Cappelle di Firenze

Le cappelle di Firenze, un percorso in dodici tappe

Cappelle di Firenze. Sagrestia nuova a san Lorenzo, tomba di Lorenzo duca di Urbino
Sagrestia nuova a san Lorenzo, tomba di Lorenzo duca di Urbino

Visitando Firenze è facile imbattersi nelle cappelle, luoghi di culto privato che abbelliscono chiese e palazzi, edificate ed ornate per volontà di banchieri, commercianti e nobili a scopo devozionale e per esibire il proprio status economico e sociale. Risalenti ad epoche diverse, videro all’opera i talenti e gli ingegni migliori del proprio tempo, rappresentando un’importante testimonianza storico-artistica pari alle opere custodite nei musei più significativi della città. Propongo un percorso in dodici tappe che consenta di ammirare le cappelle di Firenze che, a mio giudizio, sono le più significative ed interessanti, perché autentici capolavori della storia dell’arte, rappresentazione fedele della società, della città e delle personalità del tempo, narrazione di storie da conoscere e approfondire.

Cappella Brancacci, Masaccio, La cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre
Masaccio, La cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre

Il mio personale itinerario parte dall’Oltrarno, dove nella chiesa di santa Maria del Carmine si trova la Cappella Brancacci. Commissionata nel 1423 a Masolino e Masaccio, all’epoca ventenne, racconta le storie di san Pietro grazie alla successione di episodi articolati su due fasce sovrapposte. Il lavoro si interruppe nel 1427 e venne portato a compimento solo molti anni più tardi, nel 1483, da Filippino Lippi. Dell’opera colpiscono il potente realismo impresso da Masaccio alle espressioni e alle posture dei personaggi, scelta che si armonizza perfettamente con l’eleganza tardogotica di Masolino: l’equilibrio stilistico raggiunto dai due maestri venne a sua volta rispettato da Filippino, che intervenne in maniera sobria e omogenea rispetto al contesto. Alla cappella Brancacci ho dedicato un articolo approfondito.

Cappelle di Firenze. Deposizione di Pontormo nella cappella Barbadori della chiesa di santa Felicita
Deposizione di Pontormo nella cappella Barbadori della chiesa di santa Felicita

A poca distanza da santa Maria del Carmine si trova la chiesa di santa Felicita, che ospita al proprio interno la cappella Barbadori, progettata da Filippo Brunelleschi ed edificata tra il 1419 e il 1423 (quando si avviavano gli affreschi nella cappella Brancacci). Inserisco questo luogo nel mio percorso dedicato alle cappelle di Firenze perché qui è custodita la Deposizione di Pontormo, ultima testimonianza – insieme agli Evangelisti nei pennacchi della volta e alla Vergine annunciata e all’Angelo annunciante sulla parete laterale – della decorazione commissionata al maestro, purtroppo andata perduta. La Deposizione, con i suoi colori cangianti e il groviglio dei corpi intenti nell’atto di sostenere Cristo, rappresenta il capolavoro del Tardo Manierismo. Restaurata in occasione della mostra dedicata al Cinquecento allestita a fine 2017 a Palazzo Strozzi, la pala d’altare raffigura il momento in cui il corpo del figlio di Dio si distacca dalla Madre non per essere trasferito nella tomba (che, come la croce, non appare nel dipinto) ma calato sull’altare sottostante: un richiamo eucaristico fondamentale nel periodo successivo alla Riforma luterana. A chi visita santa Felicita suggerisco di alzare gli occhi verso la controfacciata della chiesa, per osservare un tratto del corridoio vasariano che corre proprio sopra il portale d’ingresso, collegando gli Uffizi al vicino Palazzo Pitti.

Cappella Sassetti del Ghirlandaio
Cappella Sassetti del Ghirlandaio nella chiesa di santa Trinita

Superato l’Arno al ponte Santa Trinita si giunge alla basilica di santa Trinita, amministrata dall’ordine vallombrosano di San Giovanni Gualberto, al cui interno si ammira la cappella Sassetti. Capolavoro di Domenico Ghirlandaio risalente al 1485, la decorazione della cappella fu commissionata da Francesco Sassetti, banchiere di fiducia della famiglia Medici. Gli affreschi che si svolgono lungo le pareti rappresentano episodi della vita di San Francesco, mentre la pala d’altare – anch’essa opera del Ghirlandaio – raffigura una splendida Adorazione dei pastori. Oltre che nell’intrecciare sapientemente i temi della nascita, della vita e della morte – con un richiamo evidente alle speculazioni filosofiche dell’Accademia Neoplatonica di Marsilio Ficino – l’interesse dell’opera risiede nel suo omaggiare la città dei tempi di Lorenzo il Magnifico: sulle pareti sono infatti raffigurati tutti i cittadini più influenti negli ambiti della cultura, della politica, dell’economia, in una sorta di celebrazione della città rinascimentale e umanistica. Alla cappella Sassetti, tappa essenziale in questo percorso dedicato alle cappelle di Firenze, ho dedicato un articolo approfondito. Questo invece un video:

Cappelle di Firenze. Leon Battista Alberti, Tempietto del santo Sepolcro, ex chiesa di san Pancrazio
Leon Battista Alberti, Tempietto del santo Sepolcro, ex chiesa di san Pancrazio

Nei pressi della chiesa di santa Trinita, all’interno dell’ex chiesa di san Pancrazio (Museo Marino Marini dal 1988) si trova l’originalissima cappella Rucellai: al suo interno custodisce una riproduzione in scala del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Realizzata da Leon Battista Alberti entro il 1467 su commissione di Giovanni di Paolo Rucellai, il Tempietto del Santo Sepolcro è un vero gioiello rinascimentale, con le pareti scandite da paraste corinzie e rivestite da trenta pannelli quadrati con tarsie marmoree, tutte diverse l’una dall’altra: i disegni si ispirano a forme naturalistiche e geometriche e a motivi astrologici. Al centro di ogni prospetto l’Alberti collocò le imprese personali del Rucellai, di Lorenzo il Magnifico, del padre di Lorenzo Piero dei Medici e del nonno Cosimo il Vecchio. All’interno del Tempietto si trova la camera sepolcrale, con una lastra di marmo appoggiata alla parete sud. Nel 1471 questo luogo ottenne lo stato sacramentale grazie a una bolla di papa Paolo II: chi lo visitava il venerdì Santo o la domenica Santa otteneva cinque anni di indulgenza plenaria. Un piccolo capolavoro realizzato dal filosofo e umanista autore del primo trattato sull’architettura del Rinascimento, che per Giovanni Rucellai aveva anche progettato il palazzo di famiglia nella vicina via della Vigna Nuova (edificio che servì da modello al discepolo, Bernardo Rossellino, per il palazzo Piccolomini di Pienza), nonché il completamento della facciata della vicina chiesa di santa Maria Novella.

Cappelle di Firenze. Cappella Tornabuoni di Domenico Ghirlandaio, Cacciata di Gioacchino dal Tempio
Cappella Tornabuoni di Domenico Ghirlandaio, Cacciata di Gioacchino dal Tempio

Proprio in questa basilica si ammira la cappella maggiore, intitolata alla famiglia Tornabuoni, ulteriore tappa del percorso dedicato alle cappelle di Firenze. Gli affreschi che qui si ammirano sono un altra stupefacente impresa di Domenico Ghirlandaio: realizzati su incarico di Giovanni Tornabuoni a partire dal 1485, raffigurano sulle due pareti le Storie di Maria e quelle di San Giovanni Battista (patrono della città), mentre sulle vele della volta si trovano i quattro Evangelisti. Tra i vari collaboratori del Ghirlandaio vi fu anche il quattordicenne Michelangelo Buonarroti, che tuttavia venne cacciato dopo breve tempo perché troppo intemperante: racconta il Vasari che Michelangelo corresse alcuni disegni del Maestro, suscitandone l’invidia. Le scene del ciclo rappresentano la vita quotidiana dell’alta borghesia fiorentina, che viene ritratta nelle vesti, negli ambienti, negli usi del tempo: si riconoscono i componenti della famiglia Tornabuoni, le personalità più importanti della città (tra cui i suoi letterati e filosofi: Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Angelo Poliziano), lo stesso pittore e i suoi aiuti.

Per avere un’idea dello splendore di questo luogo, ecco un video che ne riprende alcuni particolari:

Cappella Strozzi in santa Maria Novella, San Giovanni evangelista risuscita Drusiana
Cappella di Filippo Strozzi, affreschi di Filippino Lippi, San Giovanni evangelista risuscita Drusiana

Accanto alla maggiore si trova la splendida cappella Strozzi, opera di Filippino Lippi realizzata tra la fine degli anni ’80 del 1400 e il 1502. Il lavoro si protrasse per lungo tempo perché il pittore lo interruppe per soggiornare a Roma, dove affrescò una cappella della chiesa di santa Maria sopra Minerva. Le storie che vi si ammirano sono dedicate ai santi Filippo – legato al nome del committente, Filippo Strozzi il vecchio – e Giovanni evangelista, cui la cappella era dedicata. Sulle pareti laterali Lippi affrescò due grandi scene con San Giovanni che risuscita Drusiana e San Filippo che scaccia il demonio. Osservando entrambi gli affreschi, si ha l’impressione di assistere a una rappresentazione teatrale con fondali ricchi di edifici e con personaggi riccamente e fantasiosamente vestiti. Anche taluni atteggiamenti delle figure riconducono all’ambito teatrale: nel San Filippo che scaccia il demonio, sotto l’altare su cui un sacerdote obbliga un cristiano a sacrificare al dio pagano Marte, si spacca un gradino e dal buco esce un drago fetido che simboleggia il demonio.

Cappella Strozzi in santa Maria Novella, San Filippo apostolo davanti al tempio di Marte a Gerapoli
Cappella di Filippo Strozzi, affreschi di Filippino Lippi, San Filippo apostolo davanti al tempio di Marte a Gerapoli

Il fetore è tale che i presenti devono turarsi il naso con le dita. Sulle vele della volta Lippi affrescò i quattro patriarchi dell’Antico Testamento: Adamo, Noè, Abramo e Giacobbe, mentre la parete di fondo è ornata con un arco di trionfo con statue che raffigurano allegoricamente la Carità e la Fede. Anche la vetrata della monofora, collocata in alto, fu disegnata dal pittore, con le figure della Madonna col Bambino e i santi Giovanni evangelista e Filippo. Filippino rappresenta queste scene con grande realismo, una capacità che gli veniva universalmente riconosciuta e al cui proposito Vasari racconta un simpatico aneddoto: un giorno Filippino, dopo aver dipinto il buco della spaccatura dal quale usciva il drago-demonio, dovette allontanarsi dalla cappella e affidò il lavoro a un suo garzone. Il ragazzo però, non appena il maestro se ne fu andato, si mise a far colazione. Tornato all’improvviso Filippino, il garzone volle nascondere il suo panino e tentò di farlo infilandolo nel “buco” dipinto, tanto quello sembrava vero.

Questo il video della cappella, vi si ammirano i dettagli realizzati dal grande Maestro:

Cappelle di Firenze. Sacrestia nuova di san Lorenzo - dettaglio
Sacrestia nuova di san Lorenzo – dettaglio

A pochi passi da santa Maria Novella si trova la chiesa di san Lorenzo, la più antica cattedrale fiorentina che, secondo la tradizione, fu fondata da Sant’Ambrogio nel 393 d.C.. Qui sorgono le cappelle medicee, volute e commissionate dai Medici che in questo luogo edificarono il proprio “tempio familiare”, facendo di san Lorenzo la chiesa di famiglia. Le trasformazioni dell’edificio originario furono avviate nel 1418 per volontà di Giovanni di Bicci, capostipite della casata: la prima parte ad essere terminata, in questo progetto di ampliamento e trasformazione, fu la sagrestia vecchia, realizzata da Brunelleschi tra il 1422 e il 1428.Il suo fascino deriva dalla semplicità della sua concezione, un cubo coperto da una cupola divisa in 12 spicchi, e dalla scelta del contrasto cromatico tra la pietra serena, che mette in evidenza gli elementi portanti, e l’intonaco delle pareti: la bellezza della semplicità. Al centro si trova un tavolo, la cui base è costituita dal sarcofago di Giovanni di Bicci e di sua moglie.

Sagrestia vecchia di san Lorenzo, volta affrescata della scarsella
Sagrestia vecchia di san Lorenzo, volta affrescata della scarsella

La cupola della scarsella, ovvero la piccola abside a pianta quadrata che si apre sul fondo, rappresenta scientificamente la congiuntura astrale dell’emisfero boreale del luglio 1442, secondo la concezione geocentrica di origine tolemaica. Sembra evidente – secondo quanto sottolineano gli studiosi del Museo Galileo di Firenze – che l’autore abbia seguito i suggerimenti di un astronomo, forse Paolo del Pozzo Toscanelli, amico di Filippo Brunelleschi. La finalità del dipinto è comunque commemorativa e astrologica, riferita a un evento di cui purtroppo ancora niente sappiamo. Un analogo affresco si trova nella Cappella dei Pazzi a Santa Croce.

La sagrestia nuova di san Lorenzo fu pensata da papa Leone X per ospitare le spoglie del padre Lorenzo il Magnifico e dello zio Giuliano, insieme al fratello Giuliano duca di Nemours e al nipote Lorenzo duca di Urbino. La realizzazione della cappella fu affidata a Michelangelo, che vi lavorò a più riprese dai primi anni venti del Cinquecento fino al 1534, anno del suo definitivo trasferimento a Roma.

Michelangelo, scultura della notte e di Giuliano duca di Nemours, Sagrestia nuova di san Lorenzo
Michelangelo, scultura della notte e di Giuliano duca di Nemours, Sagrestia nuova di san Lorenzo

Il Buonarroti adottò il modello brunelleschiano della sagrestia vecchia, costruendo un ambiente cubico sormontato da una cupola emisferica e impiegando sempre la pietra serena a sottolineare gli elementi architettonici. Inserì però i monumenti funebri dei due duchi sormontati da gruppi scultorei, animando lo spazio con una nuova concezione plastica: le statue che vi si ammirano sono le celebri allegorie del tempo, il Giorno e la Notte per la tomba di Giuliano, il Crepuscolo e l’Aurora per quella di Lorenzo, sormontate dai due ritratti dei Medici. In realtà Lorenzo il Magnifico non ebbe mai una sepoltura d’importanza pari alla sua figura, ed è qui sepolto in un cassone sotto l’altare insieme al fratello Giuliano.

L’ultima delle cappelle di san Lorenzo è quella dei Principi, che risponde all’esigenza di autocelebrazione della casata Medicea: concepita da Cosimo I fin dal 1568, venne avviata solo da Ferdinando I. Le pareti del mausoleo familiare sono rivestite con i materiali più preziosi e incorruttibili: marmi, graniti, diaspri, alabastri, lapislazzuli, coralli e madreperle. L’Opificio delle pietre dure, fondato nel 1588 da Ferdinando I, ha dedicato per oltre tre secoli gran parte della sua attività alla decorazione di questo luogo. I costosi lavori procedettero con grande lentezza, prosciugando le risorse finanziarie del Granducato finché l’ultima discendente della famiglia, Anna Maria Luisa, impresse al cantiere un’accelerazione decisiva.

Parete est, subito a destra dell’altare, con il corteo del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico
Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi. Parete est, subito a destra dell’altare, con il corteo del Mago giovane, tradizionalmente identificato con Lorenzo il Magnifico

Accanto alla chiesa si ammira Palazzo Medici Riccardi, la prima residenza dei Medici in via Larga (oggi via Cavour). Al suo interno si trova la cappella dei Magi, la cappella privata della famiglia affrescata da Benozzo Gozzoli entro il 1462 con un corteo di re Magi che si sviluppa ininterrottamente lungo tre pareti. Una rappresentazione commissionata da Piero il Gottoso (figlio di Cosimo il Vecchio) tesa a celebrare la casata medicea e le scelte politiche e culturali del padre: ne parlo approfonditamente in questo articolo.

La penultima tappa dell’itinerario di scoperta delle cappelle di Firenze è nella chiesa di sant’Ambrogio, dove si trova la cappella del Miracolo. Qui si ammira l’affresco del Santissimo Miracolo, realizzato nel 1486 da Cosimo Rosselli: l’affresco rappresenta la processione che si svolse sul sagrato della chiesa in occasione della pestilenza del 1340 oppure quando, nel 1231, il vescovo Ardingo riportò a sant’Ambrogio il miracolo eucaristico.

Cappelle di Firenze. Cappella del miracolo in Sant'Ambrogio, affresco di Cosimo Rosselli
Cappella del miracolo in Sant’Ambrogio, affresco di Cosimo Rosselli

Si racconta infatti che nel 1230 il sacerdote Ugaccione, dopo aver celebrato l’eucaristia, ripose il calice senza averlo asciugato bene: il giorno dopo qui fu rinvenuto sangue rappreso, che fu devotamente riposto all’interno di un’ampolla custodita nel tabernacolo della cappella. La scena affrescata dal Rosselli è ambientata con i costumi del tempo di Cosimo, con le donne dai capelli biondi e il capo scoperto. Nel gruppo di tre giovani sulla sinistra si riconoscono Pico della Mirandola, Poliziano e Marsilio Ficino, mentre il pittore si ritrae a sinistra con un copricapo nero. Il tabernacolo che oggi si ammira fu commissionato nel 1481 a Mino da Fiesole, ed un tempo era lumeggiato in oro per mano dello stesso Rosselli.

A breve distanza dalla chiesa di sant’Ambrogio si erge infine la basilica di santa Croce, all’interno del cui complesso, affacciata sul primo chiostro, si trova la cappella dei Pazzi. La cappella fu commissionata da Andrea de’ Pazzi a Filippo Brunelleschi nel 1429, subito dopo il termine dei lavori alla Sagrestia vecchia di san Lorenzo. Il cantiere si protrasse a lungo a causa di alterne vicende, tra le quali la repressione subìta dalla famiglia in seguito alla congiura ordita contro i Medici, avvenuta il 26 aprile 1478 nella quale Giuliano fu ucciso e Lorenzo ferito.

Cappelle di Firenze. Cappella dei Pazzi, cupola
Cappella dei Pazzi, cupola @ OSC

La cappella, utilizzata come Capitolo dei frati francescani, è preceduta da un pronao a sei colonne con capitelli corinzi, affiancate all’arco centrale: la paternità di questo spazio è ancora oggi assai discussa, venendo esso attribuito a Michelozzo, Rossellino o Giuliano da Maiano. La cupoletta centrale è decorata con tondi e stemma della famiglia Pazzi (due delfini contrapposti), opera di Andrea della Robbia. Segue lo spazio chiuso della cappella, a pianta rettangolare, composto da un vano centrale quadrato coperto da una cupola a spicchi, e due vani laterali coperti con volte a botte. Sulla parete di fondo si apre la scarsella, la cui volta è decorata con un affresco analogo a quello della Sagrestia vecchia di san Lorenzo: si ammira infatti il cielo con una posizione delle stelle e dei pianeti ben precisa, quella poco prima delle 11 del mattino del 4 luglio 1442. Non sappiamo a quale evento faccia riferimento questo affresco, evidentemente significativo per le due famiglie – i Medici e i Pazzi – che prima del 1478 decisero di commemorarlo insieme.

Oltre alla cappella dei Pazzi, la basilica di santa Croce custodisce innumerevoli cappelle che meritano una sosta approfondita. Fra di esse senz’altro la cappella maggiore, affrescata intorno al 1380 con le Storie della Vera Croce da Agnolo Gaddi, figlio di Taddeo e ultimo dei pittori giotteschi. Le storie che qui si ammirano seguono il testo della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine e furono da modello per Cenni di Francesco che affrescò con lo stesso tema la cappella della Croce di Giorno della chiesa di san Francesco a Volterra (1410), nonché a Piero della Francesca per il ciclo dedicato alla Leggenda della Vera Croce nella chiesa di san Francesco ad Arezzo (1452-1466). Accanto alla cappella maggiore si trovano la cappella Bardi – con dipinti realizzati a secco da Giotto intorno al 1325 – e la cappella Peruzzi – compiuta da Giotto probabilmente fra il 1317 e il 1320, entrambe purtroppo in parte non più leggibili.

Cappella dei Pazzi, volta del pronao
Cappella dei Pazzi, volta del pronao @ Artribune

Informazioni utili: per organizzare questo itinerario dedicato alle cappelle di Firenze è fondamentale conoscerne gli orari di apertura e le informazioni relative all’accesso. Di seguito le indicazioni che sono riuscita a reperire, consapevole che possono essere comunque soggette a variazione. La cappella Brancacci è uno dei Musei Civici Fiorentini: ha un accesso a se stante rispetto alla chiesa, con un biglietto dedicato e un’audioguida che consiglio di noleggiare. Tutte le informazioni sul sito dell’ente gestore, musefirenze.it. La cappella Barbadori in santa Felicita è visitabile negli orari di apertura della chiesa, indicati sul sito internet www.santafelicitafirenze.it. La cappella Sassetti in santa Trinita si può ammirare in occasione dell’apertura della chiesa, tutti i giorni dalle 7,00 alle 12,00 e dalle 16.00 alle 19.00, nel rispetto delle celebrazioni liturgiche. La cappella Rucellai ha accesso presso il museo Marino Marini ed è visitabile il sabato, la domenica e il lunedì in orario 11,00, 12,00, 15,00 e 16,00 (sito: museomarinomarini.it). Per ammirare le cappelle Tornabuoni e Strozzi in santa Maria Novella è necessario consultare il sito dell’Opera, www.smn.it, dove sono riferite tutte le indicazioni relative agli orari di apertura e alle eventuali variazioni legate alle celebrazioni liturgiche.

Cappella dei Principi di san Lorenzo
Cappella dei Principi di san Lorenzo

Per contemplare le cappelle medicee in san Lorenzo c’è una complicazione di cui tenere conto: la Sagrestia vecchia fa parte del percorso di visita gestito dall’Opera Medicea Laurenziana, con un biglietto dedicato e accesso dal chiostro, mentre la Sagrestia nuova e la cappella dei Principi hanno un accesso a se stante sul retro della chiesa e fanno parte di un museo separato gestito dal Mibact (sito: www.bargellomusei.beniculturali.it). La cappella dei Magi fa parte del circuito di visita di Palazzo Medici Riccardi, per il quale le informazioni sono reperibili sul sito www.palazzomediciriccardi.it. La cappella del Miracolo in sant’Ambrogio segue l’orario di apertura della chiesa. La cappella dei Pazzi fa parte del percorso di visita della chiesa e del complesso di santa Croce, per il quale rimando alle indicazioni e agli orari disponibili sul sito dell’Opera www.santacroceopera.it.

Per la stesura di questo articolo mi sono avvalsa di numerose fonti, tra cui: Arte, fede, storia. Guida alla Firenze cristiana dell’Arcidiocesi di Firenze, Le chiese di Firenze di Franco Cesati, Deo Gratias. Storia, tradizioni, culti e personaggi delle antiche confraternite fiorentine di Luciano Artusi e Antonio Patruno, Questa è Firenze di Piero Bargellini, Firenze pochi lo sanno di Giorgio Batini, Le più antiche chiese fiorentine di Mario Lopes Pegna, Firenze nascosta… Alla scoperta dei tesori della cultura di Marco Ferri, nonché La graticola, mensile di S. Lorenzo.

Altre immagini delle cappelle di Firenze:

La mappa dell’itinerario dedicato alle cappelle di Firenze:

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