Visitare Benevento

Visitare Benevento, una sorpresa di arte e storia

Arco di Traiano - facciata interna
Arco di Traiano – facciata interna

Visitare Benevento significa recarsi in una città in cui la storia ha lasciato tracce evidenti, non solo nei suoi monumenti più celebri ma anche nel reimpiego di elementi architettonici e di sculture in bassorilievo di epoca romana, utilizzati ad ornamento e sostegno delle abitazioni private, sì che camminando fra le vie del centro storico si ammira un vero e proprio museo a cielo aperto.

Non mi era mai capitata una tale profusione di frammenti scolpiti incastonati come perle preziose nelle facciate delle case e dei palazzi, se non in Roma, ma non con altrettanta generosità e quasi casualità, così da incontrare al contempo i cittadini della Benevento dei nostri giorni e i volti muti ed eterni di quelli di epoche lontane.

Reimpiego di un frammento antico
Reimpiego di un frammento antico

Il mio primo suggerimento alla visita di questa città è dunque quello di girarne le strade e osservarne gli edifici, perché le scoperte più interessanti sono state per me proprio queste impreviste. Molti sono poi i monumenti imperdibili, che a loro volta testimoniano la ricchezza del passato di Benevento, che secondo la leggenda venne fondata dall’eroe greco Diomede sbarcato in Italia dopo la distruzione di Troia. In realtà la città fu fondata dagli Osci prima e dai Sanniti poi: i Sanniti si dimostrarono popolo fiero, capace di opporsi strenuamente alla conquista romana e di infliggere sconfitte pesantissime come quella delle celebri Forche Caudine, nel 321 a.C.. L’episodio determinò la rivisitazione del nome originario della città, Maloeis o Maloenton (di etimologia greca, forse in omaggio al Apollo Maloeis, protettore delle greggi) in Maleventum. All’indomani della vittoria definitiva del 275 a.C. contro Pirro, re dell’Epiro, i romani vincitori tramutarono nuovamente in nome da Maleventum a Beneventum, per celebrare l’esito glorioso della guerra.

Piazza con la chiesa di santa Sofia
Piazza con la chiesa di santa Sofia

Benevento divenne città strategica durante tutto l’Impero Romano, tappa obbligata lungo la via Appia verso la Puglia, tanto da essere definita “Gemella di Roma Imperiale” dal poeta Orazio che vi transitò diretto a Brindisi. I monumenti più importanti di epoca romana sono l’arco di Traiano, il teatro romano, l’arco del Sacramento, il ponte Leproso (ponte che costituiva l’accesso dell’Appia in città, oggi conserva quattro delle sue cinque originarie arcate).

Nel 571 i longobardi fondarono a Benevento un Ducato di cui Arechi II fu il principe più importante. La città divenne la capitale della Langobardia Minor e fu capace di difendersi anche dai Franchi e da Carlo Magno: le architetture più significative di questo periodo sono la chiesa e il chiostro di Santa Sofia e la cinta muraria, lunga in origine tre chilometri, di cui si osservano alcuni tratti in via Torre della Catena (che ne era un fortilizio, oggi diruto).

Duomo, dettaglio della facciata
Duomo, dettaglio della facciata

Alla religione longobarda appartenevano i riti  in onore del dio Wothan che si svolgevano in una località vicina a Benevento attorno a un albero di noce, riti che nella fantasia popolare furono trasformati in un consesso di streghe: nasce così la leggenda di Benevento quale luogo di riunione delle streghe di tutto il mondo, che qui si raccoglievano in sabba in particolari momenti dell’anno. Oggi la città è famosa invece per lo Strega, liquore qui prodotto dalla distillazione di oltre settanta erbe e spezie, che con il suo nome richiama l’antica leggenda.

Nel 1077 Benevento entrò a far parte dello Stato Pontificio, divenendo città fieramente avversa al Sacro Romano Impero di Federico II che la definì “pietra dello scandalo del nostro regno”. Rimase città pontificia fino all’Unità d’Italia, e nel corso di questa epoca furono costruiti il duomo e la rocca dei Rettori, edificata nel 1321 per difendere i rettori pontifici da ogni sorta di tumulto e di pericolo.

Arco di Traiano - dettaglio della facciata interna
Arco di Traiano – dettaglio della facciata interna

Ecco dunque un itinerario fra i luoghi e gli edifici che consiglio assolutamente di visitare, per ripercorrere e conoscere da vicino la storia di Benevento, a partire dalle vestigia più antiche di epoca romana.

L’arco di Traiano fu eretto tra il 114 ed il 117 d.C. in onore dell’imperatore Traiano, e segna l’inizio della via a lui intitolata che collegava Benevento a Brindisi con un tracciato meno accidentato e più rapido rispetto alla via Appia: la via Traiana raggiungeva Brindisi passando per città come Canosa di Puglia, Bitonto, Egnazia, mentre l’Appia toccava Venosa, Gravina e Taranto attraversando territori più montuosi, e costringendo i viaggiatori a maggiori e più impegnativi dislivelli. (Per comprendere la diversità dei percorsi consiglio di osservare la bella mappa delle vie romane in Italia disegnata dal giovane cartografo e designer Sasha Trubetskoy). Osservando l’arco traianeo, che è in perfetto stato di conservazione, si possono ammirare gli altorilievi che narrano le maggiori imprese militari dell’imperatore (nella facciata rivolta all’esterno) e quelli riferiti alle benemerenze civili (nella facciata rivolta alla città).

Teatro romano
Teatro romano

Nei pressi dell’arco si trova la chiesa di sant’Ilario a Port’Aurea (Port’Aurea fu il nome dato all’arco di Traiano dopo essere stato inglobato nelle mura cittadine, divenendo la Porta Aurea tra tutte le porte di Benevento). Risalente al VII secolo, la chiesa venne sconsacrata nel XVI secolo e oggi è destinato a Museo dell’arco.

La seconda testimonianza di epoca romana è il teatro, la cui costruzione fu iniziata sotto l’imperatore Adriano per concludersi alla fine del II secolo: le sue dimensioni sono imponenti, con un diametro di circa novanta metri e tre ordini di venticinque arcate, struttura di cui si sono conservati in buono stato il primo e parte del secondo ordine.

Nelle vicinanze del teatro si trova l’area archeologica del Sacramento, dove spicca un arco di età post-traianea sorretto da pilastri di mattoni dal diametro complessivo di cinque metri. Prende il nome dalla cappella del Sacramento che si trovava nei pressi e che venne completamente distrutta nel corso dei bombardamenti del 1943. Nell’area archeologica si possono osservare resti di un impianto termale sempre di epoca romana.

Porte bronzee del Duomo - dettaglio delle formelle con la storia di Cristo
Porte bronzee del Duomo – dettaglio delle formelle con la storia di Cristo

Anche il Duomo cittadino venne colpito dai bombardamenti della II Guerra Mondiale, tanto duramente da esserne quasi completamente distrutto: si salvarono soltanto il campanile e la facciata. Risalente all’età longobarda, venne consacrato nel 780 d.C. dal Vescovo Davide; ristrutturato nel IX secolo da Sicone e nel XII secolo dal Ruggiero – al quale si deve anche la facciata con il riusco di frammenti di epoca romana e longobarda – vide nel 1297 l’aggiunta del campanile. Fu colpito dal sisma del 1688, che rase al suolo la città, e poi nel corso dei bombardamenti americani del 1943. Al suo interno si ammirano le originarie porte in bronzo, opera di un maestro sconosciuto, divise in settantadue formelle di cui quarantatré rappresentanti episodi della vita di Cristo. Negli ambienti della cripta medievale si sviluppa il bel Museo Diocesano, che propone un interessante percorso archeologico ipogeo, con testimonianze della preistoria, dell’età del bronzo, dei periodi sannita e romano fino alle strutture paleocristiane e infine a quelle medioevali e moderne.

Codice miniato in scrittura beneventana
Codice miniato in scrittura beneventana

Vi si ammirano affreschi, oggetti di culto, alcune epigrafi sepolcrali che decoravano la facciata – in commemorazione tra gli altri dei principi longobardi Sicone, Radelchi I, Radelgario – codici miniati in scrittura beneventana (tipologia di scrittura derivante dalla trasformazione grafica della minuscola corsiva di tradizione romana) e testi di canto beneventano, legato alla presenza dei Longobardi.

Tra i vescovi succedutisi sulla cattedra di Benevento vanno ricordati, tra gli altri, Alessandro I Farnese, Monsignor della Casa autore del Galateo e san Gennaro, vescovo e martire del IV secolo che morì decapitato nei pressi della solfatara di Pozzuoli: nel V secolo le sue reliquie furono trasportate da Pozzuoli alle catacombe di Napoli (che da lui presero il nome), per essere poi trafugate nell’831 dal principe longobardo Sicone e portate prima a Benevento e poi a Montevergine. Nel 1497 il corpo di san Gennaro venne solennemente traslato del duomo di Napoli e collocato sotto il presbiterio.

Chiesa di santa Sofia, interno
Chiesa di santa Sofia, interno

Il gioiello longobardo di Benevento è la chiesa di santa Sofia, che fa parte del sito seriale patrimonio Unesco “Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)” insieme, tra gli altri, al tempietto del Clitunno e alla chiesa di san Salvatore a Spoleto. Costruita nel 760 d.C. da Arechi II con la funzione di tempio nazionale e cappella votiva del popolo longobardo, la chiesa venne dedicata a santa Sofia a somiglianza di quella di Costantinopoli. Lo spazio interno è di grande interesse, con un esagono centrale di colonne inscritto in un decagono di pilastri e colonne, il tutto circondato da un muro perimetrale per metà circolare e per metà stellare. Le colonne, i pilastri e il muro perimetrale sono collegati tra loro da archi di mattoni. Le colonne dell’esagono reimpiegano inoltre capitelli d’età classica, che sono anche rovesciati a formarne le basi. L’interno doveva essere completamente affrescato con episodi della vita di Cristo, di cui oggi si ammirano alcuni frammenti in prossimità delle tre absidiole: l’Annuncio a Zaccaria, l’Annunciazione e la Visitazione.

Chiostro di santa Sofia - dettaglio delle arcate moresche
Chiostro di santa Sofia – dettaglio delle arcate moresche

Il principe Arechi affiancò alla chiesa un monastero di suore benedettine – affidato alla sorella Gariperga – di cui oggi rimane qualche testimonianza nello splendido chiostro romanico del XII secolo: edificato tra il 1159 e il 1182 (come riferisce un’iscrizione inserita su una colonnina), reimpiega alcuni elementi del precedente chiostro longobardo distrutto dal terremoto del 986 d.C.. Formato da un quadrilatero di sedici arcate per lato, presenta colonnine con basi, pulvini e capitelli tutti diversi fra loro. Inoltre gli archetti fra le colonnine hanno una forma a ferro di cavallo che deriva dalla cultura ibero-islamica, giunta fin qui in seguito all’invasione normanna. Oggi il chiostro e il monastero sono sede del Museo del Sannio, che ospita reperti di età preistorica, ceramiche daune, greco-latine e italiche, sculture romane ed egizie (a testimonianza di un locale culto di Iside, cui durante l’impero di Domiziano venne dedicata la costruzione di un tempio), una ricca sezione longobarda, una pinacoteca.

Hortus conclusus
Hortus conclusus

A poca distanza da santa Sofia nel giardino dell’ex convento di san Domenico si trova un luogo magico, l’Hortus Conclusus: è un museo a cielo aperto che custodisce come un’unica opera alcune sculture di Mimmo Paladino, incastonate fra il verde della vegetazione e le strutture architettoniche preesistenti. Introvabile se non agli abitanti e a chi possieda una ferrea volontà di ammirarlo, è un luogo – come il nome rivela – protetto e nascosto dalle abitazioni circostanti. Una volta varcata la sua piccola porta, ci si ritrova immersi in uno spazio di verde e di pace, articolato in più giardini di acqua zampillante, dove nel silenzio si dispongono le sculture di Paladino, alcune imponenti ed altre più minute, che conferiscono al contesto un carattere quasi di sacralità.

Fra i poli espositivi cittadini, oltre al Museo del Sannio e al Museo Diocesano segnalo Arcos – museo di arte contemporanea – Geobiolab Laboratorio Europeo della Naturalità (dedicato agli aspetti geologici e fisici della terra) e Musa, polo museale della tecnica e del lavoro in agricoltura.

Dove mangiare: consiglio la Trattoria Nunzia (Via Annunziata, 152), dove la padrona di casa – la signora Nunzia – consiglia i piatti con passione e il dono di far sentire come a casa. Una cucina genuina, attenta ai prodotti di stagione e alle ricette della tradizione, con un occhio di riguardo ai vini e a una carta che valorizza le aziende del territorio.

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