Castello dei Conti Guidi a Poppi e scultura di Dante Alighieri

Poppi, cosa vedere nell’antico borgo del Casentino

Castello dei Conti Guidi a Poppi e scultura di Dante Alighieri
Castello dei Conti Guidi e scultura di Dante Alighieri

Il borgo di Poppi, uno dei più belli d’Italia, si eleva sul colle della valle del Casentino (Arezzo) che guarda a Campaldino. Deve la sua fama al castello, che svetta sulla sua sommità e fu eretto per volere dei Conti Guidi, nonché al patrimonio storico-artistico che caratterizza l’abitato, peculiare per i portici che ne fiancheggiano la via principale.

La visita di Poppi è imprescindibile dalla conoscenza dell’evento che ne determinò la storia, la celebre battaglia di Campaldino che l’11 giugno 1289 vide scontrarsi le fazioni dei Guelfi di Firenze e dei Ghibellini di Arezzo. Allo scontro partecipò anche un giovanissimo Dante, arruolato quale “feditore a cavallo”, e che più tardi ne diede una rappresentazione nel Purgatorio (V, 88-129) rievocando la sorte del comandante ghibellino Buonconte da Montefeltro.

La valle del Casentino verso Bibbiena, vista dal castello dei Conti Guidi a Poppi
La valle del Casentino verso Bibbiena, vista dal castello dei Conti Guidi

Campaldino fu una battaglia epocale anche perché fu uno dei pochi combattimenti di grossa dimensione che si svolsero in tutto il Medioevo nell’Italia centrale, con la partecipazione di oltre ventimila uomini in campo: al suo termine sancì il consolidando del predominio di Firenze e il declino di Arezzo. I guelfi di Firenze – affiancati da quelli di altre città alleate come Pistoia, Lucca, Bologna, Siena, e da un manipolo di francesi inviati da Carlo d’Angiò – affrontarono i ghibellini di Arezzo insieme ad alcuni signori locali (tra i quali Guido Novello di Poppi), soverchiandoli per numero e per tattica militare. Vedendo incombere la disfatta, Guido Novello abbandonò la battaglia e si rifugiò nel suo castello a Poppi, per salvarlo dalla distruzione che inevitabilmente sarebbe seguita alla sconfitta.

Qualche mese dopo, di ritorno dalla campagna contro Arezzo e dirette verso Firenze, le armate guelfe attraversarono il Casentino e distrussero buona parte dei castelli dei Guidi, tra cui le mura e la rocca di Poppi (che però non venne rasa al suolo). Dopo la morte di Guido Novello, il nipote – di fazione guelfa – Simone da Battifolle divenne il nuovo signore: per ricompensarlo della sua lealtà, Firenze gli versò 1.200 fiorini, grazie ai quali venne restaurato ed ampliato il castello.

Scalinata del castello e ballatoi lignei
Scalinata del castello e ballatoi lignei

La visita di Poppi può partire dunque dal suo simbolo, il castello dei Conti Guidi, il cui primo nucleo fortificato si sviluppò attorno all’attuale torre campanaria anteriore al 1191, secondo alcuni edificata su un sito longobardo. Simone Guidi trasformò l’insediamento fortificato in castello: nel 1274 ebbe luogo un primo intervento di restauro, relativo alla parte destra, attribuito a Lapo di Cambio. All’ultimo decennio del XIII secolo fu effettuato un secondo intervento, che interessò la parte sinistra e che secondo alcuni fu opera di Arnolfo, progettista del Palazzo Vecchio a Firenze: in effetti il prospetto sinistro – con due ordini di bifore entro arcate a tutto sesto – richiama fortemente la facciata del palazzo mediceo fiorentino. Fu in questo luogo che soggiornò anche Dante Alighieri, nel 1310, ospite dei Conti Guidi durante il suo esilio da Firenze. Dal 1447, in seguito alla definitiva annessione alla Repubblica Fiorentina, fu infine intrapresa un’ulteriore ristrutturazione, che trasformò il castello in palazzo di residenza per i vicari fiorentini.

Taddeo Gaddi, La resurrezione di Drusiana e l'assunzione di san Giovanni evangelista
Taddeo Gaddi, La resurrezione di Drusiana e l’assunzione di san Giovanni evangelista

Il corpo centrale è circondato da un ampio fossato e da un muro di cinta con merli guelfi, ed è preceduto da un edificio – la “munizione” – che accoglieva il dispositivo del ponte levatoio. Il suo aspetto austero e serrato, varcato il portone – svela all’interno un elegante cortile, con le pareti ornate da stemmi (alcuni in terracotta della bottega di Andrea e Luca della Robbia) di commissari e vicari fiorentini. Sullo spazio aperto aggetta una scenografica scala scoperta preceduta da un marzocco fiorentino e, di fronte, sporgono i ballatoi in legno.

Al piano terra si sviluppano gli ambienti che erano adibiti a magazzino, deposito di armi, alloggio per la servitù e i soldati. Al primo piano si trovano le sale destinate alla vita quotidiana, tra cui il Salone delle feste: una grande sala di rappresentanza, con copertura lignea a capriate, pavimento in cotto, ampi finestroni, al cui interno si ammira una terracotta di Benedetto Buglioni raffigurante la Madonna della cintola con i santi Tommaso e Gerolamo (iconografia assai cara alla città di Prato). Sempre al primo piano è situata la Biblioteca Rilliana, una raccolta di volumi antichi e incunaboli donata al Comune di Poppi dal conte Fabrizio Rilli Orsini, arricchitasi nel corso del tempo da donazioni private successive e da fondi provenienti da monasteri soppressi (tra cui quello di Camaldoli).

Biblioteca Rilliana nel castello dei Conti Guidi
Biblioteca Rilliana nel castello dei Conti Guidi

Al secondo piano, un tempo adibito ad abitazione della famiglia Guidi, è situata la Cappella, a pianta quadrangolare con copertura con volte a crociera sostenute da costoloni, affrescata da Taddeo Gaddi (il più fedele allievo di Giotto) tra il 1330 e il 1350. Sulle pareti di questo ambiente si dispiegano le Storie della vita della Vergine e dei santi Giovanni Battista ed Evangelista, raffigurati entro tre lunette, mentre sulla volta si ammirano quattro tondi con gli Evangelisti in trono. Nella nicchia ricavata sotto la finestra si trova una finta pala d’altare, affrescata con la Madonna col Bambino e Santi, opera sempre di Taddeo Gaddi.

Il video della cappella:

La visita di Poppi può proseguire passeggiando nel borgo adagiato ai piedi del castello, che si sviluppa a partire da piazza Amerighi, al centro della quale si erge la chiesetta della Madonna del Morbo, iniziata nel 1657 e voltata con la sua cupola nel 1705. A pianta centrale, è cinta su tre lati da un bel portico. Sul suo lato sinistro si trova la chiesa di San Marco, risalente al XVII secolo, con due pale di Francesco Morandini – detto il Poppi – e una di Jacopo Ligozzi.

Portici di via Cavour a Poppi
Portici di via Cavour

Da qui parte la caratteristica via Cavour, affiancata su entrambi i lati dai portici, che conduce alla chiesa di san Fedele, costruita tra il 1185 e il 1195, con il campanile ricavato in una delle torri cittadine. La chiesa, una delle più importanti del Casentino, faceva parte dell’abbazia edificata a Poppi per volere dei Conti Guidi, retta dai monaci benedettini dell’abbazia di Vallombrosa fino al 1810 (anno della soppressione napoleonica). All’interno – a croce latina e a una navata – si ammirano sei altari rinascimentali sormontati da pale di Ligozzi, Poppi, Solosmeo e Carlo Portelli, oltre a una Madonna in trono duecentesca attribuita al Maestro della Maddalena. A sinistra dell’altare una scala conduce alla cripta a tre navatelle su pilastri, dove sono custodite le spoglie di san Torello, santo nato a Poppi nel 1202, vissuto per sessant’anni come eremita vallombrosano. All’interno di una nicchia lungo la navata destra è custodito un busto in bronzo dorato e argento, raffigurante il santo, realizzato nel XV secolo.

Informazioni utili: per organizzare la visita di Poppi suggerisco di consultare la pagina internet del Comune dedicata al turismo, www.comune.poppi.ar.it.

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