Chiostro maiolicato di santa Chiara a Napoli

Santa Chiara a Napoli, tra Giotto perduto e le maioliche capolavoro

La facciata della chiesa
La facciata della chiesa

Nel cuore del centro storico di Napoli si trovano la chiesa e il convento di Santa Chiara, edificati a partire dal 1310 per volere di Roberto d’Angiò e della consorte Sancia di Maiorca, legati all’ordine francescano. Il complesso fu realizzato unendo due conventi, quello femminile delle clarisse e quello maschile dei frati minori francescani, circondati da alte mura: un’organizzazione doppia che prevedeva la contiguità dei due monasteri e al tempo stesso il reciproco isolamento.

Il percorso di visita consente di ammirare il chiostro maiolicato, il Museo dell’Opera Francescana – ricavato negli spazi dell’ala ovest del convento delle clarisse, con annessa l’area archeologica – e la chiesa.

Dentro la chiesa si ammira il pavimento disegnato da Ferdinando Fuga
Dentro la chiesa si ammira il pavimento disegnato da Ferdinando Fuga

La chiesa di Santa Chiara, dalla facciata a cuspide con l’antico rosone, è a navata unica con dieci cappelle per lato e copertura a capriate. Nel 1742 fu modificata in stile barocco per opera di Domenico Antonio Vaccaro con rivestimenti in marmi policromi, stucchi e cornici: il soffitto fu coperto da una volta affrescata dai maggiori pittori dell’epoca e fu rifatto il pavimento in marmi policromi su disegno di Ferdinando Fuga. Lungo il fianco sinistro venne aperto un ingresso laterale preceduto da una scalinata in marmo.

Il 4 agosto 1943 la chiesa di santa Chiara fu quasi completamente distrutta a causa di un bombardamento aereo su Napoli: il fuoco arse per giorni, alimentato anche dalle protezioni allestite all’interno per proteggere le opere, costituite da tavolati in legno e stuoie piene di sabbia e alghe. Il tetto crollò e le lastre di piombo della copertura fusero, distruggendo le decorazioni barocche, le volte e gli affreschi, e calcinando molti marmi. Alcune opere furono messe in salvo grazie al coraggio delle clarisse, altre riparate durante le operazioni di rimozione delle macerie.

Torre campanaria, dettaglio dell'iscrizione angioina
Torre campanaria, dettaglio dell’iscrizione angioina

Durante il restauro la chiesa fu ricostruita secondo le originarie forme gotiche provenzali, in considerazione della perdita delle decorazioni barocche e della tendenza culturale dell’epoca: l’edificio tornò al culto dopo dieci anni, il 3 agosto 1953.

Nel presbiterio si trovano i monumenti funebri degli angioini, al centro quello di Roberto d’Angiò (realizzato dagli scultori Giovanni e Pacio Bertini) e a destra quelli di Maria di Valois e di Carlo di Calabria, quest’ultimi opera di Tino di Camaino. A sinistra la tomba di Maria di Durazzo. Le pareti oggi spoglie in origine erano interamente affrescate, opera di artisti tra i quali si annovera Giotto. Il maestro fu chiamato a Napoli per decorare la chiesa di Santa Chiara nel 1326, con episodi dell’Antico e Nuovo Testamento: la sua mano si riconosce nella frammentaria Crocifissione visibile sulla parete del Coro delle clarisse, alle spalle del presbiterio.

Portico trecentesco con gli affreschi del Seicento
Portico trecentesco con gli affreschi del Seicento

Fra le cappelle, la prima a destra ospita le spoglie dei Borbone, da Ferdinando I a Francesco II (ultimo re delle Due Sicilie). All’esterno, separata dalla chiesa, spicca la torre campanaria, eretta sullo spigolo delle mura perimetrali del complesso: sul basamento trecentesco, voluto da Roberto d’Angiò, s’innalzano le aggiunte successive, completate ai primi del Seicento. Fra il basamento e il primo livello corrono alcune iscrizioni angioine in lettere gotiche, narranti la fondazione della chiesa e del monastero.

Il cuore del complesso di Santa Chiara è senz’altro il chiostro, un luogo imperdibile a Napoli, ornato da magnifiche maioliche policrome settecentesche rappresentanti paesaggi, scene di vita quotidiana e festoni vegetali, opera dei maestri Donato e Giuseppe Massa. La decorazione risale alla sistemazione operata da Domenico Antonio Vaccaro, che fra il 1739 e il 1742 divise il giardino intersecando perpendicolarmente due viali coperti da un pergolato e articolando lo spazio in quattro settori, due destinati a giardino rustico e due ad agrumeti.

Chiostro maiolicato di santa Chiara a Napoli
Chiostro maiolicato

Le maioliche ricoprono interamente i pilastri ottagonali che scandiscono i viali, ornati da festoni, e le sedute fra ciascun pilastro, sui cui schienali si dispiegano scene popolari, agresti, marinare e mitologiche. Attorno al chiostro si sviluppa il portico trecentesco, rimasto immutato nel corso dei secoli, con archi a sesto acuto poggianti su pilastri in piperno e, alle pareti laterali, affreschi seicenteschi raffiguranti allegorie, santi e scene dell’Antico Testamento.

All’ingresso del chiostro si può ammirare un presepe napoletano del Sette e Ottocento, con personaggi e scene dell’epoca.

Museo
Museo

Il Museo – allestito negli spazi dell’ala ovest del convento di Santa Chiara – è articolato in quattro sezioni, narranti la storia di Napoli e della cittadella francescana nel corso dei secoli, nei suoi aspetti archeologico, architettonico, storico e artistico: la sala archeologica, la sala della storia – dove si osservano le fotografie della chiesa prima del bombardamento del 1943 – la sala dei marmi, la sala dei reliquiari, con arredi e paramenti sacri. L’area archeologica esterna, accessibile dalla sala archeologica, mostra i resti di un impianto termale del I secolo d.C., forse appartenenti a una villa patrizia.

Informazioni utili: per visitare il Complesso monumentale di Santa Chiara a Napoli suggerisco di consultare il sito internet www.monasterodisantachiara.it, contenente indicazioni utili e avvisi. A pochi passi si trova la chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, testimonianza del legame esistente durante il Rinascimento fra la città partenopea e Firenze.

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