Museo Stibbert, Sala della cavalcata - dettaglio

Il Museo Stibbert a Firenze: armi e armature antiche di tutto il mondo

Museo Stibbert, Saletta d'ingresso al Museo
Saletta d’ingresso al Museo

Il Museo Stibbert di Firenze è un luogo di grandissima suggestione: in un sontuoso castello neomedievale costruito sulla collina di Montughi, frutto di ampliamenti e adeguamenti successivi, si ammirano armi e armature antiche di rara bellezza e pregio, ma anche quadri, ceramiche, tessuti…

Il suo fondatore, Frederick Stibbert, proveniva da una famiglia di militari di origine inglese: il nonno era stato Governatore Generale del Bengala in India, il padre – Thomas – fu colonnello delle ColdStream Guards.  Nel corso di un viaggio a Firenze Thomas, già ultrasessantenne, conobbe Giulia Cafaggi, molto più giovane di lui. Andarono a vivere insieme in una villa acquistata sul colle di Montughi ed ebbero tre figli: il maggiore, Frederick, nacque nel 1838, seguito da due sorelle.

Museo Stibbert, esterno sul giardino
L’esterno sul giardino

Rimasto orfano a nove anni, Frederick ereditò l’immensa fortuna accumulata dal nonno e dal babbo, di cui però entrò pienamente in possesso solo con la maggiore età, a 21 anni. Assecondando la passione per il collezionismo, l’interesse per le arti minori e per le aree geografiche fino ad allora considerate esotiche, cominciò ad accumulare armi, armature, quadri, opere di arte applicata, tanto che la casa di famiglia divenne insufficiente a custodire tutta la collezione. Nel 1874 decise di acquistare la confinante villa Bombicci, che trasformò per adibirla a museo. Unì quindi le due ville mediante la costruzione della grande Sala della cavalcata, spettacolare esposizione dell’armeria europea e snodo di tutto il percorso espositivo.

Si dedicò inoltre alla sistemazione del parco circostante: passeggiando vi si notano suggestioni esoteriche, come la presenza di un tempietto neoegizio che si specchia nelle acque del laghetto, risalente a 1864. Il parco, allestito secondo un gusto romantico, era attraversato da un grande viale d’accesso e veniva completamente illuminato a gas.

Museo Stibbert, Prima sala giapponese - dettaglio
Prima sala giapponese – dettaglio

Percorrendo oggi il museo si ammirano le collezioni esposte secondo l’allestimento voluto da Stibbert, che aveva costruito ogni sala in stretta connessione con le opere che vi avrebbe mostrato: si rievocano periodi storici e ambiti culturali diversi, secondo un gusto eclettico e una curiosità che si riscontra nelle architetture, nelle decorazioni delle sale, nelle opere esposte e nel loro accostamento.

Tra le prime sale che si incontrano vi è la Sala della Malachite, destinata alla pinacoteca e ispirata alla celebre Tribuna degli Uffizi, con un lucernario che consente l’illuminazione naturale dall’alto. Il nome di questo ambiente deriva da uno splendido tavolo in malachite esposto alla prima Esposizione di Arti e Industrie di Parigi del 1806. Sulla sala affacciano i sontuosi Salotto della Venere dormiente e Salottino Luigi XV, con mobilia rococò e chinoiserie. La successiva è la Sala del Condottiere, che prende il nome dalla figura equestre collocata al centro, ispirata al famosissimo Giovanni Acuto di Paolo Uccello. Vi è poi la Sala della Cavalcata islamica, una delle due stanze dedicate all’esposizione di armi islamiche: il soffitto è decorato con stucchi che riproducono gli ambienti dell’Alhambra di Granada, mentre sul pavimento vi sono mattonelle di stile moresco. La collezione islamica costituisce, insieme a quella giapponese, una delle più preziose esistenti al mondo, sia per la completezza sia per la varietà delle opere raccolte: vi sono infatti rappresentate numerose culture, la moghul, l’ottomana, la persiana, la turcomanna, la mamelucca. Stibbert coltivò il suo interesse verso l’arte e l’artigianato orientale in un momento in cui non era particolarmente apprezzato e ricercato, a conferma della sua indipendenza di giudizio e gusto rispetto alle mode correnti.

Museo Stibbert, la cavalcata islamica - dettaglio
La cavalcata islamica – dettaglio

Al piano superiore si trovano le quattro sale destinate alla collezione giapponese, che coniuga l’interesse per il costume con quello per le armi e rappresenta una delle più importanti al mondo (al di fuori del Giappone): le opere qui esposte furono acquistate in maniera sistematica da Stibbert nel corso di tutta la sua vita, in Inghilterra, Francia, in Giappone, in Italia. Si ammirano armi bianche, armature, elmi, armi da fuoco, archi e frecce, ma anche lacche e suppellettili, maschere, stampe, costumi, rotoli.

Tornando al piano terra si giunge nello spazio più spettacolare di tutto il museo, la Sala della Cavalcata, che regala un senso di stupore e meraviglia per il suo incredibile effetto scenico: è un salone monumentale di venti metri di lunghezza per otto di larghezza, alto dieci metri coperto da volte a crociera. Affrescato in stile neofiorentino, è percorso da un corteo di dodici cavalieri disposti a coppia, con cavalli e manichini realizzati appositamente per indossare armature e gualdrappe. Ogni figurante è ispirato a personaggi storici: il Colleoni di Verrocchio, l’imperatore Massimiliano d’Austria, il principe Emanuele Filiberto di Savoia. I primi quattro cavalieri portano armature tedesche, sono seguiti da due cavalieri italiani, un francese e quattro turchi. La sala è ulteriormente decorata da due figure equestri poste ai lati della scalinata di uscita, da figure di fanti e da altre armature disposte su plinti, oltre che da una grande vetrina con spade, testiere da cavallo e altri elementi.

Museo Stibbert, Loggia Impero
Loggia Impero

Seguono gli ambienti un tempo adibiti ad abitazione privata, tra cui la Sala del biliardo (in cui si trova la collezione di spadini), lo Studiolo di Stibbert (espone 131 spade di varia tipologia), la Libreria (in realtà custodisce la collezione di porcellane europee e orientali), il Salotto di Giulia, la Galleria delle armi da fuoco (i cui ottantasette esemplari raccontano la storia delle armi da fuoco dal Cinquecento fino all’Ottocento). L’infilata termina con il grande Salone delle feste, fatto realizzare da Stibbert tra il 1887 e il 1889 come nuovo ambiente della villa insieme all’antistante Galleria e alla Loggetta. Tornando indietro si incontrano la Sala da pranzo, la Loggia degli Stucchi, il Salotto rosso, la Sala delle bandiere (che deve il nome al soffitto a padiglione formato da bandiere del Palio di Siena, acquistate nel 1884). Salendo al primo piano si visitano altri ambienti dell’abitazione privata, tra cui la Sala della piatteria (in cui si trova il Petit Costume d’Italie indossato da Napoleone in occasione dell’incoronazione a Re d’Italia nel 1805 a Milano), la Loggia impero, la camera di Giulia, la camera di Stibbert, il Salottino da studio.

 

Per la conoscenza della vita di Stibbert e della storia del suo Museo mi è stata preziosa la guida “Museo Stibbert” edita da Polistampa nel 2011, a cui rimando per le informazioni contenute in questo articolo. Per organizzare una visita tutte le indicazioni utili sono reperibili sul sito internet: secondo le attuali modalità di accesso il Museo è visitabile esclusivamente accompagnati (visita accompagnata, non guidata), con partenza ogni ora. Il percorso ha una durata di un’ora e un quarto circa.

Chi si è appassionato alla storia di Stibbert ed è rimasto affascinato dalla scoperta delle sue collezioni, potrebbe essere interessato a conoscere un’altra figura altrettanto complessa ed intrigante, quella dell’antiquario Stefano Bardini, che sempre a Firenze realizzò e donò al Comune un Museo tra i miei preferiti: ne parlo in questo articolo.

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