Visitare Pistoia: il Duomo e l'Antico Palazzo dei Vescovi

Visitare Pistoia: i pellegrini di Santiago e le chiese zebrate

Visitare Pistoia, Duomo e campanile
Duomo e campanile

Con un fine settimana a disposizione è possibile visitare Pistoia e ammirarne il ricchissimo patrimonio storico-artistico, ancora oggi testimoniato dalle sue chiese e dai musei, nonché apprezzarne il centro storico, curato e ben tenuto, e gustarne la cucina e la gastronomia. La città vanta una storia antica, a partire dal II secolo a.C. quando fu oppidum sulla via Cassia. Citata da Sallustio a proposito della disfatta di Catilina, fu elevata dai Longobardi al rango di città regia, al confine con l’Italia bizantina. Nel 1115, con la morte della contessa Matilde, si proclamò libero Comune di parte ghibellina, con la promulgazione dello Statuto nel 1177 (tra i più antichi d’Italia). La città divenne importante tappa di pellegrinaggio a partire dal 1145, quando il vescovo Atto riuscì a far arrivare da Santiago di Compostela una reliquia di san Giacomo il Maggiore: l’arrivo e la presenza dei pellegrini modificò il volto di Pistoia, mentre la cultura del pellegrinaggio è rimasta viva ancora oggi, testimoniata da tanti segni e tradizioni. L’apice della ricchezza fu raggiunto nel Duecento, culmine accompagnato però da continui scontri con Firenze e Lucca: dopo sorti alterne, nel 1329 la città siglò la pace con Firenze. Divenuta protettorato fiorentino, nel 1530 fu compresa nel principato mediceo e successivamente nel granducato lorenese.

Visitare Pistoia. Chiesa di san Giovanni Fuorcivitas
Chiesa di san Giovanni Fuorcivitas

L’itinerario di visita può snodarsi a seconda degli interessi del viaggiatore, ma una tappa imprescindibile della conoscenza della città sono le chiese cosiddette “zebrate”, così chiamate per l’alternarsi sulle loro facciate della pietra calcarea bianca detta “alberese” e del marmo verde (serpentinite) della vicina Prato: uno stile che a partire dal XII secolo divenne un vero e proprio linguaggio architettonico locale, già presente nelle più antiche chiese di Pisa e Lucca, secondo alcuni coincidente anche con talune architetture mozarabiche dell’epoca, forse diffuso tramite gli scambi e le vie di pellegrinaggio che portavano in Galizia. Oltre a rivelare la bellezza delle facciate – decorate con antichi bassorilievi scolpiti – al loro interno le chiese di Pistoia custodiscono pregevoli opere d’arte appartenenti ad epoche diverse.

Altare di san Jacopo, formella del fianco sinistro
Altare di san Jacopo, formella del paliotto sinistro

Visitare Pistoia significa dunque innanzitutto ammirarne le chiese zebrate a partire dalla più antica, il Duomo dedicato a san Zeno, sorto nel V secolo e rifatto nel XII-XIII secolo in forme romaniche. La facciata è preceduta da un portico su colonnine di cui l’arcata di mezzo con volta a botte è ornata da cassettoni in terracotta smaltata opera di Andrea della Robbia, così come la sottostante lunetta con la Madonna col Bambino tra due angeli. A fianco s’innalza la torre campanaria, elevata su una precedente torre della guardia longobarda. All’interno si ammira un Crocifisso di Coppo di Marcovaldo e, nella Cappella di san Jacopo, il celebre altare d’argento, uno dei capolavori di oreficeria italiana composto da un paliotto – che cinge l’altare su tre lati – sormontato da un dossale, popolato da 628 figure. Commissionato nel 1287, nel 1293 subì il furto da parte di Vanni Fucci, che anche Dante racconta nell’Inferno: “Io non posso negar quel che tu chiedi; / in giù son messo tanto perch’io fui / ladro a la sagrestia d’i belli arredi, / e falsamente già fu apposto altrui.” (Vanni Fucci a Dante pellegrino, Canto XXIV). Dopo alterne vicende e trasformazioni, l’altare venne terminato nel 1456, testimoniando tutte le evoluzioni dello stile fiorentino avvenute in questo lungo periodo.

Arazzo Millefiori - dettaglio
Arazzo Millefiori – dettaglio

Nei suoi riquadri racconta le Storie del Vecchio Testamento, le Storie del Nuovo Testamento, le Storie di san Jacopo, mentre al centro del dossale si ammira la statua a tutto tondo di San Jacopo in trono. Fra le figure dei Profeti, Dottori della Chiesa, Evangelisti ed altri si trovano anche i mezzi busti del Profeta Isaia e Geremia, opera di un giovanissimo Filippo Brunelleschi. Di fronte all’altare si ammira il monumentale Reliquiario di San Jacopo, capolavoro del 1407 di Lorenzo Ghiberti: custodisce il frammento osseo ritenuto reliquia autentica di san Giacomo il Maggiore, qui giunta da Santiago di Compostela nel 1145.

L’altare in argento è una delle opere imperdibili durante la visita di Pistoia, e una delle testimonianze più importanti del culto di san Jacopo in Europa: Pistoia infatti fin dal XII secolo fu l’unico centro di culto iacopeo ufficialmente riconosciuto in Italia, grazie alla reliquia custodita nel Duomo. I pellegrini diretti a Roma che percorrevano la via Francigena potevano raggiungere la città per recarsi a visitare la Cappella e chiedere la grazia a san Giacomo il Maggiore. Accanto al Duomo sorse nel XII secolo l’Opera di san Jacopo, con il compito di sovrintendere al culto e amministrare il Tesoro, mentre in città sorsero ospizi per pellegrini e mendicanti come l’Ospedale di san Jacopo, oltre al nosocomio cittadino dell’Ospedale del Ceppo.

Affreschi di Giovanni Boldini di Villa La Falconiera - parete ovest
Affreschi di Giovanni Boldini di Villa La Falconiera – parete ovest

Sul lato destro del Duomo si trova l’Antico Palazzo dei Vescovi, importante testimonianza dell’architettura civile pistoiese del Medioevo. Qui sono custoditi gli arredi sacri e i paramenti liturgici che, insieme all’Altare di san Jacopo e al monumentale Reliquiario, facevano parte del Tesoro del Duomo, nella sagrestia originale che Dante chiamò “sagrestia de’ belli arredi”. Si ammira inoltre uno splendido esempio di arazzo millefiori, così chiamato perché rappresenta una grande varietà di fiori tra i quali primule, rose, violette. L’opera, di dimensioni imponenti (quasi otto metri di lunghezza e tre di altezza), è di manifattura fiamminga di inizio XVI secolo, e forse fungeva da fondale all’altare di San Jacopo nella cappella del Giudizio della Cattedrale.

Nel Palazzo si trova infine un ciclo di affreschi unico, realizzato da Giovanni Boldini nel 1868 a Villa La Falconiera, di proprietà di Isabella Robinson Falconer. La storia di quest’opera sembra tratta da un romanzo: la sua riscoperta, perché di essa si era persa la memoria, si deve alla vedova di Boldini, Emilia Cardona, che negli anni Trenta del Novecento viaggiò per la Toscana alla ricerca delle pitture murali che il marito aveva realizzato all’età di 25 anni in una città di cui non ricordava il nome, ma che cominciava per “P”.

Visitare Pistoia. Battistero
Battistero

La Cardona giunse a Villa La Falconiera e la ispezionò senza successo, ma sul punto di andarsene notò una vecchia rimessa di attrezzi agricoli, che non era altro che l’antica e irriconoscibile sala da pranzo, dove Boldini aveva realizzato le pitture murali: decise dunque di acquistare l’intera proprietà e di trasferirvi tutte le cose appartenute al consorte, stabilendovi la propria dimora.

Di fronte al Duomo si trova il Battistero di San Giovanni, iniziato nel 1338 su disegno di Andrea Pisano e terminato nel 1359. L’ingresso è sormontato da un architrave scolpito con Storie di san Giovanni Battista mentre all’interno si ammira l’originario fonte battesimale per immersione risalente al XIV secolo.

Fra le chiese zebrate da visitare a Pistoia vi è senz’altro la Chiesa di Sant’Andrea, sul cui architrave si ammira un altro richiamo al tema del pellegrinaggio, la rappresentazione dei Re Magi (considerati i primi pellegrini della storia cristiana). All’interno di trova il magnifico pulpito di Giovanni Pisano, risalente al 1298-1301, paragonabile ai pulpiti del Battistero di Pisa e del Duomo di Siena scolpiti dal padre Nicola. Capolavoro di arte gotica, testimonia il culmine di un percorso espressivo teso al rinnovamento delle forme verso un naturalismo, una drammaticità e un dinamismo fino ad allora sconosciuti. Sostenuto da sette colonne di marmo rosso, ha una struttura ad impianto esagonale che si slancia verso l’alto grazie alle sue arcatelle trilobate.

Visitare Pistoia. Chiesa di sant'Andrea, Giovanni Pisano, pulpito
Chiesa di sant’Andrea, Giovanni Pisano, pulpito

Rappresenta la Storia della Redenzione attraverso un programma iconografico che vede i Profeti e le Sibille nelle arcate e nei pennacchi; le Storie di Cristo nei cinque parapetti (Annunciazione, Natività, Bagno di Gesù e Annuncio ai pastori nel primo; Sogno e Adorazione dei Magi nel secondo; Strage degli innocenti nel terzo; Crocifissione nel quarto e infine Giudizio Universale). Il tetramorfo è rivolto verso la navata centrale e coronato dal leggìo a forma di aquila – simbolo dell’evangelista Giovanni – in copia (l’originale è al Metropolitan Museum di New York).
Le sette colonne sono sostenute da sculture allegoriche a tutto tondo: un telamone, un leone che addenta un cavallo e una leonessa con cuccioli reggono tre delle sei colonne esterne, un leone alato, un grifone e un’aquila sostengono la colonna centrale.  La Chiesa custodisce anche un crocifisso ligneo, sempre di Giovanni Pisano.

Nel visitare Pistoia consiglio senza esitazione la più emblematica fra le chiese cittadine per la sua decorazione zebrata, San Giovanni Fuorcivitas, così chiamata perché collocata all’esterno della prima cerchia muraria risalente all’VIII secolo. Il fianco nord – l’unico ben visibile – è caratterizzato da un rivestimento bianco e verde talmente marcato da subordinare ad esso la partitura architettonica; vi si apre il portale con l’architrave scolpito con l’Ultima cena, che conserva tracce dell’antica policromia. L’aspetto attuale della chiesa risale al XII secolo, rifacimento di un impianto di più antica fondazione: all’interno è a navata unica con copertura a capriate.

Andrea della Robbia, Visitazione - dettaglio
Andrea della Robbia, Visitazione – dettaglio

Tra le opere da ammirare un bel pergamo rettangolare del 1270, con al centro il tetramorfo e agli spigoli profeti. Sui bassorilievi le Storie di Cristo e della Vergine: da sinistra, Annunciazione, Visitazione, Natività e Adorazione dei Magi, Lavanda dei piedi, Crocifissione, Deposizione, Discesa al Limbo, Ascensione, Discesa dello Spirito Santo, Transito della Vergine. Sull’altare si trova un grande polittico di Taddeo Gaddi, con la Madonna col Bambino e Santi. Nella nicchia dell’altare di sinistra è collocata la splendida Visitazione di Luca della Robbia, gruppo in terracotta invetriata realizzato nel 1445. Rappresenta l’incontro, narrato nel Vangelo di Luca, tra Maria e Marta, e fu concepito per essere destinato a una visione dal basso e da sinistra, sì da indurre l’immedesimazione del fedele nella figura di Marta: l’anziana donna porta su di sé i segni del tempo e di un’età avanzata e s’inginocchia di fronte a una giovanissima Maria, in piedi di fronte a lei. Luca della Robbia raffigurò in questo capolavoro più di un incontro: è la rappresentazione di un’umanità dolente che si aggrappa alla Vergine, non segnata dal peccato, che si erge come una colonna di fede.

San Bartolomeo in Pantano
San Bartolomeo in Pantano

L’itinerario dedicato alle chiese zebrate di Pistoia conduce quindi a San Bartolomeo in Pantano, sede di un monastero benedettino di antica fondazione longobarda, così chiamata perché edificata in un terreno originariamente paludoso. Risalente all’VIII secolo, fu ampliata nel 1159: la facciata romanica mostra sul portale maggiore l’architrave scolpito con la Missione degli apostoli. L’interno è a tre navate divise da colonne con capitelli scolpiti con figure zoomorfe, antropomorfe e fitomorfe. Sul catino absidale si trova l’affresco del Cristo benedicente e in fondo alla navata il pergamo del 1250, di forma rettangolare poggiante su colonne: nei bassorilievi si osservano le Storie di Cristo e della Vergine (Natività, Presentazione al Tempio, Apparizione di Gesù agli apostoli, Incredulità di san Tommaso, Discesa al Limbo, Gesù pellegrino, Annunciazione, Adorazione dei Magi), agli spigoli i santi Paolo, Luca, Giovanni e il Tetramorfo, a sostegno del leggìo.

Museo Civico d'Arte Antica, Ridolfo del Ghirlandaio, Sacra conversazione - dettaglio
Museo Civico d’Arte Antica, Ridolfo del Ghirlandaio, Sacra conversazione – dettaglio

Segnalo infine fra le chiese zebrate di Pistoia san Pier Maggiore – con l’architrave del portale scolpito con Gesù che porge le chiavi a san Pietro san Paolo – del 1291-1302, con facciata a cuspide decorata da una loggia – e san Domenico: quest’ultima fu fondata dai Domenicani alla fine del Duecento, divenendo con il convento annesso un centro di studio di teologia e filosofia. La chiesa fu luogo di sepoltura delle più importanti famiglie di Pistoia, tombe fra le quali spicca il Monumento sepolcrale di Filippo Lazzari, opera di Bernardo e Antonio Rossellino (quest’ultimo autore dei monumenti della splendida Cappella Piccolomini nella chiesa di sant’Anna dei Lombardi a Napoli). Nella sagrestia sono conservate alcune tele di Fra’ Paolino, allievo di Fra’ Bartolomeo presso la scuola del convento di San Marco a Firenze.

Altre chiese pistoiesi sono poi la Basilica della Madonna dell’Umiltà, in forme brunelleschiane con una grande cupola cinquecentesca voltata da Giorgio Vasari; Santa Maria delle Grazie, su disegno di Michelozzo; San Francesco, iniziata nel 1294 ma conclusa nel Quattrocento: custodisce un interessante ciclo di affreschi del Tre e Quattrocento.

Museo Diocesano Palazzo Rospigliosi
Museo Diocesano Palazzo Rospigliosi

Visitare Pistoia significa anche ammirare le opere custodite nei suoi numerosi Musei, a partire dal Museo Civico d’Arte Antica, ospitato nel Palazzo Comunale in piazza Duomo. Il Museo è la maggiore istituzione museale cittadina, con oltre trecento opere dal XIII al XX secolo disposte in senso cronologico e per scuole – fiorentina e pistoiese. All’ultimo piano si trova la Collezione Puccini, donata nel 1914, mentre al mezzanino è ospitato il Centro di documentazione Giovanni Michelucci, dedicato al grande architetto e urbanista pistoiese. Fra le opere più importanti, la Pala di san Francesco con storie della vita e dei miracoli post mortem (XIII secolo), il Compianto di Cristo di Lippo di Benivieni (entro il 1310), e un insieme di pale d’altare con il tema della Sacra conversazione risalenti alla prima metà del Cinquecento. Tra di esse, segnalo quelle di Ridolfo del Ghirlandaio, di Gerino Gerini, di Lorenzo di Credi.

Visitare Pistoia. Spedale del Ceppo
Spedale del Ceppo

Un’altra istituzione appartenente al circuito dei Musei Civici è il Museo dello Spedale del Ceppo, che ha sede nell’ex complesso ospedaliero fondato, secondo la tradizione, nel 1227: la Madonna apparve in sogno a due coniugi pistoiesi, chiedendo loro di erigere un ospedale là dove avessero trovato un ceppo fiorito in inverno. Nel 1514 fu aggiunto il portico di tipo fiorentino, decorato fra il 1526 e il 1528 con il magnifico fregio in terracotta smaltata di Santi Buglioni, rappresentante le sette Opere di Misericordia alternate alle virtù teologali e cardinali. Da sinistra: Vestire gli ignudi, Albergare i pellegrini (raffigurati con gli attributi tipici del pellegrinaggio iacopeo), Prudenza, Visitare gli infermi, Fede, Visitare i carcerati, Carità, Seppellire i morti, Speranza, Dar da mangiare agli affamati, Giustizia, Dar da bene agli assetati; agli spigoli della loggia si osservano due Sfingi. Le prime sei opere furono eseguite da Santi Buglioni. Al di sotto del fregio, fra i pennacchi degli archi, sono disposti medaglioni con gli stemmi di Pistoia, dell’Ospedale, dei Medici e, nei tre di mezzo, l’Annunciazione, l’Assunzione e la Visitazione, serie realizzata nel 1525 da Giovanni della Robbia. Nella lunetta della porta, a sinistra del portico, vi è l’Incoronazione della Vergine, l’opera più antica (1510) di Benedetto Buglioni.

Spedale del Ceppo, dettaglio del fregio: Visitare i carcerati, fra la Fede e la Carità
Spedale del Ceppo, dettaglio del fregio: Visitare i carcerati, fra la Fede e la Carità

L’ospedale rimase in attività per oltre sette secoli, una storia raccontata dal percorso museale che illustra anche le vicende architettoniche e artistiche del complesso. Alcuni approfondimenti sono dedicati alla storia della sanità pistoiese, in particolare alla collezione storica dei ferri chirurgici, all’ex ospedale psichiatrico delle Ville Sbertoli, all’Accademia Medica Filippo Pacini. E’ possibile ammirare, a conclusione della visita, il Teatrino Anatomico di epoca settecentesca.

Gli altri due Musei civici di Pistoia sono il Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, con una collezione che spazia dagli anni Venti del Novecento ai giorni nostri (con opere, in particolare, dei pistoiesi Mario Nigro, Fernando Melani, Gualtiero Nativi e Agenore Fabbri) e la Casa-Studio Fernando Melani, che può essere considerata anche un compendio della visita di Palazzo Fabroni: custodisce oltre 2800 opere, disposte secondo la volontà dello stesso artista.

Chiesa di san Bartolomeo in Pantano, architrave
Chiesa di san Bartolomeo in Pantano, architrave

Situato in Ripa del Sale, lo sdrucciolo che separa il Duomo dal Palazzo Comunale, merita una visita il Museo Diocesano Palazzo Rospigliosi, ospitato nel Palazzo voluto da Giovan Battista Rospigliosi come residenza di famiglia, costruito tra il Cinquecento e il Seicento accorpando alcune case-torri duecentesche. Il Museo permette di ammirare il sontuoso appartamento con gli arredi originali seicenteschi e gli affreschi del Sei e Settecento, nonché la ricca quadreria cinque-seicentesca, costituita in particolar modo dalle tele del pittore pistoiese Giacinto Gimignani. Il Museo ospita inoltre una sezione con dipinti, sculture e arredi sacri provenienti dalle chiese del territorio.

Sotto il loggiato dell’Ospedale del Ceppo si trova infine il Museo di Pistoia Sotterranea, un percorso di 650 metri che segue il letto dell’antico torrente Brana, modificato nel XII secolo in conseguenza della costruzione della seconda cinta muraria. Il museo è dedicato alla scoperta della città romana e medievale e alla storia dello Spedale che vi venne costruito sopra.

Visitare Pistoia. Piazza della Sala
Piazza della Sala

Nel visitare Pistoia consiglio una sosta presso la Torre di Catilina, una torre di guardia che si ammira da piazza Duomo. Qui, secondo la leggenda, venne sepolto Lucio Sergio Catilina, il congiurato romano avversario di Cicerone sconfitto dall’esercito consolare sull’Appennino pistoiese nel 62 a.C.. Dante attribuisce al “mal seme” di Catilina l’origine del carattere litigioso dei pistoiesi, tanto da pronunciare questa invettiva al termine dell’incontro con Vanni Fucci nell’Inferno: “Ahi Pistoia, Pistoia, ché non stanzi / d’incenerarti sì che più non duri, / poi che ‘n mal fare il seme tuo avanzi?” (Canto XXV).

La passeggiata per le vie cittadine non può infine non comprendere Piazza della Sala, appartenente al nucleo più antico di Pistoia e risalente al periodo della dominazione longobarda (qui si amministrava la giustizia): conserva tutt’oggi la sua funzione commerciale, ospitando bancarelle di generi alimentari, e su di essa affacciano ristoranti e locali. Al centro si trova il pozzo del Leoncino, sulla cui architrave sono riprodotti gli attributi tipici dei pellegrini, le bisacce e i bastoni, oltre alla conchiglia – simbolo di san Giacomo il Maggiore.

Visitare Pistoia: il Duomo e l'Antico Palazzo dei Vescovi
Visitare Pistoia: il Duomo e l’Antico Palazzo dei Vescovi

Alcune informazioni utili: per visitare Pistoia e programmare il proprio itinerario consiglio di consultare il sito internet dei Musei Civici musei.comune.pistoia.it e quello del Museo di Pistoia sotterranea, www.irsapt.it/it/pistoia-sotterranea. L’Antico Palazzo dei Vescovi è di proprietà della Casa di Risparmio di Pistoia e Pescia e ha un sito internet dedicato: www.fondazionepistoiamusei.it. Accanto a piazza Duomo si trova infine l’ufficio turistico comunale IAT.

Dove mangiare. Senz’altro I salaioli in piazza della Sala: ci sono stata diverse volte e mi sono sempre trovata bene. Il locale è molto curato, il servizio attento e premuroso, la cucina regala piatti mai scontati. Per me è una garanzia: www.isalaioli.it. Altri suggerimenti: l’enoteca BaldoVino, ristorante di carne e pesce con un’enoteca ben fornita, www.enotecabaldovino.it; la Locanda del Capitano del Popolo e infine il BisteccaToscana, con menù fisso a base ovviamente di bistecca, a prezzo fisso, www.bisteccatoscana.it.

Altre foto di Pistoia:

Mappa di Pistoia:

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