La Centrale Montemartini a Roma

L’ingresso della Centrale Montemartini

La Centrale Montemartini è un museo affascinante, che racconta tante storie diverse: la storia della prima centrale termoelettrica pubblica di Roma, costruita agli inizi del 1900 sulla Via Ostiense, la storia del trasferimento delle opere archeologiche qui presenti in occasione della ristrutturazione di alcuni settori del Musei Capitolini nel 1997, la storia delle sculture esposte, provenienti da alcuni dei luoghi più interessanti della città antica. Un incontro di sorti che colpisce soprattutto per la fortunata combinazione fra un luogo straordinario, magnifico esempio di archeologia industriale, e un’importante collezione di archeologia classica: un accostamento unico, quello fra capolavori di scultura antica a vecchi macchinari produttivi, possibile solo in una città come Roma.

La centrale vista dal Tevere (1924 circa)

La centrale fu inaugurata nel 1912 ed intitolata alla memoria dell’Assessore capitolino al Tecnologico, Giovanni Montemartini. In quegli anni iniziava in maniera sistematica l’industrializzazione dell’area dell’Ostiense, la zona di più antica industrializzazione di Roma che comprende, oltre alla Centrale, il Mattatoio, il Gazometro, gli ex Mercati Generali, l’ex Mira Lanza e le strutture portuali. La Centrale era inizialmente alimentata da gruppi di motori diesel cui si aggiunsero, nel 1924, turbine a vapore. Nel 1933 furono installati due ulteriori grandi motori alimentati sempre a diesel, che oggi è possibile ammirare – nelle loro dimensioni impressionanti – nella sala che ne prende il nome: erano analoghi a quelli installati sui grandi transatlantici che all’epoca attraversavano l’oceano. Nel 1963 una parte degli impianti fu messa fuori servizio e pochi anni dopo la centrale cessò la propria attività. Sopravvivendo all’ipotesi del suo abbattimento, il restauro iniziò negli anni ’80 con l’intenzione – da parte della proprietaria Acea – di farne un polo espositivo e culturale dedicato all’energia e all’acqua. Il recupero, che per la prima volta aveva posto il problema della salvaguardia del patrimonio industriale, portò nel 1995 alla collaborazione con il Comune di Roma, determinandone la fortuna successiva.

Particolare della Sala Macchine

Il museo nacque nel 1997 quando, per liberare gli spazi del Palazzo dei Conservatori, del Museo Nuovo e del Braccio Nuovo dei Musei Capitolini – interessati da lavori di ristrutturazione – e al contempo mantenere visibili le opere che qui erano esposte, fu allestita una mostra temporanea dal titolo “Le macchine e gli dei” negli ambienti appena restaurati della ex centrale termoelettrica. Il luogo fu scelto per la maestosità degli spazi, adatti ad ospitare sculture anche monumentali e grandi complessi archeologici. La suggestione dell’accostamento fra questi due mondi diametralmente opposti – anche cromaticamente contrastanti, fra lo scuro ferrigno delle macchine industriali e il bianco del marmo delle sculture – fu tale che il progetto museale divenne permanente, e la sede espositiva accoglie oggi le opere di più recente acquisizione dei Musei Capitolini.

Le opere sono esposte in tre ambienti della centrale, secondo un percorso di tipo tematico e cronologico che le raggruppa per provenienza e funzione, e illustra i momenti più significativi della crescita della città dalle fasi più antiche della Roma repubblicana fino al IV secolo d.C..

Nella Sala delle Colonne vi sono esemplari della ritrattistica tardo-repubblicana, arredi domestici (provenienti da abitazioni private) e funerari, alcuni corredi provenienti dal sepolcreto dell’Esquilino (testimonianza degli scambi commerciali con l’Etruria e la Grecia), infine il corredo e il sarcofago di Crepereia Tryphaena, risalente alla seconda metà del II secolo d.C..

Particolare della Sala Macchine

Nella Sala Macchine sono esposti grandiosi complessi architettonici: vi sono i resti della colossale statua della Fortuna che si ergeva, per un’altezza di 8 metri, nell’area sacra di Largo Argentina, alcune testimonianze dei monumenti religiosi e civili eretti sul Campidoglio, la ricostruzione del frontone del tempio di Apollo Sosiano, situato vicino al Teatro di Marcello e costituito da originali greci portati a Roma durante l’epoca di Augusto, infine una serie di opere di origine greca o copie di originali greci.

La Sala delle Caldaie

Nella Sala delle Caldaie è possibile ammirare opere provenienti da grandi residenze gentilizie poi passate nella proprietà privata dell’imperatore, come gli Horti Sallustiani (situati nell’attuale quartiere Ludovisi) e gli Horti Liciniani, da cui proviene uno straordinario mosaico di 15 metri rappresentante scene di caccia (di quel complesso sopravvive oggi il ninfeo monumentale, il cosiddetto Tempio di Minerva Medica, accanto alla Stazione Termini). Vi sono poi le sculture decorative di alcune domus, tra cui una splendida statua di Musa proveniente dagli Horti Spei Veteris (situato nell’attuale area del Piazzale di Porta Maggiore), dove l’imperatore Settimio Severo edificò un grande complesso residenziale, e opere rinvenute in occasione dello scavo del traforo sotto il Quirinale che appartenevano alla Domus di Fluvio Plauziano.

La Sala delle Caldaie n.2 ospita invece il treno che fu realizzato per Papa Pio IX nel 1858: il pontefice lo utilizzò il 3 luglio 1859 per raggiungere la stazione di Cecchina (Albano) dalla stazione di Porta Maggiore, allora capolinea delle ferrovie pontificie.

Storie nella Storia della Centrale Montemartini.

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