Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio a Firenze, simbolo della città e capolavoro d’arte

Piazza della Signoria e fontana dell'Ammannati
Piazza della Signoria e fontana dell’Ammannati

Palazzo Vecchio è il simbolo del potere civico e politico fiorentino, dimora del governo e tuttora sede del Comune di Firenze: oltre a essere uno dei più bei palazzi civici del Trecento, le sue “mura maternali, testimoni a tante gran cose”, secondo la splendida definizione del Vasari, videro svolgersi per oltre sette secoli i grandi avvenimenti politici e storici fiorentini, divenendo l’emblema più sentito della città.

La storia di Palazzo Vecchio

Costruito a partire dal 1299 come Palagio dei Priori, nel 1540 divenne la residenza della famiglia Medici in seguito alla decisione di Cosimo I di lasciare il primo palazzo di famiglia in via Larga (l’attuale Palazzo Medici Riccardi). Divenne Palazzo “Vecchio” quando i Medici, nel 1565, elessero a nuova reggia Palazzo Pitti e questa divenne la loro vecchia residenza.

Facciata di Palazzo Vecchio e Torre di Arnolfo
Facciata di Palazzo Vecchio e Torre di Arnolfo

La sua costruzione fu decisa dopo la vittoria dei Guelfi contro i Ghibellini, nell’area resa libera in seguito all’abbattimento delle case degli Uberti e dei Foraboschi: l’andamento del palazzo venne quindi determinato dalle strutture murarie preesistenti, sì che la forma della pianta ne risultò un trapezio irregolare, con il lato minore rivolto verso la piazza. L’architetto incaricato della realizzazione fu, secondo la tradizione, Arnolfo di Cambio, già capomastro della Cattedrale e progettista della basilica di Santa Croce.

I lavori per le fondamenta ebbero inizio il 24 febbraio 1299: Arnolfo usò la preesistente Torre dei Foraboschi, alta più di 50 braccia, come sostegno centrale e vi innestò la torre che ha preso il suo nome. Per rispettare inoltre la vicina pieve di San Piero Scheraggio impostò il Palazzo in modo asimetrico, con la porta principale e la torre fuori centro. La facciata che ne risulta è un unicum dall’effetto dinamico: Palazzo Vecchio si pone come un grande blocco di pietra forte (proveniente dalle cave di Boboli, la collina su cui fu poi realizzato il celeberrimo giardino) a tre piani. Al pianterreno con poche finestre – espressione della sua originaria funzione difensiva – segue una duplice serie di bifore, e ancora più in alto i beccatelli del coronamento – entro il quale si svolge il camminamento di ronda – decorati con stemmi di Firenze, del popolo, della parte Guelfa, del Re di Francia. Il camminamento – traforato da finestre ad arco e terminante con merli piani – è aggettante come la torre, che sporge arditamente verso la piazza coronata da un ballatoio con merli a coda di rondine ghibellini. La cella campanaria è limitata da pilastri cilindrici che sorreggono la cuspide, terminante con una palla di rame sormontata dal marzocco, il leone rampante che sostiene il giglio.

Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio
Salone dei Cinquecento

Verso il 1310 la torre era in fase di completamento e nel 1323 la piazza veniva ampliata, mentre alcune modifiche furono apportate per tutto il Trecento. Dal 1440 al 1460 Palazzo Vecchio venne modificato soprattutto nei suoi spazi interni per opera di Michelozzo, l’architetto di fiducia di Cosimo de’ Medici, mentre tra il 1495 e il 1496 venne costruita dal Cronaca la grande Sala del Consiglio Maggiore – divenuta poi il Salone dei Cinquecento – sollecitata da fra’ Savonarola per consentire la più ampia partecipazione pubblica all’assemblea cittadina: la sala doveva ospitare almeno cinquecento cittadini. Nel 1504 davanti alla porta principale del Palazzo fu collocato il David di Michelangelo, una collocazione altamente simbolica decisa da una commissione d’artisti che – innalzando l’opera a emblema politico – ne fu involontaria causa di seri danni materiali.

Sempre ai primi del Cinquecento Michelangelo e Leonardo operarono all’interno della Sala del Consiglio Maggiore, incaricati della sua decorazione: nessuno dei due portò a termine l’impresa, definita dal Cellini “la scuola del mondo”. I loro cartoni, rappresentanti la Battaglia di Cascina (di Michelangelo) e la Battaglia di Anghiari (di Leonardo), sono andati dispersi.

Quartiere degli Dei Terrestri o di Leone X. Sala di Leone X
Quartiere degli Dei Terrestri o di Leone X. Sala di Leone X

A partire dal 1540 Palazzo Vecchio divenne la residenza di Cosimo I de’ Medici e di Eleonora di Toledo, conoscendo una profonda trasformazione che ne cambiò l’aspetto da edificio medievale a sfarzosa residenza signorile, con una serie di cantieri diretti da Giovan Battista del Tasso prima e da Giorgio Vasari poi.

Dopo Arnolfo e Michelozzo, Vasari fu l’architetto che contribuì in modo determinante a riorganizzare gli spazi di Palazzo Vecchio e definirne la decorazione interna, voluta per normalizzare gli interventi precedenti senza alterare l’aspetto esterno: furono creati i Quartieri esistenti tutt’oggi, destinati – tra l’altro – ad ospitare la famiglia ducale e la servitù, quali il Quartiere degli Elementi o degli Dei Celesti, il Quartiere di Leone X o degli Dei Terrestri, il Quartiere di Eleonora, e fu attribuita al Salone dei Cinquecento la vastità e monumentalità che ancor oggi si ammira, oltre allo costruzione dello scalone a doppia rampa che ad esso conduce.

Cappella di Eleonora di Toledo. Sull'altare Bronzino, Deposizione di Cristo
Cappella di Eleonora di Toledo. Sull’altare Bronzino, Deposizione di Cristo

Ulteriori trasformazioni furono apportate in occasioni del matrimonio fra Francesco I e Anna d’Austria, celebrato nel 1565: si ricordano in particolari le celebri Vedute di città dell’Impero degli Asburgo dipinte nel cortile di Michelozzo e la creazione della Fontana del Nettuno, opera di Bartolomeo Ammannati con l’aiuto del Giambologna, realizzata in Piazza della Signoria presso il luogo dove era avvenuta l’esecuzione del Savonarola. Nel 1588 venne ultimata la facciata verso via de’ Leoni, intervento compiuto da Bartolomeo Ammannati e Bernardo Buontalenti con l’unificazione in un unico Palazzo delle varie architetture, sorte nel frattempo nella parte tergale del complesso ed edificate sopra le strutture interrate dell’antico Teatro Romano.

Nel 1565 la famiglia Medici si spostò a Palazzo Pitti, e il Palazzo cominciò ad essere connotato con l’aggettivo “vecchio” che lo ha accompagnato fino ad oggi. Dell’epoca moderna merita ricordare il periodo di Firenze Capitale, quando il Salone dei Cinquecento accolse gli scranni della Camera dei Deputati: lungo il ballatoio che collega il Quartiere degli Dei Celesti al Quartiere di Eleonora ancora oggi si trovano le sedute di Bettino Ricasoli, Ubaldino Peruzzi e Adriano Mari.

La visita di Palazzo Vecchio

Il percorso di visita di Palazzo Vecchio ha inizio dal piano terreno, dai suoi tre cortili: il Cortile di Michelozzo, il Cortile della Dogana – con gli imponenti pilastri su cui poggia il sovrastante Salone dei Cinquecento – il Cortile nuovo, realizzato dall’Ammannati e dal Buontalenti in occasione della sistemazione cinquecentesca della fabbrica verso via dei Leoni.

Il video del Cortile di Michelozzo:

Dal Cortile della Dogana si accede all’area archeologica, che nel sottosuolo ha riportato alla luce i resti del Teatro romano di Florentia, risalente al I secolo a.C. e ampliato fra il I e il II secolo d.C. per accogliere fino a 8/10.000 spettatori. Orientato con la cavea verso Piazza della Signoria e la scena verso via dei Leoni, rimase in uso fino al V secolo e poi subì una sorte di abbandono e saccheggio. Nel corso dei secoli gli ambienti delle burelle furono utilizzati come discarica, ricoveri per gli animali, luoghi di sepoltura, carceri. Fra il XII e il XIII secolo sulle vestigia romane furono costruite le case dei Foraboschi, poi inglobate nella costruzione del Palagio dei Priori: la memoria e i resti del Teatro vennero progressivamente dimenticati fino a quando – con il trasferimento della Capitale a Firenze – riaffiorarono nel 1875 nel corso di alcune campagne di sventramento e scavo.

Ipotesi ricostruttiva della planimetria del Teatro Romano di Florenzia sovrapposta alla pianta di Palazzo Vecchio (grafica @ Comune di Firenze)
Ipotesi ricostruttiva della planimetria del Teatro Romano di Florenzia sovrapposta alla pianta di Palazzo Vecchio (grafica @ Comune di Firenze)

Tra il Cortile di Michelozzo e il Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio si trova lo scalone monumentale a doppia rampa progettato dal Vasari: percorrendone i gradini si giunge al Salone dei Cinquecento, l’antica Sala del Consiglio Maggiore voluta dal Savonarola, ristrutturata in occasione del trasferimento della famiglia Medici in Palazzo per trasformarla in sala di rappresentanza.

Vasari realizzò per i Medici un progetto grandioso: innalzò il soffitto della Sala – giudicata “cieca di lumi… nana e con poco sfogo d’altezza” – di circa sette metri, decorandolo con episodi della storia di Firenze, del Ducato della Toscana e – al centro – l’Apoteosi di Cosimo I: il ciclo fu opera tra gli altri dello stesso Vasari, dello Zuccari e dello Stradano. Sulla testata nord fu realizzata la tribuna, soprelevata per ospitare il Granduca, mentre a sud doveva trovare collocazione una fontana dell’Ammannati, rimasta incompiuta e poi trasferita al Museo Nazionale del Bargello (dove tutt’oggi si ammira). Le pareti est e ovest, sulle quali si era svolto ai primi del Cinquecento il confronto fra Michelangelo e Leonardo, ospitarono i monumentali affreschi realizzati fra il 1567 e il 1571 sotto la direzione del Vasari, raffiguranti episodi salienti delle guerre di Firenze contro Pisa e contro Siena. Lungo le pareti si ammirano infine alcune sculture tra le quali il Genio della Vittoria di Michelangelo, realizzato tra il 1533 e il 1534 per la tomba di Giulio II della Rovere e poi scartato dal progetto definitivo (subirono la stessa sorte i coevi Prigioni esposti presso il Museo dell’Accademia, esclusi dal monumento effettivamente realizzato per la basilica romana di San Pietro in Vincoli).

Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio
Cortile della Dogana

Sul fianco della parete sinistra del Salone – varcata una piccola porta – si trova il celeberrimo Studiolo di Francesco I, capolavoro del manierismo fiorentino: in origine questo luogo privato aveva accesso solamente dall’appartamento del duca. Realizzato tra il 1570 e il 1575 con il concorso – tra i quasi trenta artisti coinvolti – di Vasari, Giambologna, Ammannati, Allori, Stradano, lo Studiolo di Palazzo Vecchio era luogo di studio e “guardaroba” di oggetti piccoli e preziosi, custoditi all’interno di armadi celati lungo le pareti. Il suo programma iconografico, dispiegato nei dipinti, nei bronzetti e nell’affresco sulla volta, celebra il rapporto tra Arte e Natura, secondo gli interessi di Francesco I.

Al primo piano di Palazzo Vecchio – non accessibile al pubblico perché adibita a sala del Consiglio Comunale di Firenze – si trova la Sala dei Duecento, costruita ai primi del XIV secolo per ospitare le riunioni del Consiglio fiorentino. E’ coperta da un soffitto ligneo a lacunari opera di Giuliano da Maiano, con rosoni circondati da gigli angioini, ghirlande e scudi recanti le insegne della città. Con Cosimo I fu adornata da un magnifico ciclo di arazzi narranti le Storie di Giuseppe, tessuti dall’arazzeria medicea su cartoni di Agnolo Bronzino, Jacopo Pontormo e Francesco Salviati. Gli arazzi – oggetto di un recente restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e il Laboratorio Arazzi del Quirinale – sono stati straordinariamente riuniti dopo diversi decenni in occasione di una mostra temporanea: una parte infatti fu trasferita a Roma dai Savoia nel 1882 ed è di proprietà del Quirinale.

Soffitto del Salone dei Cinquecento
Soffitto del Salone dei Cinquecento

Dal Salone dei Cinquecento si giunge al Quartiere di Leone X o degli Dei Terresti di Palazzo Vecchio, realizzato prima dal Tasso e poi dal Vasari contemporaneamente alle sale del piano superiore. Ciascuna sala è dedicata a un personaggio illustre della famiglia Medici, che viene celebrato nelle decorazioni lungo le pareti e sui soffitti: Cosimo il Vecchio (a cui si deve il rinnovamento della basilica di San Lorenzo come ricordato in uno degli affreschi), Lorenzo il Magnifico, Leone X, Cosimo I, Giovanni delle Bande Nere, Clemente VII (le ultime tre sale non sono visibili perché adibite ad ufficio del Sindaco di Firenze).

Salendo la scala con i soffitti affrescati a grottesca si giunge al secondo piano di Palazzo Vecchio. A destra si apre il Quartiere degli Elementi o degli Dei Celesti, le cui sale furono realizzate specularmente a quelle sottostanti, come scrisse Vasari: “non è niente di sopra dipinto, che qui di sotto non corrisponda”. Nel richiamo fra i due piani, ogni divinità celeste corrisponde a un esponente mediceo. La prima sala è quella degli Elementi, affrescata sulle pareti con immagini del mito relative all’Acqua, alla Terra e al Fuoco e decorata sul soffitto ligneo con l’Aria. Seguono la Sala di Giove (un tempo ornata con arazzi tessuti dall’arazzeria medicea), il Terrazzo di Giunone (dove si ammira il Putto col delfino del Verrocchio, posto in copia sulla fontana del Cortile di Michelozzo), la Sala di Ercole e la Terrazza di Saturno, dalla quale si gode di una splendida vista sulla città verso la chiesa di Santa Croce e verso la collina di San Miniato al Monte. Tornando verso la Sala degli Elementi si trovano la Sala di Opi, la Sala di Cerere e infine lo Scrittoio di Calliope (uno degli studioli privati di Cosimo I).

Il video della Sala degli Elementi:

Superato il ballatoio che affaccia scenograficamente sul Salone dei Cinquecento si giunge al Quartiere di Eleonora, così chiamato perché vi risiedeva la moglie di Cosimo I, Eleonora di Toledo. I suoi ambienti corrispondevano al piano inferiore all’appartamento di Cosimo (profondamente trasformato nel corso dei secoli e oggi adibito a uffici), al piano superiore agli appartamenti dei figli, al mezzanino agli spazi abitati dalla madre di Cosimo, Maria Salviati. In origine le sale – collocate nella parte più antica di Palazzo Vecchio – ospitavano gli spazi privati dei membri del governo cittadino, che nel corso del loro mandato qui risiedevano in isolamento.

Sala delle Udienze. Sulla parete Francesco Salviati, Storie di Marco Furio Camillo
Sala delle Udienze. Sulla parete Francesco Salviati, Storie di Marco Furio Camillo

Fra gli ambienti del Quartiere di Eleonora spicca la celebre Cappella, affrescata dal Bronzino tra il 1540 e il 1565, capolavoro del Manierismo fiorentino. Alla cappella segue l’infilata di stanze dedicate a donne simbolo di virtù: la Sala delle Sabine, la Sala di Ester, la Sala di Penelope, la Sala di Gualdrada. Quest’ultima è decorata da un fregio con vedute della città e delle sue feste tradizionali.

Le tre sale successive sono le Sale dei Priori, ovvero gli ambienti di uso comune dei Priori delle Arti e del Gonfaloniere di Giustizia: la cappella per le funzioni religiose, la Sala delle Udienze e la Sala dei Gigli, che hanno conservato quasi interamente l’aspetto che avevano nel 1530 (prima del trasferimento mediceo in Palazzo).

Sala dei Gigli, al centro Domenico Ghirlandaio, San Zanobi in trono con Sant'Eugenio e San Crescenzio
Sala dei Gigli, al centro Domenico Ghirlandaio, San Zanobi in trono con Sant’Eugenio e San Crescenzio

La Cappella dei Priori fu dipinta fra 1511 e 1514 da Ridolfo del Ghirlandaio secondo una decorazione imitante il mosaico. La Sala dell’Udienza fu fatta affrescare da Cosimo I con Storie di Marco Furio Camillo ad opera di Francesco Salviati e presenta un magnifico soffitto ligneo dorato. La Sala dei Gigli deriva il suo nome dalla decorazione, che sul soffitto e alle pareti mostra il giglio di Francia in onore degli Angiò, protettori della parte Guelfa. Su una parete si trova l’affresco di Domenico del Ghirlandaio con San Zanobi, San Crescenzio e Sant’Eugenio, mentre di lato si ammira la celeberrima Giuditta e Oloferne di Donatello: commissionata per la dimora medicea di via Larga, fu collocata sull’arengario di Palazzo Vecchio e poi nuovamente spostata per far posto al David di Michelangelo.

Donatello, Giuditta decapita Oloferne. Sala dei Gigli
Donatello, Giuditta decapita Oloferne. Sala dei Gigli

Un’apertura trecentesca conduce alla Sala della Cancelleria della Repubblica Fiorentina, dove sono esposte opere commemorative del Cancelliere Niccolò Machiavelli, mentre la sala accanto è quella delle Carte Geografiche o del Mappamondo, con alle pareti armadi recanti tavole tolemaiche dipinte e al centro un grande mappamondo opera di Stefano Buonsignori e fra’ Egnazio Danti (il cosmografo di Cosimo I che – tra l’altro – progettò le linee meridiane sul pavimento della chiesa di Santa Maria Novella per osservarvi i movimenti solari). Il progetto originario della Sala del Mappamondo – rimasto incompiuto per la morte di Cosimo I e poi del Vasari – voleva rappresentare tutto il mondo conosciuto all’epoca, con sul soffitto pitture rappresentanti le costellazioni e due grandi globi calati dall’alto: le mappe che furono dipinte sono una preziosa testimonianza della conoscenza del mondo alla metà del Cinquecento.

Conclusa la visita del secondo piano è possibile salire sulla Torre di Arnolfo passando dal camminamento di ronda: entrambi – Torre e camminamento – svolgevano una funzione militare proteggendo gli esponenti del governo cittadino dagli attacchi esterni, e costituivano il simbolo politico della loro supremazia sulla città. Salendo 223 gradini è possibile raggiungere la sommità della Torre a 95 metri di altezza: lungo l’ascesa si apre una piccola stanza, chiamata Alberghetto, dove furono imprigionati Cosimo il Vecchio nel 1433, prima di essere esiliato da Firenze, e fra’ Savonarola nel 1498, prima della sua esecuzione in Piazza della Signoria. Ancora al di sopra dell’ultimo giro di merli si innalza su possenti colonne la cella campanaria, con la campana chiamata Martinella, la campana di Mezzogiorno e la campana dei rintocchi. La Martinella è un simbolo cittadino di grande valore: nella sua storica funzione di chiamare a raccolta i fiorentini, in particolare in occasione di guerre e battaglie, risuonò l’11 agosto 1944 quando le truppe nazifasciste lasciarono definitivamente Firenze. Ogni anno il rito viene ripetuto per celebrare la Liberazione.

Il video della Torre di Arnolfo, la salita degli ultimi gradini e il panorama dall’alto:

Scendendo infine le scale, a conclusione del percorso di visita, si accede al Mezzanino, situato nella parte più antica di Palazzo Vecchio tra il primo e secondo piano attorno al Cortile di Michelozzo. Fu interessato marginalmente dalle trasformazioni cinquecentesche volute da Cosimo I mantenendo – più di ogni altro ambiente del palazzo – il suo aspetto di dimora medievale. Ospitò la madre di Cosimo I Maria Salviati dal 1540 al 1543 e poi i fratelli di Eleonora di Toledo. Oggi è arredato con mobili e opere d’arte provenienti dalla Collezione Loeser, donati dal collezionista americano Charles Loeser al Comune di Firenze nel 1928.

Camminamento di ronda di Palazzo Vecchio
Camminamento di ronda

Informazioni utili: per la redazione di questo articolo mi sono avvalsa di fonti diverse tra le quali “Palazzi di Firenze” di Mario Bucci e Raffaello Bencini (Firenze, Vallecchi, 1971), “Tutta Firenze ieri e oggi” a cura di Simone Bargellini (Firenze, Tornatré, 1970), “I Palazzi” di Sandra Carlini, Lara Mercanti, Giovanni Straffi (Firenze, Alinea, 2001), “Il museo di Palazzo Vecchio” a cura di Valentina Zucchi (Firenze, Mandragora, 2013). Per conoscere le modalità di accesso a Palazzo Vecchio suggerisco di consultare il sito internet dell’ente gestore, musefirenze.it, contenente anche indicazioni circa le interessanti attività di mediazione culturale e le proposte di visite guidate lungo percorsi insoliti e poco noti.

Altre immagini:

 

Mappa di Palazzo Vecchio:

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