Una giornata a Recanati: Lorenzo Lotto e Giacomo Leopardi

Villa Colloredo Mels, Lorenzo Lotto, Annunciazione

In occasione delle festività natalizie consiglio una gita a Recanati, la città di Leopardi che offre – oltre ai luoghi legati alla vita e alle parole dell’inquieto poeta – la splendida pinacoteca del Museo Civico di Villa Colloredo Mels. Qui dal 21 dicembre sarà visitabile una mostra temporanea, curata da Vittorio Sgarbi, che accosta due anime di grande sensibilità quali Giacomo Leopardi e Lorenzo Lotto, di cui la pinacoteca conserva capolavori come L’Annunciazione, il Polittico di San Domenico e la Trasfigurazione. L’esposizione, dal titolo “Solo, senza fidel governo et molto inquieto de la mente. Lorenzo Lotto dialoga con Giacomo Leopardi” inaugurerà anche il nuovo allestimento permanente delle sale dedicate a Lotto, le cui opere saranno temporaneamente accostate a manoscritti, documenti e cimeli leopardiani.

Villa Colloredo Mels, Lorenzo Lotto, Polittico di San Domenico – dettaglio

Villa Colloredo Mels oltre alla pinacoteca civica custodisce la sezione archeologica, la sezione storica (che espone la bolla aurea con la quale Federico II nel 1229 concesse alla città di Recanati la possibilità di costruire un porto esente da dazi), le ceramiche novecentesche e il museo dell’emigrazione marchigiana, dedicato agli oltre 700.000 marchigiani emigrati.

Torre del Borgo

L’edificio si trova nella parte più occidentale di Recanati, poco distante dalla cattedrale di San Flaviano, e da qui seguendo il corso principale si arriva velocemente alla piazza del Comune, dove si erge la Torre del Borgo: alta 36 metri, reca sul lato nord un leone rampante di Jacopo Sansovino e ospita al proprio interno il Murec, ovvero il Museo della storia del borgo recanatese. Proseguendo sul corso principale si costeggia il Teatro Persiani, che ospita anche il Museo “Beniamino Gigli” dedicato al cantante lirico, e il complesso di Sant’Agostino, fiancheggiato dalla “torre antica” cantata da Leopardi ne “Il passero solitario”: “D’in su la vetta della torre antica, / Passero solitario, alla campagna / Cantando vai finchè non more il giorno [… ]”.

Palazzo Leopardi

Sempre tenendosi sul corso principale si giunge a Palazzo Antici-Mattei, casa natale di Adelaide – madre di Giacomo – di fronte al quale si trovano le scuderie, ornate con busti provenienti dal Circo Flaminio di Roma. L’ultimo tratto di strada conduce alla piazzetta de “Il sabato del villaggio”, sulla quale si erge Palazzo Leopardi e – di fronte ad esso – la casa dove abitava Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, fanciulla che ispirò al poeta la figura di Silvia dell’omonima poesia. Palazzo Leopardi, tuttora abitato dalla famiglia, è visitabile al primo piano, dove si trova la biblioteca del Conte Monaldo, padre di Giacomo: in queste sale il poeta studiò insieme ai fratelli Carlo e Paolina, sotto la guida paterna.

Orazione di Giacomo Leopardi In occasione della liberazione del Piceno

I 20.000 volumi che compongono la raccolta si trovano tutt’oggi nella collocazione voluta dal loro collezionista, che li scelse e riunì mettendoli a disposizione non soltanto della propria famiglia, ma di tutti i concittadini: come recita una lapide nella seconda sala “FILIIS AMICIS CIVIBVS / MONALDVS DE LEOPARDIS / BIBLIOTHECAM / ANNO MDCCCXII”. Oltre alle sale del primo piano, nei locali dell’ex frantoio è visitabile la mostra “Giacomo dei libri. La biblioteca Leopardi come spazio di idee”, che racconta la fondazione della raccolta da parte del conte Monaldo, mostra i libri amati dal figlio poeta, oggetti di famiglia e manoscritti.

Le stanze abitate da Teresa Fattorini

Di fronte a Casa Leopardi si trova la casa di “Silvia”, che da questa estate è visitabile grazie a un attento restauro, che ha messo in sicurezza l’edificio e ha allestito un nuovo percorso nelle sale dove visse Teresa Fattorini: si possono vedere le stanze dove abitavano i “famigli” dei Leopardi, arredate con mobili d’epoca tutti provenienti dalla casa padronale. Dalle finestre dell’abitazione appare casa Leopardi, situata proprio al di là della piazzetta, e si immagina facilmente il canto di “Silvia”, intenta al lavoro al telaio, che giunge fino alle stanze della Biblioteca dove Giacomo trascorreva le sue ore di studio: “Sonavan le quiete / Stanze, e le vie dintorno, / Al tuo perpetuo canto, / Allor che all’opre femminili intenta / Sedevi, assai contenta / Di quel vago avvenir che in mente avevi. / [… ] Io gli studi leggiadri / Talor lasciando e le sudate carte, / Ove il tempo mio primo / E di me si spendea la miglior parte, / D’in su i veroni del paterno ostello / Porgea gli orecchi al suon della tua voce, / Ed alla man veloce / Che percorrea la faticosa tela [… ]”.

Il Colle dell’Infinito

Al limite del paese si trova infine il Colle dell’Infinito, meta delle passeggiate di Giacomo che vi giungeva dal giardino di casa, e da cui si ammira un vasto panorama, dal monte al mare: “Sempre caro mi fu quest’ermo colle, / E questa siepe, che da tanta parte / Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. [… ]”. Una targa sul muro con il primo verso della poesia è stata collocata sul luogo in cui probabilmente Leopardi compose “L’infinito”.

Ho pubblicato una galleria di immagini dedicata alla mia gita, che ho pianificato anche grazie alle informazioni reperite on line, in particolare sul portale del turismo della Regione Marche. L’ufficio turistico che si trova nel borgo è sollecito nel dare indicazioni utili e suggerimenti di visita, e offre un interessante e fornito bookshop. Ulteriori suggestioni si possono reperire sul sito Destinazione Marche.

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