Capolavori del Museo Archeologico di Firenze

I capolavori del Museo Archeologico di Firenze, un tesoro da scoprire

Chimera di Arezzo
Chimera di Arezzo

A Firenze si trova un Museo che – seppur escluso dai grandi flussi turistici – è una meta imperdibile per le tante storie che racconta e per i suoi capolavori: è il Museo Archeologico. Fu istituito nel 1870 da re Vittorio Emanuele II, durante il periodo che vide Firenze capitale d’Italia, con le collezioni etrusca e greco-romana provenienti delle raccolte medicee e lorenesi degli Uffizi.

Con la sua costituzione affiancò il già presente Museo Egizio fiorentino, istituito nel 1855 e secondo in Italia dopo quello di Torino: l’Egizio comprendeva alcune antichità appartenenti alle collezioni medicee ma soprattutto fu implementato grazie agli acquisti e agli scavi voluti dal granduca di Toscana Leopoldo II. Oltre ad acquisire alcune collezioni private, il granduca infatti finanziò – insieme al re di Francia Carlo X – una spedizione scientifica in Egitto diretta da Jean-François Champollion e dal pisano Ippolito Rosellini. I reperti recuperati tramite scavi e comprati in loco vennero suddivisi tra il Louvre e il Museo di Firenze.

Rilievo con scribi. Capolavori del Museo Archeologico di Firenze
Rilievo con scribi

A partire dal 1880 il Museo Egizio venne riordinato e arricchito da Ernesto Schiaparelli, poi direttore del Museo Egizio di Torino, e nel 1883 fu unificato al Museo Etrusco-Romano nella sede attuale di via della Colonna, dove assunse il nome di Regio Museo Archeologico. Negli anni successivi fu inaugurata la sezione Topografica – distrutta completamente dall’alluvione del 1966 – e furono ampliati gli spazi espositivi. Nel 1902 vennero costruite tombe etrusche monumentali nel giardino storico, riutilizzando in parte materiale originale.

Oggi nel Museo Archeologico di Firenze si ammirano le collezioni egizie, le collezioni etrusche – comprendenti la scultura in pietra e la bronzistica – l’arte della Magna Grecia (in particolare i vasi greci rinvenuti nelle tombe etrusche), la bronzistica romana, il Monetiere (una delle più grandi e complete raccolte pubbliche), la Galleria delle gemme, le sculture greco-romane. Seguendo il percorso di visita articolato su due piani vi sono capolavori e opere a mio avviso imperdibili.

Carro egizio
Carro egizio

Nella sezione egizia del Museo Archeologico di Firenze – fra gli innumerevoli reperti – si trovano un carro rinvenuto intatto in una tomba tebana della XVIII Dinastia, riportante segni di usura che ne confermano il suo reale utilizzo (sala III), un calice in faïence a bocca quadrata e un Rilievo con scribi (sala VI), la Statua del sacerdote Henat (sala VIII), la collezione di tessuti di epoca copta, fra le più ricche e importanti al mondo (sala XIII). La sala VIII è particolarmente suggestiva perché ha mantenuto l’allestimento ottocentesco, con le pareti dipinte a finto granito e sul soffitto il cielo con le stelle, oltre alle vetrine in stile egittizzante volute da Schiaparelli.

Nella sezione etrusca si ammirano numerose urne cinerarie prodotte a Chiusi e Volterra – tra cui segnalo il sarcofago di Larthia Seianthi – e soprattutto la mirabile raccolta di bronzi, che rappresenta la più grande collezione in Italia. Fra di essi vi è uno dei capolavori del Museo Archeologico di Firenze, la Chimera di Arezzo, eccezionale scultura in bronzo realizzata fra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C.. Casualmente rinvenuta il 15 novembre 1553 durante i lavori di scavo per la realizzazione di un nuovo bastione delle mura di Arezzo, nei pressi della Porta san Lorentino, fu portata a Firenze per volere di Cosimo I de’ Medici. Alla sua storia e descrizione ho dedicato un articolo.

Il video della Chimera di Arezzo:

Sarcofago di Larthia Seianthi
Sarcofago di Larthia Seianthi

Nella sala della Chimera si ammira anche l’Arringatore, raffigurante un personaggio maschile con indosso una tunica e una toga con il bordo decorato e, ai piedi, i calzari di tipo senatorio. E’ raffigurato mentre solleva il braccio destro nell’atto di chiedere il silenzio, prima dell’inizio di un’orazione pubblica. Risalente agli inizi del I secolo o alla prima metà del II secolo a.C., il bronzo fu rinvenuto – racconta il Vasari – nella campagna di Perugia (all’epoca Stato Pontificio) e trasportato di nascosto a Cosimo I de’ Medici nel 1566.

Al secondo piano del Museo si trovano il Monetiere e la collezione di gemme, raccolte che hanno entrambe origini antiche: le monete appartenevano già a Piero il Gottoso, poi ereditate dal figlio Lorenzo il Magnifico, le prime gemme furono di Cosimo il Vecchio e poi del Magnifico.

Sarcofago delle amazzoni. Capolavori del Museo Archeologico di Firenze
Sarcofago delle amazzoni

Nella sezione della Magna Grecia del Museo Archeologico di Firenze si osservano altri capolavori. Tra di essi il Sarcofago etrusco delle Amazzoni: risalente al terzo quarto del IV secolo a.C., fu la sepoltura di Ramtha Huzcnai a Tarquinia. Realizzato in marmo – forse proveniente dal Mediterraneo orientale, è dipinto a tempera sulla cassa con scene di Amazzonomachia, inquadrate da cornici con motivi architettonici e prospettici, mentre il coperchio a due spioventi presenta agli angoli quattro acroteri in forma di teste femminili e sui due timpani Atteone sbranato dai cani, scolpito in bassorilievo.

Sul lato principale si osservano combattimenti fra Amazzoni su cavalli bianchi e opliti greci, sull’altro due quadrighe di Amazzoni che convergono al centro verso gli opliti. La ritmicità e simmetria delle decorazioni ritorna sui due lati corti, dove si ammirano un guerriero greco accerchiato da due Amazzoni e un’Amazzone tra due opliti greci. Sul coperchio e sulla cassa corrono due iscrizioni – eseguite da mani diverse in tempi diversi – che indicano la donna titolare della sepoltura. S’ipotizza che il sarcofago sia stato realizzato da un pittore di formazione pittorica greca e magnogreca, verosimilmente di ambito tarantino, che ha accolto elementi e stilemi locali (ad esempio, l’abbigliamento delle Amazzoni).

Sarcofago delle amazzoni, dettaglio del lato principale
Sarcofago delle amazzoni, dettaglio del lato principale

La collezione delle ceramiche greche comprende un nucleo di opere con ornato in stile geometrico e un’importante raccolta di ceramica attica. Su tutti i reperti spicca il Vaso François, fra i capolavori del Museo Archeologico di Firenze, un cratere attico con anse a volute, decorato a figure nere, prodotto ad Atene intorno al 565 a.C.. Tra i massimi gioielli dell’arte greca, è considerato il “Re dei Vasi” per dimensioni, forma e complessità della decorazione. E’ infatti decorato con 270 figure e 131 iscrizioni, che raccontano i miti degli dei e degli eroi e le storie della Guerra di Troia. Modellato dal vasaio Ergotimos e dipinto dal ceramografo Kleitias, che apposero la loro firma congiunta sia sul lato anteriore sia su quello posteriore, era destinato al simposio, durante il quale al suo interno venivano mescolati acqua e vino. Fu scoperto vicino a Chiusi nel 1844-45 in una tomba etrusca da Alessandro François, ufficiale e archeologo al servizio del Granduca di Toscana Leopoldo II d’Asburgo-Lorena.

Vaso François, dettaglio. Capolavori del Museo Archeologico di Firenze
Vaso François, dettaglio

L’apparato decorativo è distribuito su registri sovrapposti: sulla spalla si osserva la solenne processione delle divinità che festeggiano le nozze di Peleo e Teti, i futuri genitori di Achille, con ciascun dio accompagnato da un’iscrizione che ne indica il nome e dai suoi attributi. I due registri superiori mostrano altri episodi mitici: la caccia al cinghiale caledonio da parte di Peleo e Meleagro, i giochi funebri in onore di Patroclo, il ritorno a Creta della nave di Teseo, la lotta tra Lapiti e Centauri. Nel fregio inferiore sono raffigurati due episodi: sul fronte l’agguato di Achille a Troilo nel corso della guerra di Troia, sul retro il ritorno di Efesto all’Olimpo in compagnia di Dioniso e Sileno. Ancora più in basso si osservano grifoni e scene di zoomachia. Sul piede del cratere si dispiega infine la battaglia tra pigmei e gru, mentre sulle anse vi sono Artemide raffigurata quale signora degli animali e, sotto, Aiace che porta il corpo di Achille.

Il video del Vaso François:

Il vaso si ruppe almeno due volte, una nell’antichità e poi nel 1900, quando un custode del museo – adirato contro un collega – lanciò uno sgabello contro la vetrina che lo custodiva e lo mandò in frantumi. Oggi si osserva ricomposto nei suoi 639 frammenti, uniti con integrazioni di gesso pigmentato.

Testa di cavallo Medici Riccardi
Testa di cavallo Medici Riccardi

La collezione di vasi attici è corredata da un piccolo nucleo di sculture in marmo, tra cui si annovera la Statua di Kouros-Apollo “Milani”. Fra i bronzi romani vanno infine annoverati l’Idolino di Pesaro – risalente al I secolo d.C., forse un reggilampada o un portatore di tavola, scoperto a Pesaro nel 1530 e donato al duca di Urbino Francesco Maria della Rovere – il Torso di Livorno, un bronzetto di Zeus. La Testa di cavallo Medici Riccardi è invece un originale greco, datato alla metà del IV secolo a.C., che doveva far parte di una statua equestre a grandezza naturale.

Informazioni utili: per organizzare la visita al Museo Archeologico di Firenze e ai suoi capolavori suggerisco di consultare la pagina dedicata sul sito internet della Direzione Regionale dei Musei della Toscana (www.polomusealetoscana.beniculturali.it). Per prepararsi alla visita e approfondire la storia e la conoscenza del Museo e delle opere esposte consiglio il blog del Museo,  museoarcheologiconazionaledifirenze.wordpress.com: ricchissimo di informazioni, me ne sono in parte avvalsa per la redazione di questo articolo, unitamente alla guida ufficiale “Museo Archeologico Nazionale” edita da Giunti per Firenze Musei.

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