripudio di essenze mediterranee, dai cipressi agli allori, dalle siepi alle piante di agrumi in vaso.

Passeggiando nel parco si ammirano gli alberi maestosi (i cipressi vennero anche cantati da Gabriele D’Annunzio nel “Notturno”: “essere il più alto e il più fosco/cipresso di Villa D’Este“), la disposizione dei prati, dei vialetti e delle rampe, il rigoglio del verde in tutte le sue sfumature, lo sbocciare dei fiori, e si è allietati dal suono delle cascate e dallo zampillio delle fontane. Tra queste alcune riservano la sorpresa di meccanismi musicali azionati dalla forza delle acque: la fontana dell’Organo, opera di Claude Venard, è tutt’oggi funzionante e viene attivata quotidianamente a partire dalle 10,30 ogni due ore.

Viale delle Cento fontane

La fontana della Civetta, che purtroppo non è attiva, ricorda il verso dell’uccello di cui porta il nome, la cui immagine è rappresentata in bronzo.

Durante la passeggiata si ammirano inoltre il viale delle Cento fontane, la fonte del Bicchierone (realizzata da Gian Lorenzo Bernini), la fontana del Pegaso, la fontana dei Draghi. La più imponente è senz’altro la fontana di Nettuno, realizzata da Attilio Rossi in un tripudio di spruzzi colossali, cui segue la fontana dell’Ovato, che rappresenta simbolicamente la cascata di Tivoli ed è così chiamata perché ha una forma semicircolare.

I nomi delle fontane e dei luoghi ricordano episodi e personaggi del mito, come la Grotta di Diana e la Loggia di Pandora, mentre la fontana di Roma o Rometta è ornata con la Lupa e i gemelli Romolo e Remo: era originariamente decorata con le miniature di alcuni monumenti di Roma, andati purtroppo perduti, che facevano da scenografia alle sculture rimaste.

Stanza della gloria

Le sale dell’antico convento, trasformato in villa sontuosa, vennero affrescate da alcuni dei protagonisti del tardo manierismo romano, da Federico Zuccari ad Antonio Tempesta: in particolare quelle collocate al piano nobile sono dedicate alla rappresentazione dei miti antichi, e alla celebrazione delle divinità locali e della casata d’Este. Questi spazi si susseguono in un magnifico tripudio di affreschi, che abbelliscono ogni spazio sfruttando giochi di prospettiva e illusioni in trompe-l’œil.

Dopo la morte del cardinale Ippolito II, avvenuta nel 1572, la villa rimase alla famiglia e dal 1605 Alessandro d’Este avviò un nuovo programma di restauro e manutenzione, creando una serie di ulteriori innovazioni all’assetto del giardino e alla disposizione delle fontane. Altri lavori furono realizzati tra il 1660 e il 1670 e coinvolsero lo stesso Gian Lorenzo Bernini.

Prima stanza tiburtina, volta

Nel XVIII secolo la mancata manutenzione – essenziale in questo luogo dove acqua, roccia e verde devono coesistere in un delicato equilibrio – causò la rovina della residenza e del suo parco, e la situazione di abbandono si aggravò ulteriormente con il passaggio di proprietà alla Casa d’Asburgo, quando la collezione di statue antiche del cardinale Ippolito fu smembrata e trasferita altrove.

L’arrivo del cardinale von Hohenlohe mise fine alla decadenza e villa d’Este ricominciò ad essere un punto di riferimento della vita culturale ed intellettuale. L’ultimo proprietario privato fu l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, che avrebbe voluto venderla allo Stato Italiano per l’enorme cifra di due milioni di lire dell’epoca: l’Italia tergiversò a lungo di fronte a questa esosa richiesta, ma l’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, nel quale l’arciduca venne assassinato, pose fine alla questione.

Stanza della nobiltà, dettaglio

Come il ministro degli esteri Antonino di San Giuliano riferì al primo ministro Antonio Salandra quello stesso 28 giugno, “ci siamo liberati di quella noiosa faccenda di Villa d’Este“. Nel 1918, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, la residenza entrò a far parte delle proprietà dello Stato Italiano, venne aperta al pubblico ed interamente restaurata tra il 1920 e il 1930. Dopo i danni subiti a causa del bombardamento del 1944 venne nuovamente restaurata e da allora gli interventi si sono susseguiti ininterrottamente.

Con l’arrivo della bella stagione una gita in questo luogo da favola, la cui storia è davvero incredibile, merita una giornata intera. Nelle vicinanze si trovano anche Villa Adriana e Villa Gregoriana, entrambe splendide, mentre se si vuole trovare ristoro alle fatiche del tour culturale consiglio senz’altro il ristorante Da Totarello: memorabili i bocconcini di parmigiano fritto, che però sconsiglio a chiunque sia a dieta.

Per la visita della Villa tutte le informazioni sono disponibili sul sito internet ufficiale, indico qui per comodità gli orari di apertura:

A partire dal 1 novembre 2017 il complesso monumentale di Villa d’Este rispetterà il seguente orario di apertura: 8.30 – 19.45 (la biglietteria chiude alle 18.45).

Sala di Noè, dettaglio della volta

L’orario di uscita dal Giardino è collegato al tramonto del sole nel mese di riferimento:
Gennaio: 16.45; Febbraio: 17.15; Marzo: 18.00 (con ora legale 19.00); Aprile 19.15; da Maggio ad Agosto: 19.30; Settembre: 19.00; Ottobre:18.15 (con ora solare 17.15), Novembre e Dicembre: 16.45.

Fino alle ore 19.45 restano sempre visitabili il Chiostro, il Palazzo e il Vialone esterno.

Consiglio infine il noleggio dell’audioguida (a pagamento), che fornisce informazioni preziose e suggerisce un percorso di visita.

Chi, come me, è appassionato di giardini, può leggere quelli che ho visitato (e consiglio vivamente!) nella sezione dedicata del sito.

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