Le mostre della Galleria Barberini: l’arazzeria di famiglia, il Raffaello trafugato, la Madonna del giovane Filippi Lippi

Piero di Cosimo, Santa Maria Maddalena che legge – dettaglio

Sono tornata alla Galleria Barberini dove cerco di andare spesso per rivedere i capolavori qui custoditi e ricordarne le storie, e vi ho trovato alcune mostre temporanee davvero interessanti, che prendono spunto dalle opere della collezione permanente o dagli artisti che qui sono esposti. Fino al 22 aprile si potrà apprendere la storia dell’arazzeria Barberini che, in cinquant’anni di attività, produsse ben sette serie di arazzi.

Antonio Gherardi, La bonifica del lago Trasimeno – In occasione della mostra “Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini”

Sono esposti tre cartoni preparatori appartenenti a tre cicli, riguardanti le Storie di Costantino, la Vita di Cristo e le Storie di Urbano VIII, che sono stati custoditi nei depositi per vent’anni e ora sono offerti al pubblico. Essi rappresentano l’occasione per narrare la storia dell’arazzeria che la famiglia Barberini fondò nel 1627 quale segno del proprio prestigio e della propria potenza. Nel XVII secolo collezionare arazzi, ancor più dei dipinti, era considerato segno di fasto e ricchezza, e le famiglie che li possedevano li esponevano per ostentare il proprio lusso: l’arazzo infatti – che veniva conservato nella guardaroba – veniva impiegato all’occorrenza per creare apparati decorativi vasti come affreschi, con il pregio di essere adattabile e portatile, e poteva anche essere prestato a pagamento. Ben più impegnativo era poter produrre arazzi, e il cardinale Francesco, nipote del papa, decise di fondare una fabbrica per dare gloria alla propria famiglia, affidandone la direzione al fiammingo Jacob van den Vliete.

Pietro da Cortona, Costantino atterra gli idoli (a sinistra) e Giovan Francesco Romanelli, La Natività (a destra) – In occasione della mostra “Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini”

Ricorse invece agli artisti più importanti del tempo per commissionare i cartoni  preparatori, modelli che dovevano essere a grandezza naturale, in genere su cartone, destinati ad essere ritagliati per tradurre – sul telaio orizzontale – il disegno in tessuto. Fra gli artisti coinvolti vi fu Pietro da Cortona, che sovrintese all’ideazione di tutta la serie delle Storie di Costantino (articolata in cinque pezzi); la sua scuola creò invece quella delle Storie di Urbano VIII (destinata ad ornare il salone del Palazzo), mentre i dodici arazzi che componevano il ciclo della Vita di Cristo furono opera di Giovan Francesco Romanelli. A volte i cartoni, proprio per il loro fragile supporto e l’effimera natura, andavano perduti, ma essendo opere monumentali di artisti di grande importanza i Barberini furono avveduti e ne preservarono molti, esponendoli nel palazzo di famiglia per oltre tre secoli.

Andrea Sacchi, Jan Miel, Filippo Gagliardi, La celebrazione del centenario dell’Ordine dei gesuiti – In occasione della mostra “Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini”

In mostra è esposto anche un interessante quadro rappresentante la visita di Urbano VIII alla Chiesa del Gesù nel 1639, in occasione della celebrazione del centenario dell’Ordine dei Gesuti, opera di Andrea Sacchi, Jan Miel e Antonio Gherardi: in questo dipinto la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola – che appare ancora priva dei monumentali affreschi del Baciccia nella volta della navata e con l’abside spoglia – appare completamente addobbata con gli arazzi Barberini, di cui alcuni appartenenti al ciclo di Artemisia, utilizzati per l’occasione per ornarne l’interno. (Alla Chiesa del Gesù ho dedicato un post per raccontarne le meraviglie e gli artifici barocchi).

Raffaello, La Madonna Esterházy

Oltre a questa mostra vi è la temporanea esposizione della Madonna Esterházy di Raffaello, collocata nella sala della Fornarina, in prestito fino al 27 maggio. La piccola tavola appartiene al Museo Nazionale di Belle Arti ungherese di Budapest, e venne realizzata intorno al 1508, in un anno di grande cambiamento per Raffaello, alla fine del suo periodo fiorentino e all’inizio di quello romano, che lo avrebbe visto protagonista dei lavori di decorazione del Vaticano su invito di papa Giulio II. Questo momento di passaggio è testimoniato dall’opera, che sullo sfondo presenta rovine di chiara suggestione romana, mentre il cartoncino preparatorio – conservato presso il Gabinetto Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi, mostra invece un paesaggio fiorentino con alberi e colline: tale cambiamento ha fatto pensare che il quadro fu progettato a Firenze, ma portato a termine a Roma. Secondo una scritta sul retro, adesso non più visibile, il dipinto venne donato da Clemente XI Albani alla madre di Maria Teresa d’Asburgo, Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel, ed in seguito ad alcuni passaggi di proprietà arrivò alla nobile famiglia Esterházy, entrando poi a far parte della collezione del Museo Nazionale Ungherese. La sua sorte, già movimentata, fu ulteriormente travagliata da un trafugamento, avvenuto nel 1983: l’opera venne fortunatamente ritrovata dai Carabinieri in un convento greco abbandonato ad Eghijon.

Filippo Lippi, Madonna di Tarquinia – in occasione della mostra “Il giovane Filippo Lippi e la Madonna di Tarquinia”

Al piano terreno si trova invece una mostra dedicata alla Madonna di Tarquinia di Filippo Lippi e alla storia della sua moderna scoperta. La tavola infatti venne riconosciuta come opera giovanile del Lippi nel 1917, nel corso di un sopralluogo nella chiesa di Santa Maria in Valverde a Tarquinia. Nel 1923 venne ritrovata anche la cornice, forse anch’essa disegnata dal Lippi. La mostra fa luce sul ritrovamento, sulla figura del suo scopritore, Pietro Toesca e sul committente della tavola, Giovanni Vitelleschi, nonché sulla personalità e la carriera artistica di Filippo Lippi, attraverso un insieme di opere che illustrano il suo percorso giovanile e la genesi del dipinto.

Hans Holbein, Ritratto di Enrico VIII – dettaglio

Alle opere in mostra ho dedicato una galleria fotografica, che comprende anche quelle appartenenti alla collezione permanente.

Queste le informazioni relative alle mostre:

Glorie di carta. Il disegno degli arazzi Barberini
mostra a cura di Maurizia Cicconi e Michele Di Monte
20 dicembre 2017 – 22 aprile 2018

La Madonna Esterházy di Raffaello
mostra a cura di Cinzia Ammannato
31 gennaio – 8 aprile 2018

La mostra Altro Rinascimento. Il giovane Filippo Lippi e la Madonna di Tarquinia, a cura di Enrico Parlato, era visitabile fino al 18 febbraio.

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