Tre giorni a Venezia

Tre giorni a Venezia: cosa vedere e altri consigli

Il panorama dal ponte dell’Accademia verso Punta della Dogana

Scrivo questo articolo dopo aver trascorso tre giorni a Venezia, non solo per raccontare quel che ho visto ma anche per ricordare le tante mete che mi sento di suggerire a cuore aperto, ottime occasioni per tornare in questa città che consiglio di visitare almeno una volta l’anno. Come primo vademecum penso sia necessario tenere ben presente gli orari di apertura e chiusura, che condizionano l’organizzazione di ogni giornata: i bacari a pranzo chiudono alle 14, i musei chiudono alle 18, ad eccezione dei musei civici che fino al 31 marzo chiudono fra le 16 e le 17, i ristoranti a cena hanno talvolta due turni, il secondo dei quali è alle 21,30, orario dopo il quale è molto difficile essere accolti. Infine, moltissime chiese non sono visitabili la domenica e, quando sono aperte, hanno orari di chiusura variabili: ad esempio non sono riuscita a visitare – a pagamento – la sagrestia di Santa Maria della Salute perché già alle 11,40 era stata chiusa, mentre avrebbe dovuto rimanere aperta fino alle 12.

Giorno 1

Jackson Pollock, Alchemy

Sono tornata alla Peggy Guggenheim Collection perché è un luogo straordinario, dove passeggiare tra opere d’arte uniche in un ambiente davvero peculiare, in un Palazzo – l’unico a un piano lungo tutto il Canal Grande, e noto come palazzo non finito – che fu acquistato da Peggy Guggenheim nel 1949 e che divenne la sua abitazione. Tra i capolavori che qui si possono ammirare (di cui segue una piccola selezione fotografica), L’empire des lumières di René Magritte, Piazza di Alberto Giacometti, The Antipope di Max Ernst, Jamais di Clyfford Still, En lieu oblique di Yves Tanguy, Alchemy di Jackson Pollock. Alcune foto appese alle pareti mostrano il Palazzo così come l’aveva arredato Peggy Guggenheim, che viene ritratta insieme agli amati cagnolini Lhasa Apso, poi sepolti, insieme alla loro padrona, nel giardino delle sculture. In questo spazio, ricco di opere – tra gli altri – di Arp, Duchamp-Villon, Giacometti, Merz, Moore, è un piacere sostare e passeggiare, mentre dalla terrazza Marino Marini si ammira una bella vista sul Canal Grande.

Il museo inoltre offre una buona caffetteria, dove è possibile pranzare, riservata esclusivamente ai propri visitatori. Lo spazio riservato alle esposizioni temporanee ospita sempre interessanti mostre, consiglio di seguirne il calendario. In occasione della visita alla collezione, suggerisco infine la visione del film “Peggy Guggenheim: Art Addict“, che permette di comprendere l’importanza di questo luogo nella vita della sua eccentrica e straordinaria padrona di casa.

Alcune foto:

 

Santa Maria della Salute

A pochi passi dalla Collezione Guggenheim si trova la Chiesa di Santa Maria della Salute, la cui cupola caratterizza il profilo di Dorsoduro a Punta della Dogana e che merita una visita per la storia che essa testimonia e per le opere d’arte che custodisce al proprio interno. Venne edificata su progetto di Baldassarre Longhena (a cui si devono, tra le altre opere, lo scalone della biblioteca di San Giorgio Maggiore, la Chiesa degli Scalzi, Ca’ Pesaro, Ca’ Rezzonico) come preghiera e ringraziamento alla Madonna per la fine dell’epidemia di peste che decimò la popolazione nel 1630.

All’interno di ammirano pale d’altare di Tiziano e Luca Giordano, ma è la sagrestia che merita la visita (purtroppo non sono riuscita ad ammirarla), perché conserva opere di Tiziano, Tintoretto, il Sassoferrato, Palma il Giovane. Rimanendo in Dorsoduro, giungendo a Campo San Sebastiano si può ammirare la Chiesa omonima, che venne completamente affrescata dal Veronese: tra i dipinti, spiccano quelli sul soffitto rappresentanti le storie di Ester. Dopo la sua morte, il pittore venne sepolto qui.

In alternativa alla Collezione Guggenheim si può visitare Palazzo Cini, situato a pochi passi, che fu la casa-museo di Vittorio Cini e che oggi offre alla visita la splendida raccolta d’arte antica di colui che fu uno dei più importanti collezionisti e mecenati del Novecento italiano.

Piero di Cosimo, Madonna con Bambino e due angeli @ palazzocini.it

La Galleria al primo piano espone un nucleo di dipinti, oggetti d’arte e sculture dal XIII al XVI secolo, con la presenza di un cospicuo numero di opere di primitivi toscani e del rinascimento fiorentino, nonché di dipinti ferraresi.

Altrimenti – da solo vale il viaggio a Venezia – consiglio il complesso monumentale delle Gallerie dell’Accademia, che richiede almeno mezza giornata di visita.

Oltre ad una raccolta di arte strepitosa, ospita mostre temporanee: fino al 2 aprile 2018 è visitabile l’esposizione “Canova, Hayez, Cicognara. L’ultima gloria di Venezia” che celebra il bicentenario della fondazione delle Gallerie. Fra le opere in esposizione permanente, quelle che mi hanno più colpito: la Pala di San Giobbe di Bellini (moltissime le opere di Bellini qui esposte), la Madonna dell’arancio di Cima da Conegliano, la Presentazione di Gesù al tempio di Carpaccio, il Ritratto di Giovane uomo di Memling, La vecchia di Giorgione, il Convito in casa di Levi di Veronese, il Trafugamento del corpo di San Marco di Tintoretto, Rinaldo e Armida di Hayez, il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto di Carpaccio, il ciclo pittorico delle Storie di Sant’Orsola di Carpaccio, San Girolamo e un devoto di Piero della Francesca, il San Giorgio di Mantegna, la Tempesta di Giorgione, la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano, la Madonna dello zodiaco di Cosmè Tura.

Oltre ai capolavori, degno di ammirazione è il palazzo che li ospita, che riserva ambienti davvero da capogiro: il complesso è interessato da alcuni anni da lavori di restauro che mirano a raddoppiarne gli spazi espositivi, e per ridurre al minimo i disagi le sale – adesso sono interessate dai lavori quelle al primo piano – vengono chiuse  in via parziale e temporanea: è utile pertanto, prima della visita, consultare on line le opere effettivamente in esposizione e quelle temporaneamente non visibili. Consiglio inoltre il noleggio dell’audioguida, che consente un approfondimento interessante e niente affatto noioso della storia delle opere e dei loro artisti.

Due delle mie opere preferite della Galleria dell’Accademia:

Giorno 2

Punta della Dogana vista dall’Isola di San Giorgio Maggiore

Il secondo giorno può essere dedicato alle esposizioni temporanee allestite presso gli spazi della Fondazione Pinault (Punta della Dogana e Palazzo Grassi), dove ho sempre trovato mostre di grande interesse e di respiro internazionale (quella dell’anno scorso, “Treasures from the wreck of the Unbelievable” di Damien Hirst, era imperdibile).

In alternativa suggerisco la Biennale d’Architettura, quest’anno intitolata “Freespace” e come di consueto organizzata negli spazi dell’Arsenale e ai Giardini (oltre che nel centro storico di Venezia): la visita richiede almeno un giorno intero.

Palazzo Ducale e campanile di San Marco visti dall’Isola di San Giorgio Maggiore

Una volta concluse queste esposizioni, la giornata potrebbe essere dedicata alla scoperta di Palazzo Ducale, che ora peraltro ospita anche una splendida mostra dedicata ai 500 anni di Tintoretto, ammirabile fino al 6 gennaio 2018. Oltre alla visita del Palazzo, che da sola richiede mezza giornata e per la quale merita il noleggio dell’audioguida, consiglio caldamente la visita guidata dei percorsi segreti, che permette di vedere luoghi non visitabili liberamente, quali i Pozzi e i Piombi, oltre ad ambienti dedicati all’amministrazione della Serenissima: il percorso, che richiede la prenotazione anticipata e ha un biglietto a sé, permette di conoscere la storia politica e civile della città, la sua organizzazione e l’amministrazione della giustizia.

Per visitare il Palazzo si può acquistare il biglietto unico, con validità tre mesi, che consente anche l’accesso al Museo Archeologico, al Museo Correr e alla Biblioteca Marciana (oltre che all’esposizione temporanea), oppure il Museum Pass che dà accesso a tutti i musei civici veneziani e che ha validità sei mesi dalla data dell’acquisto.

Una volta in piazza San Marco, è impossibile – a meno di non essere davvero molto stanchi… – non visitare la Basilica, sul cui spigolo verso l’ingresso al Palazzo Ducale si trova il celebre gruppo dei Tetrarchi in prezioso porfido rosso.

Piazza San Marco con l’acqua alta

L’ingresso è libero e gratuito e, prima nel nartece e poi all’interno, lo sguardo è inevitabilmente attirato dai meravigliosi mosaici in vari colori e a foglia d’oro che coprono le volte e le cupole, che rappresentano un ricco programma iconografico sviluppato lungo otto secoli di storia; merita grande attenzione anche lo straordinario pavimento in marmo che, come un immenso tappeto, riveste tutta l’area della basilica (ben 2099 metri quadrati), con motivi geometrici e figure animali.

Pagando un biglietto a parte, è possibile ammirare il ricco tesoro di San Marco, che comprende oggetti di varia provenienza (pezzi portati a Venezia da Costantinopoli dopo il 1204, coppe di origine islamica, oggetti in filigrana…) e soprattutto rimanere a bocca aperta di fronte alla pala d’oro, realizzata a Costantinopoli nel 1105 su committenza del doge Ordelaffo Falier: un capolavoro di oreficeria gotica con 250 smalti cloisonnés ornata di perle e pietre preziose che celebra il culto della luce, narrando le storie della vita di Cristo e di San Marco.

Sempre nel corso della visita della Basilica è possibile accedere al museo di San Marco, a pagamento, che comprende oggetti di varia natura appartenenti alla basilica e, soprattutto, la Quadriga marciana, che dopo l’ultimo restauro è stata qui spostata dalla sua originaria posizione al centro della facciata principale: l’opera, in bronzo dorato, giunse a Venezia insieme al bottino di guerra raccolto dopo la conquista di Costantinopoli del termine della IV Crociata nel 1204, insieme a molti altri oggetti oggi visibili nel tesoro di San Marco. E’ una delle poche opere in bronzo dorato giunte fino ai nostri giorni, insieme al Marco Aurelio di Roma e ai bronzi di Cartoceto.

Prima di abbandonare la Basilica, vale la pena soffermarsi ad ammirare le facciate, anch’esse ornate da sculture e mosaici che raccontano la storia della Basilica e di Venezia. Prima di pianificare la visita della Basilica, consiglio di dare un’occhio al sito web, dove sono chiaramente indicati gli orari di visita e le eventuali sospensioni.

Qualche immagine della Basilica di San Marco:

Giorno 3

L’isola di San Giorgio Maggiore vista da Punta della Dogana

Ho dedicato la mattina alla visita dell’isola di San Giorgio Maggiore, dove si trova la Fondazione Giorgio Cini, ospitata nell’antico convento benedettino, e la Chiesa di San Giorgio Maggiore. Gli spazi conventuali sono visitabili esclusivamente con guida (in italiano il sabato e la domenica con partenza alle 10, 12, 14 e 16), che consente di scoprire la storia dell’isola e della Fondazione, ammirandone i magnifici luoghi: il Chiostro dei Cipressi costruito agli inizi del Cinquecento da Andrea Buora, il Chiostro palladiano, ultimato ai primi del Seicento su progetto di Andrea Palladio, che costruì anche la Chiesa e il Refettorio.

Per il Refettorio Paolo Veronese dipinse la monumentale tela de Le nozze di Cana, che ornava completamente la parete di fondo dando l’illusione di prolungare lo spazio e richiamando, nella sua architettura dipinta, quella progettata da Palladio. L’opera fu ordinata dalla comunità benedettina nel 1562 e venne realizzata in 15 mesi, riscuotendo un successo tale da determinare una svolta nella carriera del pittore, a cui furono chieste numerose varianti da parte di altre comunità religiose. Qui inoltre le pressanti domande per visitare il capolavoro rischiarono di turbare la pace e la quotidianità della comunità benedettina.

Il chiostro di Andrea Palladio

Per volontà di Napoleone la tela fu smontata e trasportata in barca a Parigi nel 1797 ed esposta al Louvre, dove tuttora si trova, nella sala che ospita la Gioconda di Leonardo. Oggi a San Giorgio si trova un bel fac simile, che ha il merito di restituire l’impressione originaria. Gli altri luoghi oggetto della visita guidata sono lo scalone del Longhena, che costituisce l’ingresso monumentale alle sale superiori, la biblioteca del Longhena con le sue librerie originali (che scamparono al trafugamento in Francia, a differenza della tela del Veronese, perché troppo pesanti per essere trasportate in barca), la nuova Manica Lunga, che originariamente era il dormitorio, oggi destinata a Biblioteca – mirabile nell’allestimento di Michele De Lucchi – e infine il labirinto Borges, ricostruzione del giardino-labirinto realizzato in occasione dei venticinque anni dalla morte dello scrittore argentino. La Fondazione Cini organizza esposizioni temporanee nello spazio de Le stanze del vetro: suggerisco di seguire sempre d’occhio il calendario.

Terminato il giro negli spazi della Fondazione, ho visitato la Chiesa di San Giorgio Maggiore, progettata dal Palladio dopo la realizzazione del refettorio del monastero. La Chiesa si affaccia sul bacino di San Marco e dalla sua scalinata di ingresso si ammira un’indimenticabile vista sulla basilica marciana e sul Palazzo Ducale.

Galleria di immagini della Fondazione Cini e dell’Isola di San Giorgio:

Un’immagine della mostra “Intuition” organizzata a Palazzo Fortuny

Ho riservato il pomeriggio alla visita del Palazzo Fortuny, che è visitabile esclusivamente in occasione di mostre temporanee. Il palazzo, risalente al Quattrocento, deve il proprio nome al suo ultimo proprietario, Mariano Fortuny Mandrazo, che ne fece il proprio studio e la propria dimora. Il suo fascino viene esaltato dalle interessanti esibizioni che qui vengono organizzate, che ben si sposano con la suggestione degli ambienti e le testimonianze artistiche dell’attività di Fortuny.

Da Palazzo Fortuny vale la pena arrivare fino alla Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari – distante pochi minuti – dove oggi è possibile ammirare la pala Pesaro di Tiziano, restituita alla visita da poche settimane al termine di un restauro durato quattro anni. Si tratta di un capolavoro della pittura veneziana che è stata adesso restituita al pieno godimento, nello splendore dei suoi colori. Fra le altre opere esposte ai Frari vi sono il polittico con Madonna, Bambino e Santi di Bellini, la statua di San Giovanni Battista di Donatello (unica sua opera veneziana), i monumenti a Canova, Tiziano, al Doge Nicolò Trion e al Doge Francesco Foscari, l’Assunta di Tiziano. La Basilica presenta inoltre un coro ligneo maestoso, che si erge al centro della navata nella sua collocazione originaria, e la cortina marmorea che lo circonda, ornata con busti in rilievo di Patriarchi e Profeti dell’Antico Testamento.

La facciata della Scuola Grande di San Rocco

Accanto alla Basilica si trova la Scuola Grande di San Rocco, un luogo rimasto pressoché inalterato dall’epoca della sua costruzione (1478) e che accoglie il più famoso ciclo pittorico di Tintoretto con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. Oltre a Tintoretto, di cui si distingue la monumentale Crocifissione, che godette di straordinaria fama fra i suoi contemporanei, la Scuola conserva capolavori come il Cristo portacroce di Giorgione, l’Annunciazione di Tiziano, due teleri di Tiepolo, i dossali in noce che rivestono tutta la sala capitolare. A fianco alla Scuola Grande si trova la Chiesa di San Rocco, concepita come sacrario del Santo, il cui corpo è conservato nell’altare maggiore.

Al temine di tre giorni di passeggiate a Venezia, consiglio due esperienze da non perdere: una sosta al Caffè Florian di Piazza San Marco, seduti sui comodi divanetti rossi, per assaporare un buon caffè o, nelle fredde giornate invernali, un ottimo zabaione, il tutto servito sull’immancabile vassoio d’argento. La sera suggerisco un passaggio al Casinò, risalente al 1638 e riconosciuto come la casa da gioco più antica al mondo. Il palazzo rinascimentale che lo ospita, Ca’ Vendramin Calergi, fu l’abitazione di Richard Wagner, e qui spirò il musicista nel 1883. Le sale Wagner sono visitabili su appuntamento a cura dell’Associazione Richard Wagner di Venezia.

Dolce fatto in casa dalla Betta alle Antiche Carampane

Alberghi e ristoranti, altri consigli:

Fra i ristoranti stellati sicuramente Da Fiore, che non va confuso con l’omonimo bacaro, situato in tutt’altra zona (che comunque consiglio per l’eccezionale baccalà mantecato).

Un ristorante di ottimo livello, che si distingue per la grande cortesia del personale è Antiche carampane. E’ piccolo e intimo (necessita di prenotazione con ampio anticipo), ma tra le varie prelibatezze qui servono le introvabili moeche.

Fra le trattorie e i bacari: Da Fiore, Al Mascaron, Bancogiro (quest’ultimo si trova nella piazza su cui affacciano diversi bacari, e la consiglio anche perché a pochi passi si ammira una bella vista sul ponte di Rialto).

Hotel: consiglio il Boscolo Bellini perché si trova accanto alla stazione, ed è comodissimo per lasciare subito i bagagli. È però fuori mano se si vuole visitare la città. Altrimenti, dopo aver provato diversi alberghi in diverse zone, compresa la centrale San Marco, penso che un’ottima soluzione sia l’Hotel Agli Alboretti, situato accanto all’Accademia. Ci si arriva con tre diversi traghetti – di cui quello che passa per la Giudecca è poco affollato – ed è strategico sia per arrivare in San Marco, sia per visitare l’Isola di San Giorgio o la Giudecca, sia per il sestiere di San Polo. Scesi da traghetto, è raggiungibile a pochi passi senza dover superare alcun ponte. Il personale è molto gentile e disponibile e la colazione è di buon livello.

Altre immagini:

Mappa dei luoghi:

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