Visitare Trani

Visitare Trani, città di santi, re e naviganti

Vista del porto dal campanile della cattedrale
Visitare Trani. Vista del porto dal campanile della cattedrale

La città di Trani, con il centro storico di bianche viuzze disposte attorno al suo antico e pittoresco porto, la cattedrale dedicata a san Nicola pellegrino, il castello di Federico II affacciato sul mare, merita non solo una visita approfondita ma invita a una sosta prolungata, capace di godere delle bellezze di questo luogo, dalla storia antica e dai mille scorci pieni di fascino.

Sono infatti numerosi i luoghi da visitare, che raccontano un passato in cui leggenda, devozione religiosa, espressioni d’arte e di diritto, scambi economici, commerci marittimi, diversità culturali si sono intersecati plasmando l’aspetto di questa splendida città.

Tabula Peutingeriana con l'indicazione di "Turenum"
Tabula Peutingeriana con l’indicazione di “Turenum”

Le sue origini sono incerte, la leggenda la vuole fondata da Tirreno-Turenum, figlio di Diomede: proprio con il nome di “Turenum” compare nella Tabula Peutingeriana, copia del XII-XIII secolo di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’Impero romano. Nell’XI secolo nacque un primo insediamento, con la fondazione nel XII secolo della basilica paleocristiana di Santa Maria (poi inglobata nella cattedrale). Con l’avvento di Federico II venne costruito il castello e la comunità ebraica eresse le proprie sinagoghe. Dopo un periodo di declino durante la dominazione angioina, vi fu una notevole ripresa economica con gli aragonesi e i veneziani, quando vennero edificati numerosi palazzi e chiese. Nel XVI secolo la città divenne sede della Sacra Regia Udienza, dunque importante centro amministrativo nella Terra di Bari.

Porto al tramonto
Porto al tramonto

L’XI secolo fu un periodo di grande fervore per Trani: nel 1063 vennero infatti promulgati gli Statuti Marittimi, “Ordinamenta et consuetudo maris edita per consules civitatis Tranis”, che disciplinavano la vita marinara e le consuetudini ad essa legate e rappresentano il più antico codice marittimo mediterraneo del Medioevo. Un’espressione di diritto ispirata al senso della giustizia e dell’equità, che in trentadue articoli definiva i rapporti tra il padrone della merce e il padrone della nave, tra questi e il capitano e infine tra il capitano e i marinai. Alcuni passaggi meritano un approfondimento, in particolare quelli relativi alla responsabilità del capitano (“et de la nave sia bono guardiano et faccia quello che deve”), all’ingaggio del marinaio (che può essere licenziato se bestemmia, se è attaccabrighe, se è ladro o se è lussurioso), alla sua eventuale punizione (il marinaio non può essere battuto se pronuncia tre volte “Dalla parte de la mia signoria, non me toccare”). Gli Statuti furono scoperti casualmente nel 1827 da un professore di Diritto Commerciale dell’Università di Parigi, Jean-Marie Pardessus, perché citati all’interno di codici successivi: fino ad allora, anche a Trani, se ne ignorava completamente l’esistenza.

Cattedrale, il portale di ingresso
Cattedrale, il portale di ingresso

Il 20 maggio 1094 giunse in città un giovane greco di nome Nicola, che predicava la conversione gridando senza sosta “Kyrie eleison”, “Signore pietà”. A causa del suo persistente invito, il ragazzo era stato cacciato di casa dalla madre, maltrattato dai monaci cui era stato affidato e fatto frustare dal vescovo di Taranto, Alberto. Arrivato scalzo, povero e malmesso a Trani, Nicola fu invece accolto dalla popolazione, che ne intuì la possibile santità, e ottenne il permesso di restare dall’arcivescovo Bisanzio I. Poco tempo dopo il suo arrivo e nonostante le cure ricevute, il 2 giugno il giovane morì, a causa delle percosse subite, a soli 19 anni: gli abitanti di Trani cominciarono a venerarlo considerandolo il loro protettore, e ne rinchiusero le spoglie in una teca che ancora oggi è custodita nella cripta della cattedrale, edificata in suo onore.

Vista del tetto dal campanile della cattedrale
Vista del tetto dal campanile della cattedrale

Proprio la cattedrale di san Nicola pellegrino, costruita sul promontorio del primo insediamento urbano, è una delle immagini indimenticabili della città: edificata in pietra di Trani, un tufo calcareo dal color rosa talmente chiaro da sembrar bianco, si erge sulle rocce che affiorano dal mare, tanto da parere sospesa sulle acque. E’ uno degli esempi più belli di romanico pugliese, con la facciata rivolta al castello e le tre absidi semicircolari che guardano al porto: la sua costruzione fu iniziata nel IX secolo inglobando la precedente chiesa di santa Maria e l’ipogeo di san Leucio. L’edificio si distingue per il suo vistoso transetto e per l’arco a sesto acuto che marca il passaggio sotto il campanile, oltre che per la doppia rampa di scale che conduce al portale bronzeo (oggi in copia in facciata, l’originale è conservato all’interno) realizzato dallo scultore Barisano da Trani nel XII secolo (autore anche dei portali delle cattedrali di Monreale e, forse, di Ravello).

Cattedrale, interno
Cattedrale, interno

L’interno, diviso in tre navate da colonne binate, è caratterizzato dalla nudità della sua decorazione: dal fondo delle navate si scende nella precedente chiesa di santa Maria, una lunga aula decorata con lacerti di affreschi sostenuta da colonne di spoglio, e alla seconda cripta, che conserva l’urna con le reliquie del santo. A livello inferiore si trova l’ipogeo di san Leucio, risalente al VII secolo e scavato sotto il livello del mare. Consiglio di salire fin sopra il campanile, per ammirare non solo l’interno della chiesa dalla prospettiva dei matronei, ma godere dello splendido panorama sulla città e sulla costa che si offre dalla sommità della torre.

Sulla piazza della cattedrale affacciano il Museo diocesano, che illustra la storia della cattedrale e di altre chiese cittadine attraverso sculture e arredi sacri, e palazzo Torres, che dal 1681 al 1923 ha ospitato la Corte di Appello delle Puglie.

Cattedrale e castello di Trani dal molo
Cattedrale e castello di Trani dal molo

Anche il castello sorge sul mare, edificato per volontà di Federico II di Svevia a partire dal 1230 per rafforzare le difese della città. Dal semplice impianto quadrangolare, rinforzato ai vertici da quattro torri quadrate di uguale altezza, era circondato sui lati da un ampio fossato alimentato dall’acqua del mare e da un muro di cinta percorribile. Oggi è collegato alla piazza da un ponte in pietra, in sostituzione dell’originario ponte levatoio.

Nel castello si svolsero le nozze fra il figlio di Federico, Manfredi, e la principessa Elena d’Epiro, che dopo la disfatta di Benevento del 1266 venne imprigionata – proprio fra queste mura – insieme ai figli. Nel XVI secolo, con l’avvento delle armi da fuoco, Carlo V ne modificò la struttura per adeguarlo alle nuove tecniche difensive, con l’ispessimento del fronte prospiciente la campagna e la realizzazione di due bastioni agli spigoli di sud-ovest (a punta di lancia) e a nord-est (a pianta quadrata). Nel XIX secolo divenne carcere provinciale, attività che venne cessata nel 1974: oggi nei pressi del bastione a punta di lancia si trovano ancora alcune celle d’isolamento.

Vista del castello dal campanile della cattedrale
Vista del castello dal campanile della cattedrale

Per la visita del castello consiglio il noleggio dell’audioguida, che integra le informazioni fornite lungo il percorso dai pannelli illustrativi. Merita inoltre affacciarsi alle finestre del salone nord, dalle quali si ammira una splendida vista del mare e della cattedrale.

Nei pressi del castello si trova la chiesa di san Giacomo (già santa Maria de’ Russis), risalente al X secolo, che affascina per la facciata adorna di sculture aggettanti disposti su tre file, raffiguranti i mesi dell’anno, telamoni, animali reali e fantastici, e il portale decorato ai lati da due leoni stilofori sui cui capitelli poggiano un leone e un grifo. Di remota fondazione (la primitiva chiesa era dedicata alla Vergine), riedificata e restaurata nel corso dei secoli successivi, dal 1094 al 1142 ospitò le reliquie di san Nicola in attesa della costruzione della cattedrale, eretta allo scopo di accogliere le spoglie del santo.

Chiesa di san Giacomo
Chiesa di san Giacomo

Aggirandosi nelle vie del centro storico ci si imbatte nella Torre dell’orologio, edificata nel XV secolo e così chiamata per l’orologio che ne orna la facciata: sorge in prossimità della Giudecca, il quartiere ebraico che si sviluppava nella parte più alta della città antica, nei pressi del porto e della cattedrale. Nella prima metà dell’XI secolo qui abitava una numerosa comunità ebraica, che conobbe un momento particolarmente felice durante il periodo normanno-svevo, quando fiorirono gli studi e si svilupparono i commerci: Federico II infatti cedette agli ebrei di Trani il monopolio della lavorazione e della rivendita della seta grezza in tutto il Meridione. All’epoca in città si trovavano ben quattro sinagoghe, di cui oggi se ne ammirano due, la Sinagoga grande (poi chiesa di Sant’Anna, oggi museo) e la Scolanova, la più antica d’Europa, risalente al 1244. La Scolanova presenta un’architettura tipica del romanico pugliese, a pianta rettangolare, su due piani, con facciata a cuspide e aperture a monofore. Orientata a sud-est verso Gerusalemme, è stata restituita al culto ebraico dopo 463 anni.

Sinagoga Scolanova
Sinagoga Scolanova

La Sinagoga grande fu edificata nel 1246-47 ed è la più imponente delle sinagoghe cittadine: venne anch’essa trasformata in chiesa quando, alla fine del XIII secolo, la quasi totalità degli ebrei si convertì al cristianesimo, cambiamento che sancì una radicale trasformazione dell’aspetto dell’edificio. Oggi ospita il Museo Sant’Anna, con documenti e reperti che narrano la storia della comunità ebraica tranese e dei luoghi che essa ha vissuto.

Tornando verso il porto si trova la chiesa di Ognissanti, nota anche come chiesa dei Cavalieri Templari, magnifico esempio di romanico pugliese. Risalente al XII secolo fu amministrata dai Templari (presenti in città fin dal 1143) sino al 1312, quando l’ordine venne soppresso da papa Clemente V e i beni furono conferiti ai gerosolimitani. Preceduta da un portico che la univa all’antico ospedale dei cavalieri, unico esempio rimasto fra le chiese romaniche pugliesi, la chiesa presenta anche un magnifico portale maggiore, affiancato dai due portali di accesso alle navate laterali. La parte absidale è rivolta verso il porto e decorata con un motivo ad archetti pensili, con la monofora dell’abside maggiore ornata da leoni stilofori, un grifo e un’aquila. Sia il portico sia l’interno, a tre navate, non sono purtroppo visitabili.

Chiesa di Ognissanti, portico
Chiesa di Ognissanti, portico

Per rilassarsi al termine della giornata e godere dello spettacolo del tramonto consiglio una passeggiata nei giardini pubblici della Villa Comunale, che si sviluppano su un terrazzamento sul mare in una posizione davvero unica. Il lungo viale alberato che li attraversa collega a nord il fortino di Sant’Antonio – da cui la vista sul porto e la cattedrale è indimenticabile – fino alla terrazza a sud, da dove si ammira una panoramica della costa fino al monastero di santa Maria di Colonna.

Anche il monastero, adagiato sulla penisola di Capo Colonna con la vicina chiesa romanica, merita una visita: fondato nell’anno 1000 dal normanno Goffredo Siniscalco, appartenne prima ai benedettini e poi ai francescani. Il complesso, di matrice romanica, si trova in una posizione assai scenografica: da qui ogni anno il 3 maggio parte una processione a mare che rende omaggio al veneratissimo Crocifisso ligneo, con un corteo di barche che giunge fino al porto.

Viale alberato dei giardini pubblici della Villa comunale
Viale alberato dei giardini pubblici della Villa comunale

Per scoprire la città consiglio di prenotare una visita guidata presso l’infopoint turistico gestito dalla locale Pro Loco: la visita, della durata di un’ora e mezzo, consente di approfondire la storia e il patrimonio storico-artistico cittadino e può essere un’ottima introduzione alla scoperta personale della città.

Dove mangiare: sono numerosi i locali dove gustare ottimi piatti, e numerosi in particolar modo quelli che si affacciano sul porto. Fra i ristoranti che ho sperimentato consiglio senz’altro l’Osteria La Banchina, per la freschezza del pesce e la cura nella sua preparazione, semplice ma di gran gusto.

Ho visitato Trani in occasione di una gita di qualche giorno in Puglia, nel corso della quale mi sono fermata anche ad Otranto.

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