Teatro Olimpico di Vicenza, il fronte della scena e, dietro, la scenografia dell'Edipo re (1585) di Vincenzo Scamozzi

Il Teatro Olimpico di Vicenza, testamento di Andrea Palladio

Teatro Olimpico di Vicenza, il fronte della scena
Il fronte della scena

Il Teatro Olimpico di Vicenza è considerato il testamento spirituale di Andrea Palladio, che lo progettò e avviò dal febbraio 1580 fino alla morte, giunta improvvisa nell’agosto dello stesso anno.

Primo teatro a impianto stabile della storia moderna, il Teatro Olimpico simboleggia lo studio e l’amore per la grande architettura classica cui Palladio aveva dedicato la propria vita: nella giovinezza si era recato a Roma per osservare di persona le architetture del passato, osservazione cui aveva accompagnato nel corso del tempo lo studio del “De Architectura” di Vitruvio. Nel 1580 Palladio, settantadueenne all’apice della carriera e della fama, progettò quindi un teatro “all’antica” rielaborando la propria personale ricerca condotta in oltre quarant’anni di attività.

Le statue al centro dell'esedra
Le statue al centro dell’esedra

L’incarico gli fu conferito dall’Accademia Olimpica, fondata nel 1555, in seguito alla decisione di costruire un teatro stabile per accogliere gli spettacoli fino ad allora allestiti in strutture effimere in legno, nei cortili dei palazzi privati o nel salone di Palazzo della Ragione. Il Teatro fu realizzato sul luogo di un edificio fortificato del XIII secolo affacciato sul corso d’acqua Bacchiglione, in un ambiente di dimensioni ridotte. Palladio accolse tale limitazione ideando una cavea (zona a gradoni riservata agli spettatori) semiellittica anziché semicircolare, avvicinando dunque gli spettatori alla scena. Dalla forte pendenza, la cavea si sviluppa dalla fossa dell’orchestra (in origine più profonda di oggi) fino all’esedra colonnata, coronata infine da una balaustra punteggiata di statue.

Teatro Olimpico di Vicenza, la scena e la cavea
Scena e cavea

Il fronte di scena, lungo 25 metri, si articola in un’arcata centrale fiancheggiata da due più piccole laterali, incorniciate da colonne corinzie che sostengono statue o inquadrano nicchie che le ospitano: le statue raffigurano i membri dell’Accademia Olimpica, di cui Palladio era socio, vestiti da antichi romani. Collocando le statue degli Accademici nel prospetto del fronte di scena, oltre che nei due setti collegati sui lati brevi del palcoscenico e nelle nicchie dell’esedra, l’architetto creò un effetto specchiante fra gli Accademici in carne ed ossa e i loro ritratti in costume antico.

Nell’attico Palladio dispose infine bassorilievi raffiguranti Storie della vita di Ercole, eroe protettore dell’Accademia, con al centro l’impresa “Hoc opus, hic labor est”, celebrazione del travaglio che conduce alla conoscenza e con essa alla fama.

Il secondo e il terzo ordine del fronte della scena. In alto le Storie della vita di Ercole
Il secondo e il terzo ordine del fronte della scena. In alto le Storie della vita di Ercole

La morte improvvisa dell’architetto non arrestò i lavori, che furono portati a compimento dal figlio Silla e da Vincenzo Scamozzi, autore delle scenografie per la rappresentazione inaugurale dell’“Edipo re”: realizzate nel 1585, furono considerate talmente in sintonia con l’architettura palladiana da diventare parte integrante dell’opera.

Negli anni seguenti furono infine completati il vestibolo e l’Odeo attigui al teatro, destinati a funzioni di rappresentanza e ricevimento dell’Accademia.

Informazioni utili: per visitare il Teatro Olimpico suggerisco di consultarne il sito internet www.teatrolimpicovicenza.it. La sua visita potrebbe accompagnarsi a quella delle altre architetture di Andrea Palladio, a Vicenza e nella campagna circostante: segnalo l’iconica Villa Almerico Capra, detta “La Rotonda”. Vicino a Villa La Rotonda si trova Villa Valmarana ai Nani, completamente affrescata prima da Giambattista Tiepolo e poi dal figlio Giandomenico.

Altre immagini del Teatro Olimpico di Vicenza:

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