Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, volta

Benozzo Gozzoli a Montefalco, gli affreschi della chiesa di San Francesco

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, parete di sinistra
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, parete di sinistra

Gli affreschi realizzati da Benozzo Gozzoli a Montefalco, nella chiesa di San Francesco, si dispiegano nell’abside maggiore e sono dedicati alle Storie della vita di san Francesco, santi e personaggi dell’Ordine Francescano. Il ciclo pittorico, portato a compimento tra il 1450 e il 1452, consentì a Benozzo di raggiungere lo “status” di Maestro indipendente, dopo essere stato allievo di Ghiberti a Firenze ed aver collaborato con Beato Angelico a Roma ed Orvieto. L’incarico gli venne affidato da Fra’ Jacopo, il guardiano del convento di San Francesco, dopo che il pittore era giunto a Montefalco chiamato da Frate Antonio, priore dell’altro convento francescano di San Fortunato, collocato fuori le mura, affinché là realizzasse alcune opere: tra queste la pala d’altare con la Madonna della Cintola che oggi si trova ai Musei Vaticani.

Il portale chiuso della Chiesa di San Fortunato a Montefeltro. Al di sopra, l'affresco di Benozzo Gozzoli
Il portale chiuso della Chiesa di San Fortunato a Montefeltro. Al di sopra, l’affresco di Benozzo Gozzoli

Frate Antonio nel 1442 era stato nominato da papa Eugenio IV come Vicario Generale dell’Osservanza, il movimento di riforma dell’Ordine francescano, ed era dedito a trasformare il santuario di San Fortunato in un monastero osservante. Frequentava assiduamente la Curia Romana e probabilmente aveva avuto occasione di conoscere Benozzo quando il pittore era impegnato nelle decorazioni in Vaticano a fianco del Beato Angelico.

Una volta conclusi gli affreschi per la chiesa di San Fortunato, Benozzo fu incaricato di realizzare il ciclo per l’abside maggiore di San Francesco, la chiesa principale dell’ordine a Montefalco, situata dentro le mura cittadine. Per lo sviluppo della decorazione il pittore prese a modello gli affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi, realizzati a partire dal testo ufficiale della vita del santo, la Legenda Major di San Bonaventura da Bagnoregio, ma seguì anche le indicazioni di Fra’ Jacopo e si ispirò alla Leggenda dei tre Compagni che narra le vicende di Francesco ad Assisi.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, dettaglio del cartiglio con l'indicazione della commissione dell'opera da parte di Fra' Jacopo
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, dettaglio del cartiglio con l’indicazione della commissione dell’opera da parte di Fra’ Jacopo

Fra’ Jacopo viene indicato come committente dell’opera sin dall’iscrizione dipinta sulla parete sinistra del coro, quale “Fra Jacopo da Montefalco dell’Ordine dei Frati Minori”: il custode del convento era un eminente teologo e predicatore, pubblico lettore a Santo Stefano dell’Università di Bologna, appartenente alla confraternita di San Gerolamo di Perugia. Per la sua erudizione e conoscenza del pensiero francescano quasi sicuramente ispirò il programma iconografico del ciclo benozziano, il cui tema preminente è l’identificazione di Francesco come “alter Christus”, “altro Cristo”. Moltissimi sono gli elementi che richiamano questa identificazione:

nel lato inferiore dell’arcone, dodici seguaci di San Francesco, collocato al centro mentre mostra le stigmate, lo fiancheggiano richiamando i dodici apostoli; al centro della volta il santo – nella posa del Cristo Pantocratore – sostiene un libro su cui si legge “Ego enim stigmata Domini Iesu in corpore meo porto” (“In quanto reco sul mio corpo i segni di Cristo Signore”); altri richiami si dispiegano nel corso dei venti episodi rappresentati, disposti all’interno di dodici scene su tre registri. La narrazione procede da sinistra verso destra e quindi dal basso verso l’alto, giungendo alla volta costolonata dove si trova la Gloria del santo tra le schiere angeliche e i principali santi francescani.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scene della nascita di san Francesco, di Gesù in veste di pellegrino che bussa alla casa di Francesco e dell'omaggio dell'uomo semplice al giovane santo
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scene della nascita di san Francesco, di Gesù in veste di pellegrino che bussa alla casa di Francesco e dell’omaggio dell’uomo semplice al giovane santo

Si parte dunque dalla nascita di Francesco, che assecondando l’identificazione con Cristo viene fatto nascere in una stalla, alla presenza del bue e dell’asino. Nello stesso riquadro vi sono altri due episodi: Gesù in veste di pellegrino che bussa alla casa di Francesco e l’Omaggio dell’uomo semplice al giovane santo. Segue la donazione del mantello a un povero, episodio che lo avvicina a San Martino di Tours, e il sogno di Francesco con a fianco la rappresentazione di un palazzo rinascimentale – che ricorda Palazzo della Signoria a Firenze – ornato con una moltitudine di vessilli crociati. Da notare il particolare realistico delle calze, appoggiate sul cassone del letto del santo.

Vi è poi il riquadro interamente dedicato all’episodio della rinuncia ai beni paterni, che si svolge di fronte a una dettagliata rappresentazione della città di Assisi, e infine una raffigurazione di Cristo intento a scagliare frecce contro l’umanità peccatrice, fermato dalla Madonna che Gli mostra l’incontro di San Francesco e San Domenico. Alle spalle dei due santi vi è un edificio che potrebbe identificarsi con la Basilica di San Pietro a Roma, al cui fianco di trova l’obelisco.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scena della rinuncia ai beni paterni

Il secondo registro inizia con il sogno di papa Innocenzo III e Francesco mentre sostiene la chiesa del Laterano, in rovina; a fianco, la Bollatura della Regola francescana da parte di papa Onorio III. Seguono la cacciata dei diavoli da Arezzo, con san Francesco affiancato da san Silvestro, e il riquadro più importante per la cittadina, che narra la Benedizione di Montefalco e dei suoi abitanti da parte del santo e la Predica agli uccelli, avvenuta nei pressi di Bevagna (dove, nella chiesa di San Francesco, si conserva la pietra su cui il santo si sarebbe trovato durante l’episodio miracoloso: ne parlo in questo articolo).

Nella vallata Benozzo rappresenta fedelmente il paesaggio della zona: vi si distinguono i borghi di Bevagna, Spello, e la città di Assisi, nonché l’abitato di Montefalco racchiuso nelle sue mura. Di fronte al santo benedicente si genuflettono alcune personalità del tempo, tra cui si possono riconoscere Marcus, Magistrato di Montefalco e Vescovo di Sarsina che offre la sua mitra, e Fra’ Jacopo. Vi sono poi gli episodi – limitatamente leggibili a causa di alcuni crolli della superficie pittorica – legati alle vicende di san Francesco presso il signore di Celano, che narrano la cena, la confessione e la morte del cavaliere: sul tavolo imbandito vi è un omaggio a Montefalco e alla sua tradizione vinicola, un bicchiere e un’ampolla di sagrantino.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore, scena della predicazione agli uccelli e della benedizione della città di Montefalco e del suo popolo

Nelle lunette della volta sono rappresentati gli eventi miracolosi: la Rievocazione del presepe a Greccio, san Francesco alla corte del Sultano, il santo che riceve le Stigmate sul monte della Verna, la Morte di Francesco. Sotto la finestra, che doveva contenere l’apparizione della Croce di San Damiano, affresco andato perduto, Benozzo immortala tre personaggi del passato: Petrarca, Dante con la Commedia, Giotto mentre dipinge una Madonna con Bambino.

Nello spazio dell’abside maggiore è esposta una preziosa lettera autografa di Benozzo, redatta proprio nella chiesa di san Francesco e indirizzata a Michele di Felice Brancacci, esponente della nota famiglia fiorentina. Il destinatario della missiva viene informato dal pittore che è impossibilitato a lasciare Montefalco prima di aver terminato il suo lavoro: “Ora m’è ochorso un pocho di chaso e non mi posso partire di qui”. Firmato “Benozzo di Lese dipintore / In Montefalco, in San Franciescho /, Proprio.”

Lettera autografa di Benozzo Gozzoli a Michele di Felice Brancacci
Lettera autografa di Benozzo Gozzoli a Michele di Felice Brancacci

Benozzo portò a compimento la sua opera nel 1452, ultimando non solo gli affreschi dell’abside maggiore, ma anche quelli della cappella di san Girolamo, collocata nella navata meridionale della chiesa.

La prima cappella su questo lato era infatti dedicata a san Girolamo, e gli affreschi – con le Storie di san Girolamo e santi – furono realizzati da Benozzo Gozzoli nel 1452: la data è espressa in un’iscrizione che per esteso reca “MCCCCLII D(IE) P(RIMO) NOVEMBRIS”.

Si tratta di uno degli ultimi lavori a Montefalco di Benozzo, che ai primi del 1453 si recò a Viterbo per compiere altre opere. Il ciclo di affreschi fu commissionato dal nobile Girolamo di Ser Giovanni Battista De Filippis per celebrare il proprio nome, e al contempo omaggiare il santo a cui era dedicata la confraternita di San Girolamo di Perugia, alla quale apparteneva anche Fra’ Jacopo.

Benozzo Gozzoli, Cappella di San Girolamo

Probabilmente fu proprio Fra’ Jacopo, come era già accaduto per il ciclo dell’abside maggiore, a scegliere gli episodi che Benozzo rappresentò, sottolineando le affinità tra la vita di Girolamo e quella di san Francesco ed esaltandone l’amore per la povertà, l’auto-abnegazione e la rinuncia del mondo.

Purtroppo lo stato degli affreschi è stato compromesso  da alcuni rimaneggiamenti avvenuti nel corso dei secoli: la cappella di san Girolamo era stata realizzata, insieme ad altre cinque cappelle, alla fine del XIV secolo sul fianco destro della chiesa, ma nel primo decennio del XVII secolo i setti murari che separavano questi spazi – e gli affreschi che vi erano stati realizzati – vennero demoliti per fare spazio all’attuale navata laterale.

Della decorazione originale sono dunque rimaste solo le volte affrescate, la parete dell’altare e l’arco d’entrata: la parete orientale venne distrutta quando le cappelle vennero unite, mentre la decorazione di quella occidentale fu quasi cancellata per aprire un nuovo portale di ingresso alla chiesa. Pur nel suo stato la cappella è importante anche perché costituisce – oltre agli affreschi del Pinturicchio a Santa Maria del Popolo a Roma (ne parlo in questo articolo) – l’unico ciclo italiano risalente al XV secolo e ancora esistente sulla vita di San Girolamo. La parete dell’altare è occupata da un finto polittico d’oro – che grazie ad effetti illusionistici come le ombre di pinnacoli, l’imitazione della struttura, la tenda fermata a un palo retrostante – suggerisce una costruzione lignea che non c’è, inserita in un tabernacolo, anch’esso finto, dalla classicheggiante cornice in prospettiva.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, Finto polittico con Madonna in trono col Bambino tra santi - dettaglio della firma di Benozzo, dell'ombta dei pinnacoli e della tenda dietro la finta struttura
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo, Finto polittico con Madonna in trono col Bambino tra santi – dettaglio della firma di Benozzo, dell’ombta dei pinnacoli e della tenda dietro la finta struttura

Il polittico rappresenta la Madonna in trono tra i santi, completo di predella e pinnacoli, e sulla cornice del tabernacolo si legge “OPUS BENOTII DE FLORENZIA”. Per rendere completa l’illusione di una pala a tempera, Benozzo dipinse il polittico a secco, simulando gli effetti e la resa di una pittura a tempera.

Alla sinistra e alla destra del finto polittico Benozzo introdusse gli episodi della storia di San Girolamo: a sinistra San Girolamo che lascia Roma, richiamando il tema francescano della rinuncia del mondo, a destra il santo che toglie la spina dalla zampa di un leone, animale che evoca il francescano lupo di Gubbio.

Seguono altre scene, purtroppo frammentarie: Girolamo impegnato nella traduzione della Bibbia; la cacciata del leone dal monastero da parte dei frati, che ingiustamente accusano l’animale di aver mangiato il loro asino; il leone che riconduce l’asino al monastero, insieme ai mercanti che lo avevano rubato; infine il santo penitente nel deserto, in compagni del fedele leone. Ogni riquadro è spiegato da una didascalia apposta alla base.

Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo - dettaglio
Affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella di San Girolamo – dettaglio

Nella lunetta sovrastante il finto polittico vi è la Crocifissione con san Domenico e san Francesco a sinistra e i santi francescani Romualdo e Silvestro a destra. Nelle quattro vele della volta sono rappresentati gli Evangelisti accompagnati dai loro simboli. Nell’arco di ingresso vi è Cristo benedicente circondato dagli angeli, con la sottostante scena del martirio di San Sebastiano. Sui pilastri di destra e sinistra sono raffigurati San Bernardino da Siena e Santa Caterina d’Alessandria.

Per la redazione di questo articolo ho trovato di grande interesse lo splendido volume di Diane Cole Ahl “Benozzo Gozzoli”, pubblicato da Silvana Editoriale nel 1996. Sono state preziose le informazioni ricevute nel corso della visita guidata agli affreschi e quelle disponibili nell’agile guida acquistabile presso il bookshop del Museo della chiesa di San Francesco. La mia visita si è svolta nel corso di una gita nella Valle Umbra, la cui prima tappa è stata Montefalco.

Di Benozzo ho inoltre ammirato la splendida cappella dei Magi, realizzata a Palazzo Medici Riccardi a Firenze entro il 1462 (oltre dieci anni dopo gli affreschi di Montefalco, ne parlo in questo articolo), e quelli ancora successivi, eseguiti tra il 1464 e il 1465 nella cappella maggiore della chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano (li ho ammirati quando sono andata nella cittadina delle torri, raccontandoli qui).

Altre immagini della cappella maggiore:

Altre immagini della cappella di San Girolamo:

Mappa della chiesa:

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